Istruzione o distruzione? Atti degli apostoli - Episodio 57

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Questo articolo è la parte 57 di 60 nella serie Atti degli apostoli

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«Cristiani fuorilegge?

Il sigillo di Dio»


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Quanto a Paolo, dopo essersi trattenuto ancora molti giorni, prese commiato dai fratelli e, dopo essersi fatto radere il capo a Cencrea, perché aveva fatto un voto, s’imbarcò per la Siria con Priscilla e Aquila.
Quando giunsero a Efeso, Paolo li lasciò là; poi, entrato nella sinagoga, si mise a discorrere con i Giudei. Essi lo pregarono di rimanere da loro più a lungo, ma egli non acconsentì; e dopo aver preso commiato e aver detto che, Dio volendo, sarebbe tornato da loro un’altra volta, salpò da Efeso;
giunto a Cesarea, salì a Gerusalemme; e, salutata la chiesa, scese ad Antiochia.
Dopo essersi fermato qui qualche tempo, partì, percorrendo la regione della Galazia e della Frigia successivamente, fortificando tutti i discepoli.
Ora un ebreo di nome Apollo, oriundo di Alessandria, uomo eloquente e versato nelle Scritture, arrivò a Efeso. Egli era stato istruito nella via del Signore; ed essendo fervente di spirito, annunciava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù, benché avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni. Egli cominciò pure a parlare con franchezza nella sinagoga. Ma Priscilla e Aquila, dopo averlo udito, lo presero con loro e gli esposero con più esattezza la via di Dio. Poi, siccome voleva andare in Acaia, i fratelli lo incoraggiarono, e scrissero ai discepoli di accoglierlo. Giunto là, egli fu di grande aiuto a quelli che avevano creduto mediante la grazia di Dio, perché con gran vigore confutava pubblicamente i Giudei, dimostrando con le Scritture che Gesù è il Cristo.

(Atti 18:18-28 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Per Paolo era venuto il tempo di lasciare Corinto dopo un anno e mezzo di permanenza in quella città. L’amicizia con Aquila e Priscilla, che erano stati compagni di lavoro come fabbricanti di tende oltre che fratello e sorella in fede, era cresciuta al punto che essi lasciarono Corinto con lui per accompagnarlo nella sua missione. Il loro apporto risultò davvero prezioso in particolare ad Efeso.

Paolo, lasciando Corinto, si era fatto radere i capelli perché aveva fatto un voto. Basta leggere le scritture dell’antico testamento per comprendere che la legge prevedeva che un Ebreo potesse fare voti volontari, cioè prendere impegni con Dio per consacrarsi in maniera particolare per un periodo specifico e per uno scopo specifico (si legga a questo proposito Numeri 6:1-21 e Numeri 30:3). Gli studiosi sono in disaccordo sul tipo di voto che Paolo poteva aver fatto. Molti pensano che potesse essere voto di nazireato secondo Numeri 6 soprattutto per il taglio di capelli che poteva coincidere sia con l’inizio che con la fine del voto di nazireato. Per la nostra breve analisi ci basta sapere che Paolo aveva preso un impegno con Dio (forse legato al periodo in cui era stato a Corinto sotto la protezione del Signore) e possiamo essere certi che Paolo aveva adempiuto con timore il suo voto anche perché le scritture, che Paolo conosceva bene, insegnano che è meglio non prendersi impegni con Dio piuttosto che non mantenerli (De 23:21-23, Ecclesiaste 5:5)!

Ora Paolo era pronto ad entrare in una nuova fase della sua missione.
Dopo essere partito da Corinto con gli amici Aquila e Priscilla, Paolo si era fermato poco tempo ad Efeso promettendo di tornare il prima possibile se Dio glielo avesse permesso. Aveva quindi lasciato Aquila e Priscilla ad Efeso perché, a quanto sembra, nella sinagoga si era formato un gruppo di Giudei interessati al messaggio inerente Gesù il Messia; poi Paolo, dopo essere passato per Gerusalemme, si era rimesso in viaggio verso Antiochia.

In effetti nei capitoli seguenti vedremo che Paolo sarebbe tornato piuttosto presto ad Efeso ma evidentemente aveva prima bisogno di andare a Gerusalemme e poi di tornare ad Antiochia presso l’assemblea locale che lo aveva inviato in missione, così come aveva fatto dopo il primo viaggio missionario fatto con Barnaba. Questa volta il testo non ci dice molto sul tempo passato ad Antiochia ma è logico immaginare che, come la prima volta, fu un tempo di condivisione e preghiera con la propria assemblea locale, un tempo per “ricaricare le batterie” prima di ripartire per visitare ancora le città della Galazia e della Frigia.

Intanto ad Efeso Aquila e Priscilla erano venuti in contatto con un certo Apollo un uomo pieno di zelo per il Signore e anche un grande conoscitore delle scritture.

Apollo è un personaggio molto interessante perché insegnava accuratamente le cose relative a Gesù ma a quanto pare aveva conoscenza solo del battesimo di Giovanni, quindi non predicava il battesimo nel nome di Gesù! Questa strana situazione e il modo in cui Aquila e Priscilla la trattarono, ci offre un grande insegnamento.

Se a noi cristiani moderni capitasse di incontrare un personaggio come Apollo, probabilmente lo tratteremmo molto male accusandolo di non aver capito nulla, d’altra parte che cosa sarebbe per noi più importante del battesimo nel nome di Gesù? Invece di istruirlo come fecero Aquila e Priscilla, probabilmente lo distruggeremmo. Ma, guidati dal Signore, Aquila e Priscilla ci insegnano in quale modo possiamo correggere un errore senza buttare via ciò che di buono c’è già nel nostro fratello! Infatti Aquila e Priscilla lo ascoltarono ed evidentemente colsero il suo zelo per il Signore e la sua fede sincera nonostante la sua ignoranza sul fatto che i neoconvertiti venissero accettati nella comunità essendo battezzati nel nome di Gesù il Messia. Possiamo essere certi che essi lo istruirono con amore in modo che Apollo si disponesse ad accettare la loro istruzione.

L’effetto dell’opera di Aquila e Priscilla nei confronti di Apollo fu evidente dal modo in cui andarono le cose in seguito. Il loro lavoro era stato efficace ed Apollo ne era uscito ancor più rafforzato e pieno di zelo, desideroso di servire il Signore in Acaia. Priscilla e Aquila dimostrarono grande fiducia in Apollo e insieme agli altri fratelli scrissero addirittura una lettera di raccomandazione per le chiese dell’Acaia. Fu una scelta azzeccata, infatti L’autore del libro degli Atti sottolinea che Apollo “fu di grande aiuto a quelli che avevano creduto mediante la grazia di Dio, perché con gran vigore confutava pubblicamente i Giudei, dimostrando con le Scritture che Gesù è il Cristo.”

La bontà del lavoro di Apollo emerge anche dalla lettera di Paolo a Corinto in cui si scopre che Apollo fu talmente apprezzato a Corinto che alcuni addirittura lo preferivano a Paolo. Paolo fu costretto a spiegare loro che essi erano entrambi collaboratori di Dio subentranti semplicemente nell’opera di Dio in momenti diversi (1Cor 3:3-6) e che non c’era alcun motivo per cui i Corinzi dovessero essere divisi a loro riguardo!

Cosa sarebbe successo se Priscilla e Aquila si fossero limitati a sgridare Apollo per l’inesattezza di alcuni suoi insegnamenti? Cosa sarebbe accaduto se essi avessero visto il bicchiere vuoto invece di considerarlo mezzo pieno? Cosa sarebbe accaduto se invece di istruirlo si fossero limitati a distruggerlo?Anche noi potremmo trovarci oggi di fronte a credenti che in base alla loro formazione, esperienza o cultura possono avere delle lacune su cose che noi consideriamo importanti, ma questo non ci autorizza a trattarli come se fossero dei non credenti! La nostra responsabilità è quella di saperli accogliere come fratelli aiutandoli a colmare le loro eventuali lacune, non spegnendo la fiamma che è in loro ma alimentandola e facendola crescere come hanno fatto Priscilla e suo marito Aquila con Apollo.

C’è quindi una bella lezione anche per noi in questo brano. Che il Signore ci guidi nel saper apprezzare gli eventuali Apollo sulla nostra strada e ci dia di utilizzarci per la loro istruzione, non per la loro distruzione, non per spegnere il loro entusiasmo con il nostro giudizio ma per farli crescere e migliorare nello zelo e nella conoscenza.

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