La parola che giudica Evangelo di Giovanni - Episodio 51

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Questo articolo è la parte 51 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Una morte necessaria

Il Re servitore»


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Sebbene avesse fatto tanti segni miracolosi in loro presenza, non credevano in lui; affinché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?
A chi è stato rivelato il braccio del Signore?»
Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia: «Egli ha accecato i loro occhi e ha indurito i loro cuori, affinché non vedano con gli occhi, e non comprendano con il cuore, e non si convertano, e io non li guarisca».
Queste cose disse Isaia, perché vide la gloria di lui e di lui parlò.
Ciò nonostante, molti, anche tra i capi, credettero in lui; ma a causa dei farisei non lo confessavano, per non essere espulsi dalla sinagoga; perché preferirono la gloria degli uomini alla gloria di Dio.
Ma Gesù ad alta voce esclamò: «Chi crede in me, crede non in me, ma in colui che mi ha mandato; e chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico; perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo. Chi mi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato di mio; ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha comandato lui quello che devo dire e di cui devo parlare; e so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre me le ha dette».

(Giovanni 12:37-50 – La Bibbia)
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La parola di Dio produce sempre una reazione. Quella reazione può essere positiva o negativa. C’è chi crede e c’è chi non crede, c’è chi ubbidisce e chi disubbidisce, c’è chi rimane colpito e chi rimane indifferente. In un modo o nell’altro la parola di Dio divide in due parti il genere umano. La reazione alla sua parola è il criterio per il giudizio di Dio.

Gesù aveva invitato i suoi interlocutori ad approfittare della sua presenza in mezzo a loro per essere illuminati, per non rimanere nelle tenebre (Gv 12:35-36). Le sue parole non erano facili da accettare visto che aveva appena parlato della necessità di morire benché Egli fosse il Messia, ma i numerosi segni che aveva fatto testimoniavano in suo favore. Gli avrebbero creduto?

L’evangelista Giovanni ci riporta le reazioni che anche in questo caso spaccarono in due il popolo. C’erano coloro che avevano creduto alle parole di Gesù anche se non avevano il coraggio di ammetterlo per non essere espulsi dalla sinagoga e c’erano tanti che, pur essendo stati testimoni di molti segni miracolosi, rimanevano increduli, indurendo il loro cuore anche di fronte all’evidenza dei segni fatti da Gesù.

Stava accadendo proprio ciò che era stato profetizzato attraverso Isaia 53:1 “Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del SIGNORE?” In quel capitolo della bibbia, Isaia descrive il servo sofferente che avrebbe sofferto portando su di sé la punizione per le trasgressioni e le iniquità del suo popolo (Is 53:4-5), morendo come sacrificio per il peccato (Is 53:10). In quel capitolo è anche descritto il rifiuto e il disprezzo che egli avrebbe subito da parte del suo stesso popolo (Is 53:3-4). Quella profezia si stava realizzando proprio in Gesù il Messia.

L’evangelista Giovanni richiama la nostra attenzione anche su un altro brano di Isaia con il quale egli vede una similitudine. Nel brano di Isaia 6, Isaia venne incaricato di andare al suo popolo per annunciare il giudizio di Dio e chiamare al ravvedimento, ma in quei versi è già previsto il loro rifiuto. Infatti essi avrebbero visto e udito Isaia ma le sue parole sarebbero state rifiutate. Le sue parole avrebbero avuto l’effetto di indurire ancora di più i cuori dei suoi connazionali. Le parole che Isaia avrebbe pronunciato avrebbero potuto salvare il popolo ma, a causa del loro rifiuto, avrebbero invece sancito il giudizio definitivo. Le parole di Isaia 6 sono quindi cariche di amara ironia, infatti
invece di essere strumento di salvezza, le parole di Isaia sarebbero diventate strumento di giudizio, per questo Dio disse a Isaia: “Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendigli duri gli orecchi, e chiudigli gli occhi, in modo che non veda con i suoi occhi, non oda con i suoi orecchi,non intenda con il cuore, non si converta e non sia guarito!”
In un certo senso, con le sue parole avrebbe reso insensibile il cuore del popolo, avrebbe reso le loro orecchie dure, avrebbe chiuso i loro occhi… Essi avrebbero ascoltato ma non avrebbero capito, avrebbero guardato ma non avrebbero compreso ciò che vedevano (Is 6:9-10)

Dio ha sempre mandato i suoi profeti per avvertire e chiamare al ravvedimento. Egli vuole salvare, non gode nel giudicare l’uomo, ma inevitabilmente se il messaggio dei profeti viene rifiutato, la situazione di coloro che sono stati avvisati si aggrava.

Il commento di Giovanni ci fa comprendere che stava accadendo proprio questo con la venuta di Gesù il Messia. Nonostante tutti i segni ricevuti, essi non credevano alla parola di Gesù. Più lui parlava e più molti di loro si opponevano con forza alle sue parole. La parola che doveva salvarli era diventata quindi la parola che induriva il loro cuore e li poneva sotto giudizio.

Gesù confermò proprio questo duplice aspetto della sua parola. La fede in lui era legata alla fede in Dio. Chi diceva di credere in Dio avrebbe creduto anche in lui e viceversa. Egli era venuto per illuminare con la sua luce e salvare il mondo, non per giudicarlo. Tuttavia se essi non avessero ascoltato le sue parole, il loro cuore si sarebbe indurito, sarebbero rimasti nelle tenebre e sarebbero rimasti sotto giudizio. Infatti, opporsi alla sua parola significava rifiutare la parola di Dio. La parola di Dio è vita eterna per chi la ascolta ma diventa giudizio per chi la rifiuta e vi si oppone.

Comprendiamo quindi cosa intendeva dire Gesù dicendo : “Chi mi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno.”

Qual’è il tuo atteggiamento nei confronti della parola di Dio? Qual’è il tuo atteggiamento nei confronti della persona di Gesù? Sei indifferente o attento? Sei disubbidiente o desideroso di ubbidire? Hai creduto in Gesù Cristo per la tua salvezza o il tuo cuore è rimasto insensibile? È la parola che giudica. Il nostro atteggiamento nei confronti della parola di Dio determina la nostra salvezza o la nostra condanna. Era così per coloro che si trovavano davanti a Gesù in quel momento, ed è così anche per noi oggi.

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