La legge del contrappasso Libro di Abdia - Episodio 2

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Questo articolo è la parte 2 di 2 nella serie Libro di Abdia

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«Un nido fra le stelle


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A causa della violenza fatta a tuo fratello Giacobbe,
tu sarai coperto di vergogna e sarai sterminato per sempre.
Quel giorno tu eri presente,
il giorno in cui gli stranieri portavano via il suo esercito,
e i forestieri entravano per le sue porte e tiravano a sorte su Gerusalemme;
anche tu eri come uno di loro.
Ah! non gioire per il giorno della sventura di tuo fratello.
Non ti rallegrare per i figli di Giuda nel giorno della loro rovina.
Non parlare con tanta arroganza nel giorno dell’angoscia.
Non passare per la porta del mio popolo il giorno della sua sventura;
non gioire, anche tu, della sua afflizione il giorno della sua sventura;
non metter le mani sul suo esercito il giorno della sua sventura.
Non appostarti ai bivi per sterminare i suoi fuggiaschi
e non consegnare al nemico i suoi superstiti,
nel giorno della sventura!
Infatti il giorno del SIGNORE è vicino per tutte le nazioni
e come hai fatto, così sarà fatto a te:
le tue azioni ti ricadranno sul capo.
(Abdia 1:10-15 – La Bibbia)

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Chiunque abbia letto la Divina Commedia di Dante Alighieri non può non avere familiarità con la legge del contrappasso secondo la quale ognuno viene punito con una pena contraria o, a seconda dei casi, analoga alla propria colpa. Ad esempio gli ignavi, coloro che nella loro vita non si sono mai schierati, non prendendo mai posizione, per Dante sono costretti a correre per l’eternità dietro ad un vessillo bianco. Altro esempio è quello degli indovini che, nell’inferno di Dante, hanno la testa girata al contrario perché quando erano in vita volevano vedere il futuro, quindi, per l’eternità, con la testa girata, sono destinati a vedere solo indietro!

La Commedia di Dante è ovviamente pura finzione perché nessun essere umano può conoscere i dettagli dell’Aldilà se non ciò che è stato rivelato attraverso le pagine della bibbia.

Tuttavia, leggendo questo brano del libro di Abdia, non ho potuto fare a meno di pensare al contrappasso (dal latino contra e patior, “soffrire il contrario”) che in un certo senso attende ogni uomo alla fine della sua vita.

La parola chiave di questi versi è la parola “giorno”. Nel brano è evidente il forte contrasto tra un “giorno della sventura” in cui Israele è stato distrutto dai Babilonesi anche con l’aiuto di Edom e il “giorno del Signore” in cui Dio darà ad Edom e ad ogni nazione ciò che si merita.

Gli Edomiti erano presenti il giorno in cui Gerusalemme veniva piegata dal re Nabucodonosor. Gli Edomiti si erano uniti ai nemici di Israele, avevano fatto violenza, avevano ucciso, avevano partecipato al saccheggio, ma soprattutto si erano rallegrati della sventura altrui. Avevano goduto mentre Israele cadeva in disgrazia. Avevano fatto tutto ciò che Abdia ha denunciato in questi versi.

Le parole di Abdia sono un avvertimento solenne per Edom: in quel giorno tu hai goduto, ma verrà un altro giorno, il giorno del Signore, in cui la sventura si abbatterà su di te! Come hai fatto, così sarà fatto a te: le tue azioni ti ricadranno sul capo.

Queste parole non valgono solo per Edom, ma per tutte le nazioni. Oggi è il giorno in cui i potenti della terra fanno ciò che vogliono, ma verrà un giorno, il giorno del Signore, in cui renderanno conto a Dio di ogni cosa.

Per estensione, possiamo applicare queste parole a tutti gli esseri umani. Ogni uomo che gioisce con malignità della disgrazia altrui, essendo anzi strumento per la disgrazia altrui, dovrebbe ricordarsi che prima o poi renderà conto delle sue azioni a Dio.

In questo mondo non vediamo giustizia ma queste parole ci ricordano che giustizia, prima o poi, sarà fatta. Non pensi di farla franca il malvagio, lo stupratore e l’assassino che non è stato assicurato alla giustizia. Gli uomini non sempre riescono a punire tutti i criminali, ma potete stare certi che il Signore ha fissato un giorno in cui giudicherà le azioni di ognuno. Ciò che è rimasto nascosto, diventerà palese.

Nell’aldilà le cose non saranno come le ha descritte Dante, ma potete stare certi che il Signore farà giustizia. Oggi ognuno di noi vive la sua vita e molti godono i vantaggi di praticare l’ingiustizia. Ma la nostra vita non è nelle nostre mani. Oggi dovremmo pentirci, dovremmo confessare i nostri peccati, dovremmo temere Dio. Oggi dovremmo cercare la riconciliazione con Dio, cambiando il nostro modo di vivere, seguendo Gesù Cristo che ha pagato per i nostri peccati.

Domani potrebbe essere tardi. Domani potrebbe essere il giorno del Signore in cui le nostre azioni ricadranno sul nostro capo senza che ci sia più possibilità di ricevere il perdono.

Dio è giusto. Coloro che hanno confidato in Lui in questa vita non avranno niente da temere in quel giorno ma coloro che hanno rifiutato Gesù Cristo farebbero bene a considerare le parole di Abdia, perché nessuno la farà franca nel giorno in cui il Signore giudicherà gli uomini.

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