Te lo voglio proprio dire Prima lettera di Giovanni - Episodio 1

Questo articolo è la parte 2 di 17 nella serie Prima lettera di Giovanni

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Quel che era dal principio,
quel che abbiamo udito,
quel che abbiamo visto con i nostri occhi,
quel che abbiamo contemplato
e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita
(poiché la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata)
quel che abbiamo visto e udito,
noi lo annunziamo anche a voi,
perché voi pure siate in comunione con noi;

e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo.
Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia completa.

(1Giovanni 1:1-4 – La Bibbia)

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Indice generale della serie sulla prima lettera di Giovanni

Quel che abbiamo visto.
Quel che abbiamo udito.
Quel che abbiamo contemplato.
Quel che abbiamo toccato.

Questa lettera comincia enfatizzando un concetto molto importante per l’apostolo Giovanni, un concetto ribadito anche nel suo vangelo: l’importanza della testimonianza oculare.

In queste frasi Giovanni mette l’accento sull’informazione di prima mano che stava offrendo ai suoi lettori. Egli ci teneva a sottolineare che il suo messaggio non si basava su un “sentito dire”, non stava andando dietro a favole o racconti. Egli si stava basando su ciò che aveva sperimentato in prima persona insieme agli altri apostoli.

Cosa avevano visto? Cosa avevano udito? Cosa avevano toccato? Quello che era dal principio ovvero la parola della vita che si è manifestata corporalmente nella persona di Gesù.

La verità si è incarnata, la vita eterna che era presso il Padre è stata manifestata: questa è la buona notizia che andava estesa a più persone possibili. Giovanni ne era testimone, aveva conosciuto Gesù e il suo desiderio era quello di annunziarlo a tutti!

Giovanni parla di qualcosa che conosce molto bene. Il giovane a cui Gesù aveva affidato sua madre molti anni prima, era ormai un uomo anziano che sentiva il bisogno di ricordare ai credenti della nuova generazione come stavano davvero le cose. Giovanni aveva scritto questa lettera proprio perché dottrine anticristiane si stavano infiltrando nella chiesa ed egli comprendeva molto bene la necessità di restare fedeli al messaggio originale, di mantenere la speranza e di vivere con coerenza la fede cristiana.

Giovanni desiderava che il suo messaggio di testimone oculare ravvivasse nei suoi primi lettori la fede e rendesse più forte e completa la loro comunione con Dio e tra di loro.

Giovanni era spinto dall’urgenza di estendere ad altri la buona notizia affinché anche essi avessero comunione completa con Dio, con il Padre e con il Figlio, in modo da essere partecipi della medesima gioia della salvezza. Egli stava invitando i suoi lettori ad avere una relazione con il Padre e con il Figlio, ricevendo la vita eterna che si è manifestata corporalmente nel Messia Gesù.

Sapere che altri sono partecipi del medesimo vangelo avrebbe reso la gioia di Giovanni davvero completa. D’altra parte la
gioia del cristiano non è una gioia egoistica ma una gioia inclusiva che gioisce nel condividere con altri il vangelo
, gioisce nel vedere la grazia di Dio che opera anche negli altri, gioisce quando anche gli altri gioiscono.

È implicito in questi versi un concetto che Giovanni ribadisce sia nel suo vangelo che nelle altre sue lettere, ovvero il fatto che non è possibile avere comunione con il Padre senza il Figlio. Come Gesù aveva detto in Giovanni 5:23, era necessario che tutti onorassero il Figlio come onoravano il Padre perché “Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato.”

Alcuni termini usati da Giovanni, ad esempio “Quel che era dal principio” e “la parola della vita”, ci ricordano l’inizio del prologo del vangelo di Giovanni che aveva proprio insistito sulla preesistenza di Cristo e sulla sua divinità: “nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.”

D’altra parte Giovanni con questa sua lettera intendeva proprio combattere le dottrine anticristiane che si stavano infiltrando nella chiesa. Tali dottrine sminuivano la persona di Gesù negando la sua divinità, portando scompiglio tra i cristiani.

Le parole di Giovanni si rivolgevano ai suoi primi lettori ma si rivolgono anche a noi. È come se Giovanni stesse dicendo ad ognuno di noi: “Te lo voglio proprio dire perché è qualcosa di molto importante! C’è qualcosa di più, esiste una vita oltre la vita biologica, una vita eterna che si è manifestata nella persona di Gesù Cristo e io ne sono testimone oculare. La nostra comunione deve essere con il Padre e con il Figlio!

L’appello di Giovanni è molto accorato. Come risponderai a questo appello? Puoi dire di provare la gioia piena che appartiene a tutti coloro che sanno di avere la vita eterna? Puoi dire di aver sperimentato la medesima comunione con Dio di cui Giovanni stava parlando? Hai compreso davvero chi era Gesù, cosa ha fatto per te e cosa vuole fare in te e attraverso di te?

Se la tua risposta è affermativa hai anche la grande responsabilità di raccogliere il testimone che Giovanni, attraverso questo breve scritto ha voluto lasciarti. Infatti, da circa venti secoli, a partire dai testimoni oculari come Giovanni, tale testimonianza è giunta fino a noi e abbiamo la responsabilità e la gioia di poterla condividere con gli altri e di difenderla dalle false dottrine che sminuiscono la persona e l’opera di Gesù il Messia ancora oggi.

Il messaggio del vangelo non è cambiato, la buona notizia che riguarda Gesù il Messia è valida per la nostra generazione così come lo era per la generazione di Giovanni. La medesima gioia che Giovanni provava può essere la nostra proprio ora.

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