L’ora della decisione Evangelo di Giovanni - Episodio 27

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Questo articolo è la parte 27 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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Perciò molti dei suoi discepoli, dopo aver udito, dissero: «Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?» Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano di ciò, disse loro: «Questo vi scandalizza? E che sarebbe se vedeste il Figlio dell’uomo ascendere dov’era prima? È lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma tra di voi ci sono alcuni che non credono». Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre».
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.
Perciò Gesù disse ai dodici: «Non volete andarvene anche voi?» Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Gesù rispose loro: «Non ho io scelto voi dodici? Eppure, uno di voi è un diavolo!» Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota, perché questi, uno dei dodici, stava per tradirlo.

(Giovanni 6:60-71 – La Bibbia)
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Le parole di Gesù avevano sconvolto anche i suoi discepoli. D’altra parte, come abbiamo visto in precedenza, Gesù aveva appena invitato le persone a mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Non sareste rimasti sconvolti anche voi?

Quelle parole erano dure, difficili da accettare se non si aveva la chiave interpretativa giusta e se non ci si fidava completamente di Gesù. Gesù parlò in quel modo proprio per stimolare la folla e i suoi discepoli a considerare che se avessero voluto riconoscerlo come Messia, dovevano rinunciare alla loro idea di Messia e accettare l’idea di Dio.

Fino a quel momento molti di loro erano stati attratti dai suoi miracoli ed erano pronti ad accoglierlo come il Re che li avrebbe liberati dai Romani, migliorando le loro condizioni di vita attuali, ma erano pronti ad avere fiducia in Lui anche quando i suoi discorsi parlavano di realtà spirituali e del modo in cui egli avrebbe dato loro vita eterna? Erano pronti a fidarsi di Lui al punto da accettare anche il fatto che il Messia sarebbe morto su una croce? Sarebbero stati pronti in quel senso ad appropriarsi della sua carne e del suo sangue, riconoscendo il valore del suo sacrificio per la loro salvezza?

Il ministero di Gesù stava entrando nella sua fase decisiva e stava giungendo l’ora della decisione per quelli che fino a quel momento lo avevano seguito. La croce, un Messia che muore, sarebbe stata uno scandalo per la maggior parte di loro. Le parole difficili di Gesù servivano proprio a prepararli allo scandalo della croce, cercando di scardinare le loro certezze per portarli ad avere completa fiducia in lui, anche quando le cose fossero andate diversamente da quello che essi si aspettavano.

Gesù aveva detto di provenire dal cielo e questo li aveva scandalizzati. Sarebbero stati pronti a credere se lo avessero visto tornare in cielo, cosa che sarebbe in effetti avvenuta dopo la sua risurrezione? Sarebbero stati convinti? Gesù li stava invitando a fidarsi di lui e a credere alle sue parole. Al momento non potevano comprendere i dettagli ma, in seguito, quando le cose di cui Gesù stava parlando si fossero realizzate, essi avrebbero capito. La chiave per comprendere le parole che i discepoli consideravano difficili da accettare stava nell’aprirsi all’opera dello Spirito e accettare la testimonianza del Padre. È lo spirito che vivifica, quindi le parole di Gesù andavano comprese attraverso la mediazione dello Spirito, non con la carne, ovvero con i semplici ragionamenti umani. La ragione li portava a rifiutare le parole di Gesù considerate incomprensibili e inaccettabili, ma lo Spirito Santo, in seguito, avrebbe aperto loro gli occhi sulle realtà spirituali di cui Gesù stava parlando, cosa che in effetti sarebbe poi avvenuta come vedremo. Ma era essenziale che in quel momento essi credessero a ciò che Gesù stava dicendo e si fidassero di lui.

Diventava quindi importante per i discepoli accettare la testimonianza che il Padre stava rendendo al Figlio attraverso i segni e i miracoli, credendo anche alle parole di Gesù per quanto strane e difficili esse potessero essere. Solo in quel modo essi potevano essere salvati, come Gesù ribadì: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre».

Purtroppo però, come osservò Gesù, tra di loro c’erano alcuni che non credevano. Molti di loro si arresero, non accettarono la sfida che Gesù stava lanciando loro, si tirarono indietro e smisero di seguirlo. Le parole di Gesù erano inaccettabili e non confermavano la loro idea di Messia. In quel momento, pur avendo visto segni e miracoli, essi rifiutavano Gesù, rifiutando quindi la testimonianza che Dio aveva resa a suo Figlio e indurendo i propri cuori.

Anzi Gesù sapeva che addirittura uno tra i dodici scelti come apostoli, Giuda, figlio di Simone Iscariota, lo avrebbe tradito dimostrando, in maniera ancora più palese degli altri, la sua incredulità nei confronti di Gesù. Giuda non avrebbe tratto alcun vantaggio dal privilegio dell’essere stato scelto da Gesù per stare al suo fianco e per vedere le sue opere da vicino per molto tempo, e questo la dice lunga sulla durezza del cuore dell’uomo. Gesù in questo brano si riferisce a Giuda proprio come un “diavolo”, parola che letteralmente significa un “falso accusatore”, un “diffamatore”. L’incredulità di Giuda lo portò infatti a rifiutare Gesù e a tradirlo, accettando quindi la bugia di Satana, il diffamatore per eccellenza.

L’unica nota positiva del brano è la bella risposta di Pietro quando Gesù chiese anche a lui e agli altri undici se volevano andarsene anche loro. Egli aveva aperto il suo cuore alla rivelazione del Padre, aveva visto tutto ciò che Gesù aveva fatto e aveva compreso che valeva la pena fidarsi di lui perché Gesù era il Santo di Dio, il Messia scelto da Dio, e le sue parole erano vere, parole che non si riferivano solo ad aspetti materiali di questa vita ma si riferivano alla vita eterna! La risposta di Pietro è la dimostrazione che i cartelli indicatori, i segni che Gesù aveva fatto, parlavano chiaro per coloro che avevano orecchie per udire e indicavano che Gesù era davvero il Messia. Se Gesù era il Messia, le sue parole, per quanto dure, andavano credute e accettate. Tra tanti che avevano udito ma non compreso, Pietro dimostrò di essere un uomo che aveva udito e creduto alla testimonianza del Padre ed era quindi andato a Gesù.

Noi sappiamo che le parole di Gesù si realizzarono. Egli era stato inviato da Dio per dare vita eterna, dando la sua vita come prezzo di riscatto per i peccati di tutta l’umanità. Siamo di quelli che come Pietro abbiamo creduto alle parole di Gesù e ci fidiamo di Lui per la nostra salvezza, oppure siamo di quelli che scrollano le spalle e se ne vanno pensando che non valga la pena seguire Gesù? Duemila anni fa quelle persone fecero la loro scelta. Adesso è l’ora della decisione anche per noi.

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