Le parole di questa vita Atti degli apostoli - Episodio 14

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Questo articolo è la parte 14 di 40 nella serie Atti degli apostoli

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«Tra sincerità e ipocrisia

E se fosse da Dio?»


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Molti segni e prodigi erano fatti tra il popolo per le mani degli apostoli; e tutti di comune accordo si ritrovavano sotto il portico di Salomone. Ma nessuno degli altri osava unirsi a loro; il popolo però li esaltava. E sempre di più si aggiungevano uomini e donne in gran numero, che credevano nel Signore; tanto che portavano perfino i malati nelle piazze, e li mettevano su lettucci e giacigli, affinché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra ne coprisse qualcuno. La folla accorreva dalle città vicine a Gerusalemme, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi; e tutti erano guariti.
Il sommo sacerdote e tutti quelli che erano con lui, cioè la setta dei sadducei, si alzarono, pieni di invidia, e misero le mani sopra gli apostoli e li gettarono nella prigione pubblica. Ma un angelo del Signore, nella notte, aprì le porte della prigione e, condottili fuori, disse: «Andate, presentatevi nel tempio e annunciate al popolo tutte le parole di questa vita». Essi, udito ciò, entrarono sul far del giorno nel tempio, e insegnavano. Ora il sommo sacerdote e quelli che erano con lui vennero, convocarono il sinedrio e tutti gli anziani del popolo d’Israele, e mandarono alla prigione per far condurre davanti a loro gli apostoli. Ma le guardie che vi andarono non li trovarono nella prigione; e, tornate, fecero il loro rapporto, dicendo: «La prigione l’abbiamo trovata chiusa con ogni diligenza, e le guardie in piedi davanti alle porte; abbiamo aperto, ma non abbiamo trovato nessuno dentro».
Quando il capitano del tempio e i capi dei sacerdoti udirono queste cose, rimasero perplessi sul conto loro, non sapendo cosa ciò potesse significare. Ma sopraggiunse uno che disse loro: «Ecco, gli uomini che voi metteste in prigione sono nel tempio, e stanno insegnando al popolo».
Allora il capitano, con le guardie, andò e li condusse via, senza far loro violenza, perché temevano di essere lapidati dal popolo.

(Atti 5:12-26 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Dio ha un piano e lo porta avanti. Gli uomini possono accettarlo oppure possono opporsi con tutte le loro forze, ma la storia prosegue nel modo in cui Dio ha stabilito.

Il sommo sacerdote e gli altri sadducei lo stavano proprio sperimentando sulla propria pelle.

Infatti il Signore Gesù continuava ad agire attraverso gli apostoli con molti segni e prodigi che attiravano molte persone verso di lui. D’altra parte, come abbiamo detto all’inizio di questa serie, il libro degli Atti degli apostoli è in effetti un libro degli Atti di Gesù perché è lui che agisce con potenza attraverso di loro!

Le persone sapevano che gli apostoli agivano e predicavano nel nome di Gesù e questo non era gradito alla classe dirigente, per questo anche se il popolo esaltava i discepoli di Gesù, pochi osavano unirsi a loro, soprattutto tra i sacerdoti. Tuttavia coloro a cui la parola di Dio toccava il cuore, credevano nel Signore Gesù e il numero dei discepoli di Gesù cresceva continuamente come Luca continua a sottolineare. L’azione di Dio attraverso gli apostoli era così straordinaria che la gente si accontentava addirittura che i malati fossero coperti dall’ombra di Pietro con la convinzione che Dio potesse operare anche così. E Dio rispondeva moltiplicando le guarigioni.

Tutte queste opere miracolose servirono proprio a manifestare la potenza di Dio e a confermare le parole degli apostoli circa la risurrezione di Gesù. Era infatti evidente che Gesù fosse vivo ed operasse con potenza!

Nemmeno le autorità potevano negare ciò che stava accadendo ma come reagirono? Il sommo sacerdote e gli altri sadducei credettero che fosse giusto fermare gli apostoli facendoli arrestare. La parola tradotta con “invidia” indica uno zelo, una forte passione religiosa che li spinse ad agire. Essi erano indignati da quanto stava accadendo e si sentivano chiamati ad intervenire essendo i capi del popolo.
A noi può risultare difficile capire il loro punto di vista, ma essi agivano pensando di fare la cosa giusta, pensando di onorare Dio. Come avevamo visto in precedenza essi vedevano gli apostoli come dei popolani ignoranti e loro, come capi del popolo dovevano insegnare al popolo e proteggerlo da quella che sembrava una nuova dottrina pericolosa.

Ma neanche la prigione bastò a fermare gli apostoli perché il Signore era con loro e il suo desiderio era che il nome di Gesù continuasse ad essere predicato.

La prigione vuota, a pensarci bene, fu un’altra opportunità che Dio stava dando alla classe dirigente giudaica. La prigione era stata infatti trovata chiusa e le guardie davanti alle porte non avevano visto nulla, eppure la prigione era vuota. Questo ennesimo miracolo avrebbe dovuto portarli ad arrendersi all’evidenza! Come vedremo in seguito (At 5:34-39), la cosa funzionò in parte perché, in effetti, tra di loro qualcuno cominciava ad avere qualche dubbio sulla possibilità che l’opera degli apostoli provenisse da Dio…

Lasciando la prigione, gli apostoli, seguendo le indicazioni dell’angelo, si erano recati al tempio per continuare ad annunciare al popolo “tutte le parole di questa vita”. È un’espressione interessante che ci fa comprendere come la dottrina degli apostoli era essenzialmente un modo di vivere che doveva essere insegnato. La testimonianza dei discepoli di Gesù era una testimonianza di vita perché l’essenza dell’annuncio del vangelo è proprio la vita nuova che Gesù dona a coloro che credono in lui. Essi continuavano a frequentare il tempio come gli altri, ma il centro della loro vita era Gesù perché la loro vita era stata trasformata dall’incontro con il Cristo che si era definito proprio la via, la verità e la vita (Gv 14:6). Tra l’altro, più avanti, in At 9:2, vedremo che uno dei modi con cui furono chiamati i discepoli di Gesù fu quello di “seguaci della Via”.

Nonostante il divieto, nonostante l’arresto, nonostante la prigione, annunciare “le parole di questa vita” era la priorità degli apostoli perché tutti i loro connazionali potessero afferrare la vita e fare parte del regno di Dio. Gesù il Messia era venuto, era morto ed era risorto per non morire mai più! E Gesù poteva dare la vita eterna a tutti perché anch’essi potessero risorgere un giorno per non morire mai più.

Viviamo in una società molto diversa da quella degli apostoli ma anche noi siamo chiamati a predicare a tutti “le parole di questa vita” perché non possiamo non condividere con gli altri ciò che Gesù ha fatto per noi. Egli può agire ancora oggi nella vita di molti affinché sperimentino la gioia della salvezza e la potenza della vita di Dio in loro. Anche se ci saranno impedimenti ed opposizione, ricordiamoci che Dio ha un piano e lo porta avanti come lui ha stabilito. Prendendo esempio dagli apostoli, come suoi collaboratori, non stanchiamoci di portare agli altri tutte le parole di questa vita.

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