La vite e i tralci Evangelo di Giovanni - Episodio 59

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Questo articolo è la parte 59 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«La mia pace

L’amore più grande»


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«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunciata. Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli.

(Giovanni 15:1-8 – La Bibbia)
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La natura offre sempre spunti interessanti per chi la osserva. Gesù conosceva bene la natura, essendo parte della sua creazione, e sapeva scegliere bellissime illustrazioni tratte da essa. La figura della vigna era un’immagine conosciuta ai suoi interlocutori perché nelle scritture era stata utilizzata più volte per illustrare la relazione tra Dio e il suo popolo Israele.

In particolare in Isaia 5, il Signore dichiarò di aver fatto tutto il possibile affinché la sua vigna, Israele, portasse frutto ma il frutto raccolto non era stato buono. Di conseguenza Dio non avrebbe potuto fare altro che abbandonare la vigna e lasciarla in balìa di rovi e spine (Isaia 5:6). È proprio ciò che accadde quando Gerusalemme, la capitale di Giuda, cadde nel 586 a.c. ad opera di Babilonia seguendo lo stesso destino della capitale del regno del nord Samaria caduta nel 722 a.c. ad opera degli Assiri.

Tuttavia Dio nella sua grazia aveva lasciato un residuo e, nei secoli precedenti la venuta di Gesù, Gerusalemme era stata di nuovo ricostruita e abitata.

La vigna del Signore questa volta avrebbe portato frutto oppure no? Con le parole che abbiamo appena letto Gesù rispose affermativamente a questa domanda. Infatti, a differenza delle illustrazioni tratte dall’antico testamento, tra il vignaiuolo (il Padre) e la vigna (Israele), Gesù pone sé stesso. Questo cambia non poco le cose. Infatti se Gesù è la vite, è impossibile che la vigna non porti frutto come era stato nel passato.

Tuttavia potrebbero esserci dei tralci che non portano frutto e Gesù fu molto chiaro in proposito: quei tralci saranno rimossi affinché la vigna continui a portare frutto attraverso i tralci in salute.

I discepoli di Gesù e i loro connazionali Israeliti dovevano quindi realizzare che con la venuta del Messia Gesù l’unica possibilità che avevano di continuare a far parte della vigna del Signore era quella di rimanere attaccati alla vite, ovvero al Messia stesso! Con la venuta di Gesù il piano di Dio era entrato nella sua fase cruciale. Era giunto il tempo in cui Dio non avrebbe più giudicato Israele nella sua totalità, tuttavia avrebbe rimosso i tralci che non davano frutto.

Per poter dare frutto, un tralcio deve ricevere la linfa vitale dalla vite. Un tralcio non può dare frutto se non rimane attaccato alla vite. Allo stesso modo era necessario che i discepoli di Gesù dimorassero in lui, ovvero rimanessero in contatto continuo con il loro maestro e Messia.

Nessuno avrebbe potuto portare frutto senza comunione con il Messia. Se consideriamo che, poche ore dopo, la maggior parte degli abitanti di Gerusalemme avrebbe rifiutato Gesù preferendo liberare Barabba al suo posto e, nei decenni successivi, molti di loro avrebbero anche perseguitato i seguaci di Gesù, ci rendiamo conto di quanta tristezza doveva avere il Signore Gesù nel considerare quanti tralci nel suo popolo sarebbero seccati e sarebbero stati destinati ad essere gettati via e bruciati…

Ma ringraziamo Dio perché tra quei discepoli, tra quegli Israeliti a cui Gesù si stava rivolgendo ci furono anche molti tralci che rimasero attaccati alla vite. Essi avevano ascoltato le parole di Gesù e quelle parole erano penetrate in loro. Nonostante tutte le difficoltà che dovettero affrontare, essi portarono molto frutto rimanendo in comunione con il Messia, facendo in modo che la vite crescesse fino ad includere anche tralci che non facevano parte di Israele. Infatti grazie a quei tralci fedeli il vangelo è giunto in ogni parte del mondo e ha attraversato i secoli per arrivare fino a noi.

Anche noi siamo chiamati ad essere tralci attaccati alla vera vite. Anche noi possiamo portare frutto solo se la vita scorre in noi. Anche per noi, come era stato per i discepoli, tutto comincia con il ricevere la parola di Dio nella nostra vita. Poi dobbiamo preoccuparci di rimanere attaccati alla vite e sarà Dio stesso ad operare in noi affinché possiamo portare ancora più frutto. Così come il viticoltore pota la vigna con l’obiettivo di ottenere un miglior frutto, così dobbiamo avere fiducia che Dio opererà nella nostra vita per rimuovere ciò che può impedirci di essere ancora più fruttuosi. Dio ha utilizzato anche la sofferenza e la persecuzione della sua chiesa nei secoli, per potarla e fare in modo che essa portasse ancora più frutto. È possibile che anche nella nostra vita la potatura non sia piacevole (si legga ad esempio Ebrei 12:7-11) ma è bello sapere che Egli sa cosa è più utile per noi affinché portiamo ancora più frutto.

Che incoraggiamento troviamo in queste parole di Gesù: “Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto”. Se la nostra relazione con Gesù è forte, se le sue parole dimorano in noi, se amiamo la sua parola e desideriamo metterla in pratica, se siamo determinati a portare frutto, non dobbiamo avere paura di andare a lui in preghiera chiedendogli di benedire la nostra opera perché Egli risponderà alle nostre preghiere. Dio è glorificato nei suoi figli che portano frutto manifestando il carattere di Gesù ed ubbidendo ala sua parola, pertanto se il nostro desiderio è quello di portare frutto per la gloria di Dio e le nostre preghiere vanno in quella direzione, possiamo essere certi che Gesù risponderà alle nostre preghiere: noi rimaniamo attaccati alla vite e lui farà scorrere in noi la sua linfa vitale che porterà molto frutto.

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