La prima volta dei cristiani Atti degli apostoli - Episodio 31

Condividi questo articolo su:
Questo articolo è la parte 31 di 45 nella serie Atti degli apostoli

Naviga nella serie

«Oltre la tradizione

Lezione di aiuto pratico»


Novità! --Scarica "La prima volta dei cristiani" come un file PDF! --


Quelli che erano stati dispersi per la persecuzione avvenuta a causa di Stefano, andarono sino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, annunciando la Parola solo ai Giudei, e a nessun altro. Ma alcuni di loro, che erano Ciprioti e Cirenei, giunti ad Antiochia, si misero a parlare anche ai Greci, portando il lieto messaggio del Signore Gesù. La mano del Signore era con loro; e grande fu il numero di coloro che credettero e si convertirono al Signore.
La notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia. Quand’egli giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con cuore risoluto, perché egli era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla molto numerosa fu aggiunta al Signore.
Poi Barnaba partì verso Tarso, a cercare Saulo; e, dopo averlo trovato, lo condusse ad Antiochia. Essi parteciparono per un anno intero alle riunioni della chiesa, e istruirono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani.

(Atti 11:19-26 – La Bibbia)
Iscriviti alla newsletter

Ricevi via email i nuovi pensieri

Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

All’inizio del libro degli Atti, Gesù aveva predetto ai suoi discepoli che avrebbero ricevuto potenza quando lo Spirito Santo fosse venuto su di loro e sarebbero stati suoi testimoni “in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (At 1:8).

Nella prima parte del libro degli Atti abbiamo visto in quale modo il Signore stesso guidò le cose affinché si realizzassero le parole di Gesù. Infatti fu proprio la persecuzione a Gerusalemme, avvenuta a causa di Stefano, a portare i discepoli a spingersi fuori da Gerusalemme, raggiungendo la Samaria con Filippo (At 8).

Poi l’autore del libro ci ha introdotto la conversione di Cornelio per farci capire che il Signore stava accogliendo tra i suoi discepoli anche gentili incirconcisi che avevano ricevuto lo Spirito Santo ed erano stati battezzati nel nome di Gesù come gli altri.

A questo punto lo sviluppo logico del discorso sviluppato nel libro sfocia naturalmente nei fatti che abbiamo appena letto.

In un primo tempo i fratelli dispersi a causa della persecuzione avevano continuato a predicare solo ai Giudei, ma poi alcuni di loro che erano Ciprioti e Cirenei, quindi più vicini alla cultura greca, aveano cominciato a parlare anche ai Greci di Antiochia. E proprio ad Antiochia molti altri gentili si erano convertiti al punto che ad Antiochia nacque un’assemblea probabilmente composta in maggioranza da gentili di cui molti potevano essere incirconcisi.

La nascita di un’assemblea locale con una forte componente gentile dovette attirare ancora una volta l’attenzione degli apostoli a Gerusalemme. Così la chiesa di Gerusalemme ritenne necessario mandare qualcuno ad Antiochia per aiutare l’assemblea locale che si stava formando e mandarono senz’altro una persona che si dimostrò l’uomo giusto al posto giusto per diversi motivi: Barnaba.

Innanzitutto Barnaba era un cipriota di nascita (At 4:36) quindi poteva comprendere meglio la cultura dei neoconvertiti gentili di Antiochia.

Inoltre Barnaba ci viene descritto come un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede e queste sue caratteristiche si manifestarono nel modo in cui si rallegrò per quanto stava accadendo ad Antiochia. Egli non fu animato da spirito critico nei confronti della nascente assemblea composta soprattutto da gentili ma seppe riconoscere la grazia di Dio all’opera in mezzo a loro e li incoraggiò con semplicità a continuare a rimanere attaccati al Signore in cui avevano creduto. L’opera di Barnaba fu benedetta dal Signore e ci furono molte conversioni al punto che Luca parla di “una folla numerosa” che viene aggiunta al Signore.

Ma Barnaba mostrò in modo particolare la sua saggezza spirituale quando si ricordò di Saulo e lo andò a cercare.

Infatti avevamo perso le tracce di Saulo nel capitolo 9 quando i fratelli lo avevano mandato a Tarso (9:30) lontano da Gerusalemme dove la sua franchezza e la sua fermezza nel predicare il vangelo, come era accaduto per Stefano, lo aveva messo in pericolo di vita. Barnaba però non si era dimenticato di Saulo, non si era dimenticato di quell’uomo che egli stesso aveva introdotto agli apostoli di Gerusalemme e che aveva mostrato grande franchezza nel predicare il vangelo di Gesù. Evidentemente Saulo era restato nel cuore di Barnaba per tutto quel tempo e ora Barnaba vide un’opportunità per coinvolgere l’amico Saulo nell’opera di Dio ad Antiochia. Che bello deve essere stato per Saulo rivedere Barnaba e scoprire di poter essere ancora utile!

Probabilmente in quel momento né Barnaba né Saulo potevano immaginare che quel gesto di Barnaba avrebbe dato inizio ad un’opera missionaria che sarebbe passata alla storia e che sarebbe diventata il punto di partenza per gran parte degli scritti di quello che verrà poi conosciuto come “l’apostolo dei gentili”, scritti che costituiscono una parte importante di quello che oggi noi conosciamo come Nuovo Testamento.

Barnaba e Saulo parteciparono per un anno intero alle riunioni della chiesa, e istruirono un gran numero di persone. Non abbiamo motivo di dubitare su quale fosse stato l’argomento principale di quell’istruzione, infatti se ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati “cristiani”, un motivo ci deve pur essere! Evidentemente Gesù Cristo era talmente centrale per quella chiesa che i loro concittadini non ebbero difficoltà a dare loro un nomignolo… Se consideriamo che la parola “Cristo” è l’equivalente della parola “Messia”, un titolo regale che si riferiva proprio al Re promesso ad Israele che doveva regnare per sempre, risulta evidente che i “cristiani” enfatizzavano molto quel Re e il suo regno al punto che gli altri non poterono non identificarli, probabilmente con un certo disprezzo, come seguaci di quel Re.

Ci avevate fatto caso che i discepoli di Gesù non si erano mai preoccupati di darsi un nome per distinguersi dagli altri? Fin dal principio la loro preoccupazione non era mai stata quella di fondare una nuova religione ma quella di vivere da veri Giudei che avevano riconosciuto in Gesù il Messia promesso ad Israele.. Infatti in principio i discepoli di Gesù erano stati identificati dagli altri come una setta interna al giudaismo chiamata “la Via” (vedi At 9:2). Poi, anche quando il vangelo aveva raggiunto molti stranieri incirconcisi, l’enfasi era comunque rimasta sul Messia di Israele, al punto che gli altri li identificarono come “cristiani”, seguaci del Cristo.

Insomma la prima volta in cui i cristiani furono chiamati “cristiani” non fu perché essi decisero di presentarsi così ma perché il loro modo di vivere e di parlare faceva comprendere agli altri che Gesù Cristo, il Messia di Israele, era al centro della loro vita. Purtroppo dobbiamo ammettere che oggi molti cristiani sentono l’esigenza di utilizzare molti nomi per identificarsi, per distinguersi non solo da altre religioni, ma anche da altri cristiani come loro. Ma, a differenza dei credenti di Antiochia, dal loro modo di vivere talvolta non si sospetterebbe neanche una relazione con Gesù Cristo, il Re di Israele.

Prego il Signore Gesù affinché mi dia di essere sempre più un cristiano “di fatto” piuttosto che “di nome”. E tu?

----------------------
Se vuoi avere maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo puoi scrivermi a [email protected] Aiutami a diffondere i pensieri di questo blog condividendo sui social newtworks. Grazie
Condividi questo articolo su:
Posted in Pensieri and tagged , , .

Perché non lasci un commento? Saresti utile anche ad altri!