Lavorare fianco a fianco Episodio 8 - Libro di Neemia

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Questo articolo è la parte 8 di 31 nella serie Libro di Neemia

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«Non ti arrendere!

Problemi e opportunità»


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Eliasib, sommo sacerdote, si mise al lavoro con i suoi fratelli sacerdoti e insieme costruirono la porta delle Pecore; la consacrarono e vi misero i battenti; continuarono a costruire fino alla torre di Mea, che consacrarono, e fino alla torre di Cananeel.
Accanto a Eliasib lavorarono gli uomini di Gerico, e accanto a loro lavorò Zaccur, figlio d’Imri.
I figli di Senaa costruirono la porta dei Pesci, ne fecero l’intelaiatura, e vi misero i battenti, le serrature e le sbarre.
Accanto a loro lavorò alle riparazioni Meremot, figlio di Uria, figlio di Accos; accanto a loro lavorò alle riparazioni Mesullam, figlio di Berechia, figlio di Mesezabeel; accanto a loro lavorò alle riparazioni Sadoc, figlio di Baana;
accanto a loro lavorarono alle riparazioni i Tecoiti, di cui i più importanti non vollero sottomettersi a lavorare all’opera del loro signore.
Ioiada, figlio di Pasea, e Mesullam, figlio di Besodeia, restaurarono la porta Vecchia; ne fecero l’intelaiatura, e vi misero i battenti, le serrature e le sbarre.
Accanto a loro lavorarono alle riparazioni Melatia, il Gabaonita, Iadon, il Meronotita, e gli uomini di Gabaon e di Mispa, che dipendevano dalla sede del governatore d’oltre il fiume;
accanto a loro lavorò alle riparazioni Uzziel, figlio di Caraia, uno degli orefici, e accanto a lui lavorò Anania, uno dei profumieri. Essi lasciarono Gerusalemme com’era, fino al muro largo.
Accanto a loro lavorò alle riparazioni Refaia, figlio di Cur, capo della metà del distretto di Gerusalemme.
Accanto a loro lavorò alle riparazioni, di fronte a casa sua, Iedaia, figlio di Carumaf, e accanto a lui lavorò Cattus, figlio di Casabneia.
Malchia, figlio di Carim, e Cassub, figlio di Paat-Moab, restaurarono un’altra parte delle mura e la torre dei Forni.
Accanto a loro lavorò alle riparazioni, con le sue figlie, Sallum, figlio di Alloches, capo della metà del distretto di Gerusalemme.
Canun e gli abitanti di Zanoa restaurarono la porta della Valle; la costruirono, vi misero i battenti, le serrature e le sbarre. Fecero inoltre mille cubiti di muro fino alla porta del Letame.
Malchia, figlio di Recab, capo del distretto di Bet-Accherem restaurò la porta del Letame; la costruì, vi mise i battenti, le serrature, le sbarre.
Sallum, figlio di Col-Oze, capo del distretto di Mispa, restaurò la porta della Sorgente; la costruì, la coperse, vi mise i battenti, le serrature e le sbarre. Fece inoltre il muro del serbatoio di Siloe, presso il giardino del re, fino alla scalinata che scende dalla città di Davide.
Dopo di lui Neemia, figlio di Azbuc, capo della metà del distretto di Bet-Zur, lavorò alle riparazioni sino di fronte alle tombe di Davide, fino al serbatoio che era stato costruito, e fino alla casa dei prodi.
Dopo di lui lavorarono alle riparazioni i Leviti, sotto Reum, figlio di Bani; e accanto a lui lavorò per il suo distretto Casabia, capo della metà del distretto di Cheila.
Dopo di lui lavorarono alle riparazioni i loro fratelli, sotto Bavvai, figlio di Chenadad, capo della metà del distretto di Cheila;
e accanto a lui Ezer, figlio di Iesua, capo di Mispa, restaurò un’altra parte delle mura, di fronte alla salita dell’arsenale, all’angolo.
Dopo di lui Baruc, figlio di Zabbai, ne restaurò con ardore un’altra parte, dall’angolo fino alla porta della casa di Eliasib, il sommo sacerdote.
Dopo di lui Meremot, figlio di Uria, figlio di Accoz, ne restaurò un’altra parte, dalla porta della casa di Eliasib fino all’estremità della casa di Eliasib.
Dopo di lui lavorarono i sacerdoti che abitavano le campagne circostanti.
Dopo di loro Beniamino e Cassub lavorarono di fronte alla loro casa. Dopo di loro Azaria, figlio di Maaseia, figlio di Anania, lavorò presso la sua casa.
Dopo di lui Binnui, figlio di Chenadad, restaurò un’altra parte delle mura, dalla casa di Azaria fino alla svolta e fino all’angolo.
Palal, figlio d’Uzai, lavorò di fronte alla svolta e alla torre superiore che sporge dal palazzo del re e che dà sul cortile della prigione. Dopo di lui lavorò Pedaia, figlio di Paros.
I Netinei che abitavano sulla collina, lavorarono fino di fronte alla porta delle Acque, verso oriente, e di fronte alla torre sporgente.
Dopo di loro i Tecoiti ne restaurarono un’altra parte, di fronte alla grande torre sporgente e fino al muro della collina.
I sacerdoti lavorarono alle riparazioni al di sopra della porta dei Cavalli, ciascuno di fronte alla propria casa.
Dopo di loro Sadoc, figlio d’Immer, lavorò di fronte alla sua casa. Dopo di lui lavorò Semaia, figlio di Secania, guardiano della porta orientale.
Dopo di lui Anania, figlio di Selemia, e Canun, sesto figlio di Salaf, restaurarono un’altra parte delle mura. Dopo di loro Mesullam, figlio di Berechia, lavorò di fronte alla sua camera.
Dopo di lui Malchia, uno degli orefici, lavorò fino alle case dei Netinei e dei mercanti, di fronte alla porta di Ammifcad e fino al piano superiore dell’angolo.
Gli orefici e i mercanti lavorarono alle riparazioni fra il piano superiore dell’angolo e la porta delle Pecore.

(Neemia 3:1-32 – LA BIBBIA)
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Capitolo 3
Neemia 3:1-32 Lavorare fianco a fianco
Altri capitoli di Neemia Vedi indice generale libro di Neemia

Ogni tanto nella bibbia ci sono degli interi capitoli costituiti da liste che sembrano non aver molto da insegnarci. Ma non è così.

Questo capitolo 3 di Neemia abbiamo un elenco di persone e famiglie che hanno lavorato alla costruzione delle mura, coprendo l’intero perimetro della città. Si parte dalla costruzione della porta delle Pecore e, verso dopo verso, si fa tutto il giro delle mura per andare fino al punto di partenza, ancora la porta delle Pecore.

È un elenco molto ripetitivo ma anche molto significativo. In questo modo infatti viene sottolineata l’importanza di ogni singolo individuo che si dispone a lavorare all’opera comune, conservandone il ricordo e l’esempio anche per le generazioni future. Inoltre l’ordine e il coordinamento di tale lavoro costituisce un esempio anche per noi.

Mentre leggevo questo elenco mi sono emozionato a pensare a tutte quelle persone che lavoravano insieme con un obiettivo comune. Soprattutto è molto significativo il modo in cui i versi vengono scanditi attraverso queste espressioni “Accanto a loro”, “dopo di loro”, “dopo di lui”, sottolineando che essi lavoravano proprio uno a fianco all’altro, uniti per realizzare l’opera comune, non badando ai propri interessi ma agli interessi della collettività.

Nell’elenco notiamo anche alcune particolarità significative. Ad esempio mi ha colpito il fatto che il primo a lavorare alla costruzione delle mura fu Eliasib, il sommo sacerdote insieme agli altri sacerdoti. Le persone che avevano la responsabilità come guide spirituali del popolo furono le prime a mettersi a disposizione anche per i lavori manuali. D’altra parte è proprio attraverso il buon esempio che si può insegnare con efficacia agli altri. Questa non è forse una lezione importante per coloro che aspirano ad essere guide spirituali anche nel ventunesimo secolo?

Troviamo inoltre persone che avevano professioni importanti, orefici, profumieri, mercanti che non esitarono a mettersi a disposizione anche per l’umile lavoro di costruzione delle mura. Troviamo anche capi di distretti cittadini che non si sono tirati indietro e non si sono vergognati di sporcarsi le mani.

D’altra parte, al verso 5 troviamo anche il rovescio della medaglia con i più importanti tra i Tecoiti che non vollero invece sottomettersi a lavorare con gli altri. Forse si sentivano troppo importanti per un lavoro manuale come quello? Non lo sappiamo, ma il loro cattivo esempio è stato registrato a loro vergogna in questi versi.

Troviamo poi alcuni nomi che si ripetono, come quello di Meremot, figlio di Uria, figlio di Accos che lavorò in due punti diversi (vedi v.4, v.21). Evidentemente dopo aver finito la prima parte del suo lavoro è andato a lavorare in un altro punto dove poteva ancora essere utile. E persino questo dettaglio è stato registrato per onorarlo!

Alcuni si sono dedicati a lavorare di fronte alla loro casa ma altri sono addirittura giunti da altre città.

Insomma, questo elenco conserva il ricordo di coloro che hanno lavorato fianco a fianco per costruire le mura ma ci dà anche un esempio di come imprese complesse sono possibili quando le persone lavorano insieme, mettendo da parte il loro rango, le loro aspettative, i loro interessi e cercando l’utile comune.

Quante volte, nella nostra società così individualistica, non riusciamo a portare a termine le nostre imprese perché ognuno cerca il proprio interesse, lavorando per il proprio tornaconto, per il proprio prestigio, piuttosto che per la collettività. Questo individualismo, molto spesso, è presente anche nella chiesa, dove si dovrebbe lavorare tutti per il medesimo Signore Gesù Cristo con uno spirito di collaborazione e non di competizione. Ma, purtroppo, non è sempre così…

Se siamo credenti e facciamo parte di una chiesa locale, possiamo cominciare ad applicare questi principi con gli altri discepoli di Gesù che Dio ha messo al nostro fianco. Quanto abbiamo bisogno di imparare a lavorare fianco a fianco con l’obiettivo di realizzare qualcosa che sia utile per tutti e soprattutto con l’obiettivo di lavorare insieme per il regno di Dio!

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4 Comments

  1. Molto profonda questa riflessione; a volte leggere certe parole, certi concetti che ovviamente ci sembrano giusti, ci sembrano anche impossibile da raggiungere, impossibile da mettere in pratica in tutto e per tutto. E mi viene in mente il brano con il giovane ricco che si vede sopraffatto dalla provocazione che Gesù li sta lanciando cioè, oltre a rispettare tutti i comandamenti, di vendere tutto e di distribuire ai poveri, poi c\’è anche la perplessità di quelli che sentivano parlare Gesù in maniera cosi drastica riguarda all\’impossibilità dei ricchi di entrare nel regno del cielo:\” Quelli che udirono dissero: «Chi dunque può essere salvato?» Egli rispose: «Le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio». Luca:18, 26-27. Questo mi fa pensare che, oltre la nostra incapacità di restare sempre e comunque uniti, affiancati nel opera del Signore, Egli rimane il Dio dell\’impossibile, rimane il capo che tiene \”tutto il corpo ben collegato e ben connesso\”…Non c\’è da incoraggiare l\’indifferenza o l\’inconstanza nel nostro servizio di squadra, piuttosto confidare totalmente in quello che il Signore può fare tramite noi, quando ci predisponiamo e doniamo tutto a Lui cosi come hanno dichiarato i discepoli nello stesso brano: \” Pietro disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato le nostre cose e ti abbiamo seguito» Luca 18:28…E che dire della ricompensa?…\” Ed egli disse loro: «Vi dico in verità che non c\’è nessuno che abbia lasciato casa, o moglie, o fratelli, o genitori, o figli per amor del regno di Dio, 30 il quale non ne riceva molte volte tanto in questo tempo, e nell\’età futura la vita eterna». Luca 18:29

    • Grazie per questo commento molto articolato. Sono proprio questi i tipi di commenti che mi piacciono perché amliano e arrichiscono dando anche agli altri utenti possibilità di riflessione ulteriore. Grazie Anonimo 🙂

  2. Ciao Omar, non avevo l’intenzione di commentare sull’anonimato, è avvenuto accidentalmente. Mi dispiace anche per i sbagli tecnici di punteggiatura.
    Il Signore ti benedica, ti saluto con un versetto dagli Efesini 1:7-10

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