La tunica divisa Evangelo di Giovanni - Episodio 78

Questo articolo è la parte 78 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Il re sulla croce

Gesù e sua madre»


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I soldati dunque, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato.
Presero anche la tunica, che era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso.
Dissero dunque tra di loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocchi»; affinché si adempisse la Scrittura che dice:
«Hanno spartito fra loro le mie vesti, e hanno tirato a sorte la mia tunica».
Questo fecero dunque i soldati.

(Giovanni 19:23-24 – La Bibbia)
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Sulla croce Gesù ha patito sofferenze fisiche ma anche psicologiche e spirituali.

Dal punto di vista spirituale egli ha sperimentato il peso del giudizio per il peccato e l’abbandono del Padre. Dal punto di vista psicologico egli ha dovuto sopportare lo scherno, le ingiurie e l’umiliazione.

C’è un salmo, il salmo 22, in cui è evidente che il salmista Davide è stato ispirato nel descrivere proprio tutte queste sofferenze. Certamente Davide non poteva conoscere nei dettagli l’estensione profetica del suo componimento eppure il modo in cui egli ha descritto alcuni particolari che trovano riscontro nella crocifissione di Gesù, quasi mille anni prima che ciò avvenisse, è davvero sorprendente.

Ad esempio in quel salmo è descritto il disprezzo che Gesù ha subito da parte degli uomini. Si legge: “Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo: «Egli si affida al SIGNORE; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!» (Salmo 22:7-8). Questo si è verificato letteralmente mentre Gesù si trovava sulla croce (si legga Mt 27:43).

Ci sono poi dettagli delle sofferenze fisiche che Gesù ha sperimentato sulla croce: “Io sono come acqua che si sparge, e tutte le mie ossa sono slogate; il mio cuore è come la cera, si scioglie in mezzo alle mie viscere. Il mio vigore s’inaridisce come terra cotta, e la lingua mi si attacca al palato; tu m’hai posto nella polvere della morte. Poiché cani mi hanno circondato; una folla di malfattori m’ha attorniato; m’hanno forato le mani e i piedi.” (Salmo 22:14-16).

Gesù stesso richiamò quel salmo mentre si trovava sulla croce quando, come ci informano i vangeli di Matteo e Marco, egli gridò «Elì, Elì, lamà sabactàni?», cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27:46, Mc 15:34).

Citando l’inizio di quel salmo Gesù attira la nostra attenzione sull’intero contesto del salmo. È come se ci stesse dicendo: “Capite che ciò di cui ha scritto Davide in quel salmo si sta realizzando ora?”

Tra le profezie presenti in quel salmo, leggiamo proprio ciò che è accaduto nei versi che abbiamo appena letto: “spartiscono fra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia tunica.” (Salmo 22:18).

Quelle parole si stavano realizzando in maniera letterale. Le guardie romane erano abituate a spartirsi le vesti dei condannati a morte, inclusi copricapi, sandali e cinture. E così fecero anche con i vestimenti di Gesù.

La tunica di Gesù era “tessuta per intero dall’alto in basso”, quindi non erano presenti cuciture lungo la quale dividerla senza rendere il tessuto inservibile. Quindi la cosa più logica era proprio quella di tirarla a sorte in modo che uno di loro potesse averla per intero.

Colpisce davvero la precisione con cui la profezia si è realizzata, infatti Davide aveva proprio parlato di una tunica tirata a sorte.

Come abbiamo visto altre volte durante la lettura del vangelo di Giovanni, gli uomini agiscono secondo i propri pensieri, tuttavia finiscono inconsapevolmente per favorire l’adempimento delle profezie. Quei soldati non stavano certamente agendo per realizzare le parole del salmo 22, probabilmente non lo conoscevano neanche! Eppure fecero proprio ciò che Davide aveva scritto secoli e secoli prima.

Questi dettagli sembrano poco importanti, eppure servono a confermare anche a noi lettori del ventunesimo secolo che la bibbia non è un libro come gli altri. L’evangelista Giovanni sottolineò proprio questo fatto dicendo che i soldati fecero così proprio “affinché si adempisse la Scrittura”.

Ci sono profezie bibliche davvero sorprendenti, dettagli che non potrebbero mai realizzarsi contemporaneamente solo per caso a distanza di secoli. Questi dettagli dovrebbero farci riflettere sulla veridicità della bibbia. Solo un Dio onnisciente, solo un Dio che ha ogni cosa sotto il suo controllo, può ispirare delle persone a descrivere situazioni che per loro hanno un senso nell’immediato (sicuramente Davide quando scrisse aveva in mente una situazione ben precisa in cui probabilmente si era trovato lui stesso) eppure sono anche profezie precise di cose che accadranno molti secoli dopo.

Quei soldati erano coscienti di ciò che stavano facendo, fecero una scelta consapevole e volontaria, badando ai propri interessi, mentre si dividevano le vesti e la tunica di Gesù. Eppure allo stesso tempo stavano realizzando una profezia scritta secoli prima.

Quella tunica divisa, quel dettaglio quasi insignificante, ci ricorda ancora una volta come due concetti che a noi sembrano inconciliabili come la sovranità di Dio e la responsabilità dell’uomo convivono invece uno a fianco all’altro nella storia dell’umanità e in particolare nella storia della salvezza.

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