L’ora del tradimento Evangelo di Giovanni - Episodio 68

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Questo articolo è la parte 68 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Affinché il mondo creda

Perché mi percuoti?»


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Dette queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Chedron, dov’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli.
Giuda, che lo tradiva, conosceva anche egli quel luogo, perché Gesù si era spesso riunito là con i suoi discepoli. Giuda dunque, presa la coorte e le guardie mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, andò là con lanterne, torce e armi.
Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro. Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra.
Egli dunque domandò loro di nuovo: «Chi cercate?» Essi dissero: «Gesù il Nazareno». Gesù rispose: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi». E ciò affinché si adempisse la parola che egli aveva detta: «Di quelli che tu mi hai dati, non ne ho perduto nessuno».
Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la prese e colpì il servo del sommo sacerdote, recidendogli l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Ma Gesù disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero; non berrò forse il calice che il Padre mi ha dato?»

(Giovanni 18:1-11 – La Bibbia)
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Era giunta l’ora del tradimento.

Era giunta l’ora che Gesù aveva già annunciato ai discepoli.

Infatti Gesù non fu stato colto di sorpresa e, se avesse voluto evitare di essere arrestato avrebbe potuto farlo facilmente. Colui che con la sua parola fece indietreggiare e cadere in terra quelle guardie, non poteva sottrarsi loro se solo lo avesse voluto? La risposta è ovvia.

Ancora una volta il testo sottolinea la volontarietà di ciò che Gesù stava per fare. È proprio su questa volontarietà che si basa la buona notizia: Gesù stava per morire perché lui aveva scelto che fosse così, perché quello era il piano di Dio. In precedenza, Gesù era stato chiaro in proposito: “Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio” (Gv 10:17-18).

Non ci troviamo di fronte ad un uomo che ha fatto del bene a tanti e poi è stato tradito e ucciso, come molti pensano. Ci troviamo invece davanti al disegno di Dio che, ben prima che il mondo fosse, aveva stabilito quale sarebbe stato il prezzo del riscatto per il peccato dell’uomo.

Il brano evidenzia infatti la perfetta conoscenza di Gesù. Egli agì “ben sapendo tutto quello che stava per accadergli”. Poi, lungi dal tirarsi indietro, fu Gesù a prendere l’iniziativa nel farsi avanti con le guardie, dimostrando di essere pronto ad affrontarli: “Chi cercate?”.

Infine la sua risposta non fu quella di chi aveva paura ma quella di chi aveva ogni cosa sotto il suo controllo. Nella sua risposta alle guardie “Io sono” si assunse la piena responsabilità con una determinazione e una potenza particolare, la potenza che solo la presenza di Dio stesso può sortire. La potenza di Dio che operava in Gesù pregnava tale risposta al punto che le guardie furono sopraffatte. Investite da tale potenza divina, soprannaturale, le guardie indietreggiarono e caddero per terra. A quel punto era chiaro che quelle persone non avrebbero potuto mettere le mani addosso a Gesù se egli non lo avesse permesso loro. Allora li incalzò ancora una volta: «Chi cercate?»

Alla loro risposta, Gesù confermò ancora una volta di essere lui quello che cercavano. Doveva essere chiaro a tutti che Egli si stava consegnando loro volontariamente, in pieno possesso delle sue facoltà, avendo ogni cosa sotto il suo controllo. Se dal punto di vista umano quella era l’ora del tradimento, dal punto di vista divino quella era l’ora per cui l’incarnazione stessa era avvenuta, l’ora in cui Gesù avrebbe bevuto il calice che il Padre gli aveva dato. Senza quell’ora la missione di Gesù non poteva compiersi. Gesù, sapendo queste cose, poco tempo prima aveva affermato: “Ora, l’animo mio è turbato; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest’ora.” (Gv 12:27)

Era l’ora del tradimento ma non era l’ora della sconfitta.

Era l’ora del tradimento ma tutto stava procedendo secondo il piano di Dio.

Pietro non aveva ancora chiaro tutto ciò, e il suo tentativo di difendere il maestro con la spada lo dimostra in maniera evidente. Ma Pietro, in quella notte, non poté fare nulla per proteggere il suo maestro. Al contrario fu ancora una volta il maestro a difendere i suoi preoccupandosi di proteggerli fino alla fine per non perdere nessuno di quelli che il Padre gli aveva dato. “Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi”.

Fino alla fine il divino maestro ci ha mostrato la sua determinazione a glorificare il Padre, non cercando di proteggere se stesso ma proteggendo quelli che gli erano stati affidati.

Egli era colui che aveva reclamato di essere quello attraverso cui gli altri potevano vedere il Padre, avere un rapporto con il Padre, avere vita eterna.

Egli era colui che aveva detto di essere il pane della vita, la luce del mondo, la porta attraverso cui dovevano passare le pecore, il buon pastore che avrebbe dato la sua vita per le pecore, la risurrezione, la via, la verità e la vita, la vite attraverso cui i tralci avrebbero ricevuto la linfa vitale.

Egli era colui alla cui sola parola le guardie dovettero retrocedere e cadere.

Egli era il Figlio di Dio venuto per dare la sua vita per noi e l’ora del tradimento si sarebbe presto trasformata nell’ora della vittoria, attraverso cui la vita eterna è giunta fino a noi.

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