La colpa di Gesù Evangelo di Giovanni - Episodio 74

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Questo articolo è la parte 74 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Vogliamo Barabba!

La vera autorità»


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Allora Pilato prese Gesù e lo fece flagellare.
I soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, e gli misero addosso un manto di porpora; e s’accostavano a lui e dicevano: «Salve, re dei Giudei!» E lo schiaffeggiavano.
Pilato uscì di nuovo, e disse loro: «Ecco, ve lo conduco fuori, affinché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora. Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!»
Come dunque i capi dei sacerdoti e le guardie lo ebbero visto, gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!» Pilato disse loro: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; perché io non trovo in lui alcuna colpa». I Giudei gli risposero: «Noi abbiamo una legge, e secondo questa legge egli deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

(Giovanni 19:1-7 – La Bibbia)
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Pilato era un politico che badava solo ai propri interessi e dimostrò quanta poca importanza avesse per lui la vita di un uomo. Infatti, nonostante pensasse che Gesù fosse innocente, lo fece flagellare. La flagellazione romana era davvero un supplizio terribile. Si trattava di una pena talmente dura che chi vi era sottoposto poteva anche morire a causa dei colpi ricevuti.

Oltre alla violenza fisica il Signore Gesù dovette subire la violenza psicologica di quei soldati che lo schiaffeggiavano e si prendevano gioco di lui mettendogli una corona di spine e un manto di porpora. Era davvero quello il re dei Giudei, quell’uomo inerme di cui loro potevano fare ciò che volevano? Se così era, allora la grande Roma non aveva davvero nulla da temere!

Pilato diede ancora una possibilità ai Giudei di liberare Gesù. A Pilato probabilmente sembrava già abbastanza aver fatto flagellare un uomo in cui non aveva trovato alcuna colpa e sperava che il popolo si accontentasse della punizione. Mise davanti a loro un uomo battuto e umiliato, sanguinante, con la corona di spine e il manto di porpora e disse: «Ecco l’uomo!». Come dire, lo vedete come è ridotto? Vi sembra ancora un re? Vi sembra ancora pericoloso? Non vi sembra abbastanza?

No, non era abbastanza. I capi dei sacerdoti continuavano infatti a incitare la folla nel gridare «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Pilato era davvero esasperato. Sentiva che gli stavano forzando la mano e non voleva la responsabilità di uccidere quell’uomo. Se proprio lo volevano morto, avrebbero dovuto occuparsene loro. Egli non trovava in lui alcuna colpa!

Ma quei Giudei sapevano molto bene qual era la colpa di Gesù, qual era il motivo per cui volevano ucciderlo. Infatti essi avevano già giudicato Gesù prima di portarlo a Pilato. Egli si era fatto Figlio di Dio e secondo la loro legge doveva morire.

Ecco qual’era la vera colpa di Gesù. Lo avevano accusato di essere un ribelle nei confronti di Roma, uno che diceva di essere un re. Ma ciò che davvero non potevano sopportare, ciò per cui lo condannavano erano le sue affermazioni che loro consideravano blasfeme. E secondo la legge (Lev 24:16) coloro che bestemmiavano il nome del Signore dovevano essere messi a morte.

Già tempo prima alcuni Giudei avevano tentato di lapidarlo per bestemmia dicendo: «Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia; e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio» (Gv 10:33). Infatti in quell’occasione Gesù aveva parlato della sua relazione con il Padre in un modo che alle orecchie dei Giudei suonava come una bestemmia: Io e il Padre siamo uno (Gv 10:30).

Possiamo quindi dire che la colpa di Gesù era quella di aver detto la verità circa la sua relazione con il Padre, era quella di aver tentato di far comprendere agli uomini il significato dell’incarnazione, la sua colpa era quella di essersi fatto uomo pur essendo il Creatore di ogni cosa.

La colpa di Gesù era quella di essere la Parola, la Parola che era con Dio, la Parola che era Dio. (Gv 1:1) Egli era nel principio con Dio, ogni cosa è stata fatta per mezzo di lui e senza di lui neppure una delle cose fatte è stata fatta (Gv 1:2-3). In Gesù era la vita, e la vita era la luce degli uomini (Gv 1:4). Sì, queste affermazioni se le applicassimo ad una creatura suonerebbero come una bestemmia. Se quei Giudei, guardando Gesù, non riuscivano a vedere altro che una creatura come loro, non potevano fare altro che condannare a morte Gesù e così fecero.

Ma noi che abbiamo accolto Gesù nella nostra vita come la vera luce che illumina ogni uomo (Gv 1:9), abbiamo compreso chi era Gesù e soprattutto abbiamo compreso che egli ci ha amato talmente tanto da sopportare tutta quella sofferenza e quelle ingiurie per poi prendere la croce e morire al nostro posto.

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One Comment

  1. ” 3 Disprezzato e abbandonato dagli uomini,
    uomo di dolore, familiare con la sofferenza,
    pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia,
    era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.
    4 Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
    erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
    ma noi lo ritenevamo colpito,
    percosso da Dio e umiliato!
    5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
    stroncato a causa delle nostre iniquità;
    il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
    e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.
    6 Noi tutti eravamo smarriti come pecore,
    ognuno di noi seguiva la propria via;
    ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.
    7 Maltrattato, si lasciò umiliare
    e non aprì la bocca.
    Come l’agnello condotto al mattatoio,
    come la pecora muta davanti a chi la tosa,
    egli non aprì la bocca…” – Isaia l’avrà visto!!!

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