Lezione di aiuto pratico Atti degli apostoli - Episodio 32

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Questo articolo è la parte 32 di 32 nella serie Atti degli apostoli

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«La prima volta dei cristiani


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In quei giorni, alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiochia. E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi, predisse mediante lo Spirito che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra; la si ebbe infatti durante l’impero di Claudio. I discepoli decisero allora di inviare una sovvenzione, ciascuno secondo le proprie possibilità, ai fratelli che abitavano in Giudea. E così fecero, inviandola agli anziani, per mezzo di Barnaba e di Saulo.

(Atti 11:27-30 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

L’assemblea di Antiochia, come abbiamo visto, è stata la prima assemblea di una certa consistenza, registrata nel libro degli Atti, che probabilmente aveva al suo interno un gran numero di stranieri incirconcisi.

Barnaba e Saulo si erano già presi cura di questa assemblea
per circa un anno quando arrivò questo gruppo di profeti da Gerusalemme.

Lo Spirito del Signore aveva rivelato ad uno di loro, Agabo, che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra, la qual cosa si realizzò durante l’impero di Claudio. Teniamo presente che si tratta di un evento non comune, che non era la regola né allora né oggi. Infatti solo in rari casi, in circostanze molto particolari, il Signore concede simili rivelazioni riguardanti il futuro mentre, il più delle volte fioriscono, oggi così come a quei tempi, falsi profeti che predicono cose che poi si rivelano false. Tuttavia quella rivelazione aveva uno scopo preciso, infatti permise ai credenti della giovane assemblea di Antiochia di prepararsi a quell’evento e quando la carestia sopraggiunse, essi avevano già un piano pronto per affrontarla!

È molto istruttivo anche per noi oggi il modo in cui quei fratelli hanno reagito preparandosi alla carestia non solo per i propri bisogni ma anche per venire incontro alle esigenze dei fratelli che abitavano in Giudea e, evidentemente, si erano trovati più in difficoltà.

La chiesa di Antiochia con quel gesto ha messo le basi per qualcosa che ha sempre caratterizzato i cristiani da quel periodo fino ai nostri giorni, ovvero l’attenzione ai bisogni dell’altro e la liberalità nel condividere con coloro che si trovano in difficoltà economiche.

La chiesa di Antiochia era nata grazie alla testimonianza che era partita dalla Giudea, aveva quindi ricevuto molto dal punto di vista spirituale da parte della Giudea. Così, quel gesto, era un modo anche per ringraziare i fratelli Giudei di ciò che avevano fatto.

Nessuno fu obbligato a dare, ma ognuno diede “secondo le proprie possibilità”. Questo è il tipo di offerta di cui Dio si compiace, un’offerta che viene dal cuore e viene fatta secondo le proprie possibilità, non secondo un tariffario stabilito come talvolta accade di vedere in tante denominazioni cristiane anche oggi! D’altronde ogni vero cristiano che ama il Signore, amerà anche il suo fratello e sarà pronto a donare quanto gli è possibile per aiutare suo fratello, non ha certamente bisogno di imposizioni per farlo. Basandosi su questo principio, ancora oggi, i cristiani sostengono l’opera di Dio nel mondo con offerte volontarie a dimostrazione che l’esempio della chiesa di Antiochia ha avuto un’influenza che ha attraversato i secoli.

Notiamo anche che di fronte all’annuncio di una carestia che avrebbe “colpito tutta la terra”, i fratelli di Antiochia non si concentrarono su sé stessi, non si chiesero “Cosa ne sarà di noi?” Come riusciremo a sopravvivere?”, non si persero d’animo ma si prepararono e si fecero trovare pronti ad aiutare anche coloro che non avevano nulla da parte. Il loro esempio ci insegna a confidare in Dio quando ci troviamo di fronte all’avversità chiedendogli di sostenerci non solo per poter superare noi stessi la prova ma per essere anche di aiuto ad altri.

Anche la loro gestione dell’offerta è un modello per noi, infatti ci sono molti che oggi chiedono aiuto e raccolgono denaro e talvolta non sappiamo bene come indirizzare i nostri aiuti per paura che finiscano nelle mani sbagliate, vero? Quei fratelli non affidarono il loro denaro al primo che passava, ma lo affidarono a due uomini che avevano già dato prova del loro valore, certamente due tra i migliori uomini della chiesa di Antiochia, Saulo e Barnaba. Ed essi lo portarono agli anziani delle assemblee in Giudea, attraverso un canale sicuro, per fare in modo che la sovvenzione fosse distribuita nel migliore dei modi possibili.

Da allora fino ad oggi, l’aiuto pratico reciproco è stato una caratteristica dei cristiani che ha fatto crescere l’amore tra di loro. Lo stesso Saulo scrivendo la sua seconda lettera ai Corinzi, parlando della sovvenzione che i credenti di quelle zone avevano inviato attraverso di lui alla Giudea (vedi Ro 15:26) si espresse così: ” l’adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio; perché la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Dio per l’ubbidienza con cui professate il vangelo di Cristo e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti. Essi pregano per voi, perché vi amano a causa della grazia sovrabbondante che Dio vi ha concessa. Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!” (2 Corinzi 9:12-15)

L’aiuto produce quindi ringraziamento a Dio perché colui che l’ha ricevuto riconosce che Dio ha operato con la sua grazia spingendo l’altro a donare. Così questo processo rende gli uni e gli altri più uniti e vicini a Dio e tra di loro. Non è meraviglioso?

Insomma, queste poche righe ci insegnano molto sul modo in cui possiamo reagire ad un’avversità preparandoci ad affrontarla ma anche al modo in cui come cristiani possiamo aiutare gli altri secondo le nostre possibilità seguendo i canali corretti per fare in modo che gli aiuti giungano a destinazione. Se non chiudiamo il nostro cuore ai bisogni degli altri, insieme possiamo crescere, donatori e donatari, crescendo nell’amore gli uni verso gli altri e verso il nostro Signore Gesù il Messia.

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