Mentre la società si sgretola

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Ahimé! io mi trovo come dopo la raccolta dei frutti,
come dopo la racimolatura, quando è finita la vendemmia;
non c’è più grappolo da mangiare;
io desidero invano un fico primaticcio.
L’uomo pio è scomparso dalla terra;
non c’è più gente retta fra gli uomini;
tutti stanno in agguato per spargere il sangue,
ognuno dà la caccia con la rete a suo fratello.
Le loro mani sono pronte al male, per farlo con ogni cura;
il principe ha delle pretese, il giudice si lascia corrompere,
il potente manifesta la sua ingordigia e ordiscono così le loro trame.
Il migliore di loro è simile a un rovo;
il più retto è peggiore di una siepe di spine.
Il giorno annunziato dalle tue sentinelle,
il giorno della tua punizione viene; allora saranno nella costernazione.
Non fidatevi del compagno, non riponete fiducia nell’amico intimo;
sorveglia la porta della tua bocca davanti a colei che riposa sul tuo petto.
Perché il figlio offende il padre, la figlia insorge contro la madre,
la nuora contro la suocera e i nemici di ciascuno sono quelli di casa sua.
Quanto a me, io volgerò lo sguardo verso il SIGNORE,
spererò nel Dio della mia salvezza;
il mio Dio mi ascolterà.

(Michea 7:1-7 – La Bibbia)

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“Dove andremo a finire?” Ovunque tendiamo l’orecchio sentiremo qualcuno che pronuncia questa frase, lamentandosi per il degrado della società, per la classe politica corrotta, per la situazione economica, per lo sfruttamento delle classi più ricche nei confronti di quelle più povere.

I più anziani d’età ricordano i bei tempi in cui le cose andavano meglio, le persone erano più solidali le une con le altre e più oneste con il prossimo, le famiglie erano più unite…

Leggendo questi versi di Michea, si rimane meravigliati di quanto le sue parole suonino attuali.

Come un uomo che, giunto in una vigna dopo la vendemmia, cercasse ancora dei grappoli d’uva, Michea cercava qualche persona pia, qualche uomo retto che praticasse la giustizia, in una società che si stava sgretolando dal punto di vista morale. Ma ovunque guardasse, egli vedeva violenza, malvagità, corruzione. Coloro che avrebbero dovuto garantire la giustizia, capi del popolo, principi, giudici, uomini potenti, erano i primi a cercare i propri interessi piuttosto che quelli della collettività.

La società era talmente corrotta che non ci si sarebbe potuto fidare nemmeno dell’amico più caro o della propria moglie, dei propri parenti o addirittura dei propri figli.

Michea era triste per la condizione in cui la sua nazione si trovava, sapendo che presto sarebbe venuto il giorno in cui Dio li avrebbe giudicati.
Egli aveva cercato invano di avvertire i suoi connazionali del giudizio imminente da parte di Dio nel caso in cui avessero continuato a vivere nell’ingiustizia e nel peccato ma, come era accaduto a tanti altri profeti, il suo messaggio era stato oggetto di scherno ed egli era stato invitato a tacere (Michea 2:6). D’altra parte, le persone preferivano ascoltare messaggeri più concilianti (Michea 3:5).

Che siamo credenti oppure no, se siamo onesti, vedremo in questa descrizione di Michea molte similitudini con la nostra società. Ciò dovrebbe farci riflettere perché dimostra che l’uomo, in ogni epoca, quando si allontana da Dio, ottiene sempre lo stesso risultato: la famiglia si sgretola, la corruzione dilaga, l’ingiustizia e l’immoralità dettano legge, il male viene chiamato bene e viceversa, non ci si può fidare di nessuno.

La nostra società è pronta per il giudizio di Dio. Michea, in una società simile, non poteva fare altro che volgere lo sguardo verso il SIGNORE, riponendo la propria speranza nel Dio che poteva salvarlo, sicuro che il suo Dio lo avrebbe ascoltato.

Come credenti abbiamo la stessa speranza di Michea e non abbiamo paura del giudizio. Tu hai la medesima speranza, sei in pace con Dio, o sarai sommerso dal giudizio insieme a tutti gli altri?

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