L’immensità della sua potenza Lettera agli Efesini - Episodio 4

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Questo articolo è la parte 4 di 13 nella serie Lettera agli Efesini

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«Un’eredità gloriosa

Salvati per grazia»


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Perciò anch’io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente; egli illumini glib occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi, e qual è verso di noi, che crediamo, l’immensità della sua potenza. Questa potente efficacia della sua forza egli l’ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nel cielo, al di sopra di ogni principato, autorità, potenza, signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro. Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.

(Efesini 1:15-23 – La bibbia)
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Indice generale della serie sulla lettera agli Efesini

Coloro che amano Dio sono felici di condividere la propria fede con altri e sono ancora più felici quando gli altri ricevono la buona notizia e ripongono a loro volta la fede in Gesù.

Ecco perché Paolo, nelle sue preghiere, non poteva fare altro che ringraziare Dio per la fede dei credenti a cui stava scrivendo, una fede che veniva confermata dall’amore che essi avevano per tutti i fratelli in fede, a cui egli si riferisce chiamandoli “santi”.

Ma la preghiera di Paolo non consisteva solo nel ringraziare Dio per la loro fede ma anche nel richiedere al Signore che essi maturassero nella loro conoscenza di Dio.

In particolare Paolo desiderava che Dio desse loro la sapienza necessaria per apprezzare la ricchezza di ciò a cui li aveva destinati e l’immensità della sua potenza.

Perché era così importante per loro e perché lo è anche per noi?

La vita può sopraffarci con i problemi che dobbiamo affrontare quotidianamente e, anche se siamo credenti, a volte le immagini della realtà invisibile possono essere offuscate dalle forti immagini della realtà visibile della vita di tutti i giorni.

Immersi nella nostra quotidianità, i luoghi celesti in cui Gesù è seduto alla destra del Padre possono sembrare così  lontani mentre le difficoltà della vita sembrano così concrete e incombenti...

Dio parla di vita e benedizioni, ma i nostri occhi vedono malattia e morte.

Dio parla di giustizia, ma i nostri occhi vedono il trionfo dell’ingiustizia nella società.

Dio parla di ricchezze ed eredità, ma i nostri occhi vedono enormi sacrifici da fare per arrivare a fine mese.

Abbiamo quindi bisogno di sviluppare una vista che veda aldilà delle cose visibili per apprezzare ciò che non vediamo con gli occhi fisici ma che è pur sempre reale: le benedizioni di Dio nel nostro presente e nel nostro futuro.

Paolo nei versi precedenti aveva descritto ai suoi lettori il meraviglioso piano che Dio aveva realizzato in Cristo e li aveva rassicurati sul fatto che anche loro avevano ricevuto il sigillo di Dio, lo Spirito Santo, che confermava il loro status di figli di Dio.

Ma Paolo sapeva quanto essi corressero il rischio di distogliere il loro sguardo dalle meravigliose promesse di Dio.

Essi avevano bisogno di maturare e conoscere Dio sempre di più per avere maggiore confidenza nelle sue promesse. Paolo chiedeva quindi a Dio di illuminare gli occhi del loro cuore affinché essi potessero avere sempre presente la speranza a cui Dio li aveva chiamati e destinati, la ricchezza della gloria dell’eredità che aveva riservato loro, un’eredità che riguardava tutti i santi, ovvero tutti coloro che avevano abbracciato la fede nel Dio vivente e vero così come era stata rivelata in Gesù Cristo.

Era importante che essi comprendessero l’immensa potenza del Dio in cui avevano riposto la loro fiducia. Egli era il medesimo Dio che aveva risuscitato Gesù Cristo esaltandolo, mettendo ogni cosa sotto i suoi piedi, e dandogli il dominio non solo sugli esseri umani ma anche su ogni ogni essere spirituale, compresi i suoi nemici e gli angeli ribelli e ostili (indicati qui probabilmente con i termini principato, autorità, potenza, signoria), nel presente e nel futuro, in questo mondo e nel mondo a venire.

Essi dovevano quindi tenere fissi lo sguardo sulle promesse di Dio sapendo che egli era potente da mantenere le sue promesse e da occuparsi di loro anche nella vita di tutti i giorni. Inoltre, come Cristo è risorto, anche essi sarebbero risorti un giorno!

Se abbiamo creduto in Gesù, siamo diventati parte della sua chiesa, ovvero la comunità di coloro che gli appartengono, che in questo brano viene paragonata ad un corpo di cui Gesù è il capo.

A differenza di quanto affermato da diverse filosofie del tempo (es. gnosticismo) la vera pienezza, la vera conoscenza, poteva essere trovata solo in Gesù Cristo. Egli è colui che riempie ogni cosa, che dà pienezza, significato e scopo all’intera creazione; egli ha scelto la sua chiesa che, proprio come un corpo collegato al capo, è piena espressione di Gesù Cristo in questo mondo, compiendo la missione da lui affidata.

Se la potenza di Dio si è manifestata nel nostro capo, cosa ci fa dubitare del fatto che Dio possa manifestare la medesima potenza anche per noi che costituiamo il resto del suo corpo spirituale?

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