Lezione di grazia

Questo articolo è la parte 7 di 7 nella serie Libro di Giona

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«Deluso da Dio


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Poi Giona uscì dalla città e si mise seduto a oriente della città;
là si fece una capanna e si riparò alla sua ombra,
per poter vedere quello che sarebbe successo alla città.
 Dio, il SIGNORE, per calmarlo della sua irritazione,
fece crescere un ricino che salì al di sopra di Giona
per fare ombra sul suo capo.
Giona provò una grandissima gioia a causa di quel ricino.
 L’indomani, allo spuntar dell’alba,
Dio mandò un verme a rosicchiare il ricino e questo seccò.
 Dopo che il sole si fu alzato,
Dio fece soffiare un soffocante vento orientale
e il sole picchiò sul capo di Giona così forte da farlo venir meno.
Allora egli chiese di morire, dicendo:
«È meglio per me morire che vivere». 
 Dio disse a Giona: «Fai bene a irritarti così a causa del ricino?»
Egli rispose: «Sì, faccio bene a irritarmi così, fino a desiderare la morte».
Il SIGNORE disse: «Tu hai pietà del ricino per il quale non ti sei affaticato,
che tu non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito; 
 e io non avrei pietà di Ninive, la gran città,
nella quale si trovano più di centoventimila persone
che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra,
e tanta quantità di bestiame?»

(Giona 4:5-11 – La Bibbia)
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Serie completa pensieri sul libro di Giona

Giona 1:1-3; 3:1-3 Un messaggero riluttante
Giona 1:4-10 Il fuggitivo e l’inseguitore
Giona 1:11-16 Dall’idolatria al vero Dio
Giona 1:17-2:10 Dalla disperazione alla lode
Giona 3:3-10 Grazia senza limiti
Giona 4:1-4 Deluso da Dio
Giona 4:5-11 Lezione di grazia

Più leggo la storia di Giona e più mi rendo conto che non sono poi tanto diverso da lui.

Nonostante sapesse che Dio aveva deciso di risparmiare la città di Ninive, Giona si accampò fuori dalla città per vedere cosa sarebbe successo. Che senso aveva il comportamento di Giona? Forse sperava che Dio cambiasse idea? Non avrebbe avuto più senso ritornarsene al proprio paese a quel punto?

Non giudichiamo Giona con troppa severità, perché credo che molti di noi si comportino nello stesso modo ogni giorno. Quante volte Dio ci ha chiaramente indicato la sua volontà, eppure continuiamo a sperare che Dio cambi idea? Quante volte, convinti delle nostre ragioni,  continuiamo a stare dove non dovremmo essere, come bambini cocciuti?

Ancora una volta, ci saremmo aspettati una riprensione severa da parte di Dio, invece il Signore utilizzò un metodo didattico per riportare giona alla ragione.

Invece di dire a Giona di tornarsene a casa perché quello non era il suo posto, Dio rese più confortevole il suo soggiorno procurando a Giona un ricino che gli faceva ombra. Ovviamente Giona accolse con gioia la novità, magari pensando che Dio lo stesse benedicendo e stesse effettivamente cambiando idea….

Ma il giorno dopo, altrettanto rapidamente, Dio rese il soggiorno di Giona difficile, rimuovendo l’ombra del ricino e rendendo il clima insopportabile. A quel punto Giona ripiombò nello sconforto, desiderando di nuovo la morte,  probabilmente rassegnato al fatto che Dio lo stava giudicando per il suo comportamento.

Cosa intese insegnare Dio a Giona? Lo capiamo dalla domanda che gli rivolse: “Fai bene a irritarti così a causa del ricino?” Dio gli aveva posto una domanda analoga quando Giona si era lamentato per la salvezza di Ninive, qualche giorno prima. Gli aveva detto: “Fai bene ad irritarti così?”

In questo modo riuscì a dimostrare l’incoerenza del profeta. Infatti Giona era stato contento per essere stato salvato dal grosso pesce, e si era irritato quando la salvezza era stata concessa agli abitanti di Ninive. Ora, Dio gli aveva concesso nuovamente grazia dandogli l’ombra del ricino, quando Giona avrebbe meritato di essere ripreso per il suo comportamento, e lui l’aveva accettata con gioia. Quando invece Dio aveva fatto morire il ricino, per il quale Giona non aveva  alcun merito, né aveva faticato, Giona si era mostrato nuovamente insofferente.

In sostanza, ancora una volta Giona dimostrò di accettare con gioia la grazia immeritata che Dio gli elargiva, mentre rifiutava la correzione di Dio che, togliendogli il conforto, lo invitava di fatto ad andarsene da lì, come era giusto fare.

In questo modo Dio diede a Giona una lezione di grazia.

Giona se l’era presa tanto per una cosa da nulla che però lo interessava da vicino e aveva rivendicato le sue ragioni come se il ricino gli fosse appartenuto di diritto. Ma Giona aveva avuto un atteggiamento opposto quando Dio aveva mostrato la sua grazia verso Ninive…  Dio avrebbe dovuto lasciare morire tutte quelle persone?  Giona aveva diritto all’ombra di un ricino nonostante la sua disubbidienza, mentre quelle persone non meritavano il perdono di Dio, nonostante il loro pentimento?

Il libro di Giona si conclude proprio con la domanda di Dio alla quale non viene data una risposta. In tal modo, la riflessione rimane aperta non solo per Giona, ma anche per tutti i lettori del libro.

Come risponderemmo a quella domanda? Abbiamo compreso la lezione di grazia che Dio vuole darci?

Continueremo a prendercela quando Dio toccherà la nostra carne, protestando come se tutto ci fosse dovuto?

Continueremo a sbuffare contro Dio per il ricino che ci ha dato e poi ci ha tolto, come se fosse un nostro diritto?

E, sopratutto, saremo pronti ad utilizzare per gli altri lo stesso metro di misura che vorremmo fosse utilizzato da Dio per noi?

Dio  non prova gioia nel vedere il peccatore che va incontro alla sua rovina, ma prova gioia nell’elargire la sua misericordia verso il peccatore che si ravvede. Questo vale per Giona ma vale anche per gli abitanti di Ninive. E, che Dio sia lodato, vale anche per noi.

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