L’inizio degli ultimi giorni Atti degli apostoli - Episodio 5

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Questo articolo è la parte 5 di 18 nella serie Atti degli apostoli

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«Il soffio di Dio

Gesù, Cristo e Signore»


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Ma Pietro, levatosi in piedi con gli undici, alzò la voce e parlò loro così:
«Uomini di Giudea, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo, e ascoltate attentamente le mie parole. Questi non sono ubriachi, come voi supponete, perché è soltanto la terza ora del giorno; ma questo è quanto fu annunciato per mezzo del profeta Gioele:
“Avverrà negli ultimi giorni”, dice Dio,
“che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona;
i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno,
i vostri giovani avranno delle visioni,
e i vostri vecchi sogneranno dei sogni.
Anche sui miei servi e sulle mie serve,
in quei giorni, spanderò il mio Spirito, e profetizzeranno.
Farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra,
sangue e fuoco, e vapore di fumo.
Il sole sarà mutato in tenebre, la luna in sangue,
prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore.
E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”.

(Atti 2:14-21 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

“Siamo proprio negli ultimi giorni!”. Non è infrequente sentire sinceri cristiani che usano questa espressione riferendosi alla situazione di degrado morale e spirituale che caratterizza il nostro tempo, una situazione che nella bibbia è associata proprio agli ultimi giorni (es. 2 Timoteo 3:1-5).

Tuttavia, quando leggiamo la bibbia con attenzione ci rendiamo conto che questa espressione ha un significato un po’ più vasto, infatti si tratta di un’espressione che può essere assoluta ma anche relativa rispetto al momento in cui viene pronunciata.

Ad esempio, per gli scrittori del nuovo testamento gli ultimi giorni erano cominciati con la venuta di Gesù, infatti quello è l’evento profetico che era stato atteso per secoli e che finalmente si era realizzato.

Quello era l’evento che divideva in due la storia. Il Re era venuto e il piano di Dio per la salvezza dell’uomo era entrato nella sua fase decisiva.

Per Pietro aveva quindi senso riferirsi al momento storico che stavano vivendo come “gli ultimi giorni”, ovvero i giorni che rimanevano fino al ritorno del Re, un tempo in cui gli esseri umani avrebbero dovuto prepararsi ad incontrarlo.

I dodici apostoli si alzarono quindi in piedi e Pietro parlò a nome di tutti loro per dare una risposta agli interrogativi che stavano animando la folla.

Dopo aver sottolineato che i discepoli non erano ubriachi, Pietro spiegò gli avvenimenti di quel giorno attraverso un brano tratto dal profeta Gioele che aveva annunciato proprio ciò che sarebbe accaduto negli “ultimi giorni”.

Per comprendere le parole di Pietro dobbiamo ripercorrere a grandi linee la profezia di Gioele. Un’invasione di cavallette aveva distrutto tutto il raccolto in Giuda causando una grave carestia (Gioele 1). Il profeta Gioele aveva utilizzato questo avvenimento per avvertire Giuda circa la necessità di pentirsi e tornare al Signore (Gioele 2:12-17) per scampare al giudizio di Dio che si  sarebbe manifestato in maniera ancora più severa in un futuro “giorno del Signore grande e terribile” (Gioele 2:11, 2:31, 3:14). Gioele invitò quindi ad umiliarsi davanti a Dio e a tornare con sincerità al Signore.   Se il popolo fosse tornato a Dio, il Signore avrebbe continuato a fare cose grandi in mezzo a loro (2:20-21), benedicendoli con la pioggia e compensandoli delle annate che erano state divorate dagli insetti (2:23-27). Quando fosse venuto ancora un “giorno del Signore”, ovvero un giorno in cui Dio avrebbe manifestato la sua ira verso tutti i suoi nemici, loro avrebbero potuto essere al sicuro perché il Signore sarebbe stato il rifugio per il suo popolo (Gioele 3:16).

Le parole che Pietro citò nel giorno di pentecoste ovvero Gioele 2:28-32 sono proprio le promesse che accompagnano la benedizione di Dio per il popolo che avrebbe risposto all’appello di Gioele tornando al Signore (2:12-13).

Non sorprende quindi che Pietro abbia citato quei versi perché egli aveva compreso che la storia era entrata in un momento decisivo, un momento in cui Israele aveva l’opportunità di tornare a Dio in modo da allontanare il giudizio di Dio, accogliendo Gesù il Re Messia che Dio aveva mandato loro. Pietro e gli altri discepoli avevano infatti accolto il Messia e Pietro aveva visto con i suoi occhi che il Signore aveva mandato il suo Spirito Santo non solo su alcuni di loro ma proprio su ognuno di loro (testimoniato dalle lingue di fuoco che si erano posate su ciascuno), uomini e donne, giovani o anziani, apostoli che erano stati con Gesù per anni o discepoli che si erano aggiunti al gruppo solo nelle ultime ore.  Così  Pietro, guidato dal Signore,  pensò alle parole di Gioele che parlavano proprio di un’opera generalizzata dello Spirito Santo non solo su un singolo profeta come poteva essere Gioele o su un piccolo gruppo di eletti ma proprio “su ogni persona”, vecchi e giovani, uomini e donne che avrebbero profetizzato, ovvero parlato da parte di Dio. Non era proprio ciò che stava accadendo in quel giorno?

Per Pietro era chiaro che con la venuta del Re erano cominciati gli ultimi giorni che precedevano il “grande e terribile giorno del Signore”, il giorno in cui Dio avrebbe giudicato tutti gli uomini.  Ma Dio aveva mantenuto le promesse e aveva benedetto con lo Spirito Santo coloro che erano tornati a lui con tutto il loro cuore. Inoltre il vento, le lingue di fuoco, il miracolo delle lingue che avevano accompagnato lo Spirito Santo in quel giorno non erano forse prodigi che facevano proprio pensare a ciò che Gioele aveva detto: “Farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra…”?

Qualcuno potrebbe osservare che Gioele aveva letteralmente parlato di “sangue e fuoco, e vapore di fumo”, di “sole mutato in tenebre” e di “luna mutata in sangue”, cose che non sembra fossero avvenute in quel giorno… Ma se foste stati al posto di Pietro in quel giorno non vi sareste forse aspettati che quello fosse solo l’antipasto, l’inizio degli ultimi giorni e che quindi fosse lecito aspettarsi che i segni continuassero finché fosse venuto “il grande e glorioso giorno del Signore”?

Che l’ipotesi di Pietro fosse corretta lo comprendiamo da quanto in seguito avrebbe scritto anche l’apostolo Giovanni in Apocalisse 6:12 “il sole diventò nero come un sacco di crine, e la luna diventò tutta come sangue” alludendo in maniera evidente proprio alla profezia di Gioele nel descrivere segni che anticipavano il ritorno di Cristo. Ciò che la profezia di Gioele descrive in poche righe come avvenimenti legati agli “ultimi giorni” abbraccia quindi un periodo di tempo che andava dall’ascensione di Gesù fino alla sua seconda venuta!

Sì, ciò che accadde in quel giorno di Pentecoste era solo l’inizio degli ultimi giorni e noi viviamo ancora nel tempo che precede il ritorno di Cristo, un tempo che sarà ancora caratterizzato da segni e prodigi straordinari.

In quel giorno Pietro, citando Gioele, aveva ricordato a tutti i presenti che “chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”, quindi anche loro potevano sfuggire all’ira di Dio e sperimentare ciò che i discepoli avevano sperimentato quel giorno, diventando partecipi dello Spirito Santo e godendo un’unione particolare con Dio.

Per la grazia di Dio l’offerta fatta a coloro che erano presenti alla predicazione di Pietro in quel giorno di Pentecoste si è estesa ed è giunta anche a noi a distanza di tanti secoli.  Leggendo il libro degli Atti capiremo proprio in quale modo tale offerta avrebbe cominciato a diffondersi partendo da Gerusalemme per raggiungere le estremità della terra.  Intanto ringraziamo il Signore perché anche noi possiamo invocare il nome del Signore e ricevere la salvezza, anche noi possiamo godere quell’unione particolare con Dio attraverso la presenza dello Spirito Santo nella nostra vita.  Grazie Signore per questa grande opportunità che ci hai dato!

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