La porta della salvezza Evangelo di Giovanni - Episodio 41

Condividi questo articolo su:
Questo articolo è la parte 41 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

Naviga nella serie

«Ci vedi davvero?

Il buon pastore»


Novità! --Scarica "La porta della salvezza" come un file PDF! --


«In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore. A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».
Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro.
Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura. Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

(Giovanni 10:1-10 – La Bibbia)
Iscriviti alla newsletter

Ricevi via email i nuovi pensieri

indice-giovanni

Quando Gesù parlava, usava spesso similitudini, parabole, iperboli, allegorie per trasmettere il suo pensiero. Attraverso varie figure retoriche egli era in grado di rivelare realtà spirituali molto profonde con un linguaggio semplice e comprensibile.

La similitudine che Gesù utilizzò in questo brano era caratterizzata da elementi ben noti ai suoi interlocutori: un ovile con un portinaio, una porta, un pastore e delle pecore. Il racconto era semplice e logico da comprendere nel suo significato immediato, ma gli ascoltatori di Gesù non riuscivano a comprenderne l’applicazione, non riuscivano a capire il significato spirituale di ciascuno degli elementi utilizzati da Gesù. Chi erano le pecore? Chi era la porta? chi era il buon pastore a cui il portinaio apriva? E chi erano i briganti e mercenari?

La loro difficoltà costrinse Gesù a spiegare meglio questi elementi e ciò aiuta anche noi a comprendere meglio il brano.

In un prossimo pensiero ci occuperemo della seconda parte del brano in cui Gesù si paragonò al buon pastore e spiegò il contrasto con i falsi pastori, mercenari, ladri, briganti.
Prima di questo però, Gesù sentì il bisogno di spiegare anche il significato della porta e affermò: “io sono la porta delle pecore”.

Egli si paragonò quindi al passaggio attraverso cui le pecore e il pastore si incontrano. Solo il pastore può utilizzare la porta, il passaggio lecito, per venire in contatto con le pecore, mentre i ladri sono costretti a cercare altri passaggi. L’uso della porta è quindi il primo criterio attraverso cui distinguere il buon pastore dai ladri. Il pastore delle pecore, essendo colui che gestisce l’ovile, ha la chiave della porta e non ha bisogno di trovare varchi alternativi. Nel racconto di Gesù c’è un portinaio, ovvero un collaboratore del pastore che apre la porta al suo arrivo, ma ciò non cambia la sostanza. Coloro che hanno bisogno invece di ingressi alternativi all’ovile possono solo essere mercenari e briganti, estranei che vogliono appropriarsi indebitamente delle pecore. Il portinaio, collaboratore del pastore, non aprirebbe mai ai ladri e briganti. Non solo, ma le pecore stesse non ascolterebbero la voce di un estraneo.

Gesù utilizzando questo racconto richiamò un contesto che i suoi interlocutori avrebbero dovuto conoscere bene dalle scritture. Infatti in Ezechiele 34:2-15 Dio stesso dichiarò di essere il pastore del suo popolo di Israele e si contrappose proprio ai falsi e cattivi pastori di Israele, le guide del popolo che avevano traviato il popolo e lo avevano posto sotto il giudizio di Dio culminato poi nella caduta di Gerusalemme nel 586 a.c.e nella deportazione in Babilonia.

La storia dell’ovile di Israele era quindi stata caratterizzato da guide politiche e spirituali che avevano danneggiato il popolo impedendogli di avere una corretta relazione con Dio.

Ora Gesù stava affermando che quella relazione corretta tra il pastore e le pecore, tra Dio e il suo popolo, poteva essere stabilita attraverso l’unica porta possibile: lui stesso, il Messia.

Gesù sapeva che nel popolo di Israele c’erano sempre state pecore che non si erano lasciate fuorviare dai falsi pastori e non si sarebbero lasciate fuorviare neanche da quei farisei che si stavano opponendo a Gesù. Infatti, come le scritture dell’antico testamento testimoniavano, era sempre rimasto un residuo nel popolo di Israele (es. Is 10:20-22) che aveva continuato a confidare in Dio, aspettando il regno del Messia e la realizzazione delle promesse fatte ad Abramo e a Davide. Gesù sapeva che le vere pecore lo avrebbero riconosciuto.

Quelle pecore inoltre avrebbero riconosciuto che c’era una sola porta, un solo passaggio attraverso il quale sarebbe stato possibile essere salvati. Come le pecore potevano sopravvivere solo passando attraverso la porta per andare a procurarsi il cibo necessario per vivere, così c’era una sola porta della salvezza per le pecore della casa di Israele e quella porta sarebbe stata il loro Messia Gesù.

Ancora una volta, come in altri brani di questo evangelo, Gesù mise l’accento sul fatto che le vere pecore in Israele, ovvero coloro che avevano un rapporto con il Padre, avrebbero riconosciuto la voce di Dio e avrebbero riconosciuto anche il Messia, passando attraverso l’unica porta della salvezza per ricevere vero cibo spirituale che conferisce vita eterna.

Le vere pecore avrebbero accolto il buon pastore e sarebbero passate attraverso quella porta. Non si sarebbero lasciate ingannare da altre voci, non avrebbero seguito false guide. Chi conosceva la voce di Dio avrebbe udito quella voce anche ascoltando Gesù. Gli altri, come molti di quei farisei che gli stavano davanti, avrebbero continuato a cercare scuse per non credere in lui e avrebbero anche impedito ad altri di andare a Gesù diventando, invece di portinai e collaboratori del buon pastore, dei cattivi e falsi pastori, dei ladri e briganti che danneggiavano il popolo di Dio invece di portarlo verso la salvezza.

Gesù era venuto per dare vita in abbondanza, infatti egli avrebbe dato la vita eterna a coloro che lo avessero riconosciuto come Messia e avrebbero in seguito compreso la portata della sua opera che avrebbe raggiunto il culmine nella sua morte e nella sua risurrezione. Egli avrebbe dato vita eterna a coloro che fossero passati attraverso l’unica porta della salvezza. E tu, sei già passato attraverso quella porta?

----------------------
Se vuoi avere maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo puoi scrivermi a [email protected] Aiutami a diffondere i pensieri di questo blog condividendo sui social newtworks. Grazie
Condividi questo articolo su:
Posted in Pensieri and tagged , .

Perché non lasci un commento? Saresti utile anche ad altri!