Luce e tenebre Prima lettera di Giovanni - Episodio 2

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Questo articolo è la parte 2 di 17 nella serie 1 lettera di Giovanni

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«Te lo voglio proprio dire

Sei senza peccato?»


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Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che vi annunziamo:
Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre.
Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre,
noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità.
Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce,
abbiamo comunione l’uno con l’altro,
e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.

(1Giovanni 1:5-7 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sulla prima lettera di Giovanni

Nei primi versi della lettera, Giovanni aveva espresso il desiderio che i suoi lettori avessero piena comunione con Dio, una comunione che doveva essere con il Padre e con il Figlio (vedi 1 Gv 1:3).

Essere in comunione con Dio significa avere una relazione con lui, divenendo partecipi della sua vita, ovvero della sua natura e delle sue caratteristiche. Ne consegue che per Giovanni non aveva alcun senso dichiarare di essere in comunione con Dio se poi il proprio comportamento non rispecchiava tale relazione con Dio.

Dio è luce, in lui non ci sono tenebre. Luce e tenebre si escludono a vicenda. Le tenebre infatti caratterizzano l’assenza di luce. Chi ha una relazione con Dio diventa partecipe di quella luce, e diventa egli stesso portatore di luce verso il mondo riflettendo la luce di Dio. Come potrebbe allora vivere nelle tenebre? Giovanni non aveva dubbi: chiunque dicesse di avere una relazione con Dio, continuando a manifestare tenebre nella propria vita, stava mentendo.

La comunione con Dio non può essere solo un concetto teorico ma ha delle implicazioni concrete e visibili nella vita del credente. Per Giovanni, quindi, il comportamento non poteva esser scisso dalla propria confessione di fede ma doveva rispecchiare la nuova vita di Cristo nel credente. Se la luce era presente, in qualche modo doveva emergere.

I credenti ai tempi di Giovanni dovevano quindi guardarsi dall’eresia di chi diceva di avere una relazione con Dio e poi lo negava attraverso i fatti.

Purtroppo, se ci pensiamo bene, è un’eresia molto diffusa anche ai giorni nostri soprattutto in occidente. Spesso il cristianesimo si riduce ad un insieme di credenze totalmente slegate dal proprio modo di vivere. Si parla molto di ciò che Gesù Cristo ha fatto per noi ma sembra che si dia scarsa importanza a ciò che egli dovrebbe operare in noi se davvero gli apparteniamo!

La relazione con Dio è una relazione che trasforma, non una relazione che lascia indifferenti. Infatti se abbiamo comunione con Dio, condividiamo il suo carattere attraverso lo Spirito Santo che abita in noi. Espresse bene questo concetto l’apostolo Paolo quando scrisse in Galati 2:20: “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me.”

Cristo vive in me. Se questo è vero, allora egli manifesterà la sua luce attraverso di me e questa luce sarà visibile anche agli altri.

Infatti il nostro modo di relazionarci con gli altri è uno degli aspetti che dovrebbe evidenziare di più l’azione di Dio nella nostra vita.

In particolare Giovanni osservò che se camminiamo nella luce, abbiamo comunione gli uni con gli altri. Ciò non significa che in alcuni momenti della loro vita i credenti non possano avere problemi relazionali tra di loro, ma in linea di massima è proprio nel loro modo di relazionarsi (e anche di risolvere eventuali problemi) che la luce di Dio può manifestarsi in maniera chiara. Infatti i credenti hanno in comune la medesima luce e dovrebbero relazionarsi tra di loro lasciando che quella luce fluisca.

Come vedremo, più avanti in questa lettera, Giovanni affermò che non possiamo dire di avere comunione con Dio se non siamo neanche in grado di amare i nostri fratelli. D’altra parte Gesù stesso aveva detto in maniera chiara che le relazioni che i credenti avrebbero avuto tra loro sarebbero stati il migliore strumento per portare la luce del vangelo agli altri: “Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

Ciò non significa che i cristiani non pecchino o non siamo mai disubbidienti. Però essi hanno in loro lo Spirito Santo che li guida e li aiuta nel vivere onorando il Signore il più possibile, anche nelle relazioni tra loro. E quando cadono, lo Spirito Santo in loro li portaa riconoscere e a confessare il proprio peccato proprio per recuperare una piena comunione con Dio. Anche in quel caso, essi non devono temere nulla perché Gesù Cristo ha dato la sua vita per loro proprio per purificarli da ogni peccato e cancellare il loro debito nei confronti di Dio.

Che Dio ci guidi nel manifestare la luce in un mondo in cui dominano le tenebre, cominciando proprio nel mostrare amore gli uni verso gli altri. In un’epoca come la nostra in cui prevale l’individualismo, c’è grande bisogno di credenti sinceri che vivano in comunione con Dio ma anche in comunione tra di loro. Non illudiamoci, come abbiamo letto, se camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità.

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