Mi ricordo di te Lettera a Filemone - Episodio 2

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Questo articolo è la parte 2 di 6 nella serie Lettera a Filemone

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«Compagni d’armi

Chiedetemi tutto ma non questo!»


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Io ringrazio continuamente il mio Dio,
ricordandomi di te nelle mie preghiere,
perché sento parlare dell’amore
e della fede che hai
verso il Signore Gesù e verso tutti i santi
(…)
Infatti ho provato una grande gioia e consolazione
per il tuo amore,
perché per opera tua, fratello,
il cuore dei santi è stato confortato.

(Filemone 1:4-5,7 – LA BIBBIA)
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Serie completa pensieri sull’epistola di Paolo a Filemone

Filemone 1-3 Compagni d’armi
Filemone 4-5,7 Mi ricordo di te
Filemone 6-14 Chiedetemi tutto ma non questo!
Filemone 10, 12-13 I fantasmi del passato
Filemone 10-11, 15-21 Anche gli altri cambiano
Filemone 22-24 Compagni di prigionia

Le nostre preghiere sono spesso molto egoistiche, incentrate su noi stessi,  sui nostri problemi, su ciò di cui abbiamo bisogno. A volte ci comportiamo come se tutto dipendesse da noi, come se tutto girasse intorno a noi, come se fossimo l’ombelico dell’universo. Quante volte mi sono ritrovato a pregare solo per me stesso,  dimenticandomi di tutto il resto!

A volte le nostre vedute sono così ristrette da non riuscire ad apprezzare neanche l’opera di Dio aldilà del nostro piccolo orticello. Siamo così concentrati su noi stessi da non accorgerci di come Dio sta operando intorno a noi, anche attraverso gli altri.

Un aspetto importante della preghiera, spesso trascurato, è proprio il ringraziamento verso il Signore per le cose positive che Dio sta facendo attraverso gli altri, saper gioire per ciò che gli altri stanno facendo di buono con l’aiuto di Dio.

In questi versi Paolo dichiara proprio di provare una grande gioia e consolazione perché sentiva parlare dell’amore e della fede di Filemone. Filemone stava mostrando la sua fede nel modo in cui agiva con amore nel proprio servizio, mettendosi a disposizione degli altri ed essendo quindi di conforto agli altri.  La gioia di Paolo era talmente grande che egli non poteva fare a meno di ringraziare Dio continuamente per Filemone e per la sua opera.

Nel resto della lettera Paolo avrebbe chiesto a Filemone di fare qualcosa che richiedeva davvero un amore straordinario, ma Paolo sapeva che Filemone era proprio la persona giusta a cui fare questa richiesta perché aveva già mostrato di avere un grande amore che lo portava a servire gli altri! L’amore che Filemone stava mostrando costituisce proprio la base sulla quale Paolo costruirà il resto della lettera.

È incoraggiante sapere che siamo potuti essere di conforto e aiuto a qualcuno, vero? È bello quando qualcuno ci ringrazia, anche a distanza di tempo, dicendo: “Mi ricordo di te e di ciò che hai fatto”. Quando Filemone lesse le parole di Paolo, credo che anche lui fu molto incoraggiato da questi pensieri.

Chissà quante volte ci siamo ricordati in preghiera del male che altri ci hanno fatto, chiedendo magari a Dio di aiutarci a risolvere i problemi che altri ci hanno causato, ma con quale frequenza ci ricordiamo degli altri per le cose belle che ci hanno dato e per la loro fedeltà? E quante volte, come ha fatto Paolo, abbiamo espresso a parole il nostro apprezzamento verso l’opera degli altri?

Credo che un discepolo di Gesù Cristo, man mano che matura, dovrebbe sperimentare un cambiamento in questo senso. La sua attenzione dovrebbe spostarsi sempre di più  verso coloro che lo circondano e sempre meno verso se stesso. I suoi occhi dovrebbero essere aperti per riconoscere i bisogni degli altri, imparando a ringraziare per loro e ad intercedere per loro.

Ringrazio il Signore perché, anche se devo ancora migliorare molto in questo, lui mi sta insegnando a gioire e ringraziare il Signore per le persone che ho conosciuto, per la loro crescita, per la loro fede, per il bene che hanno fatto a me o ad altri. Sto imparando a ricordarmi degli altri anche per le cose buone. Questo sta cambiando la mia prospettiva facendomi scoprire che ci sono molti motivi e molte persone per cui ringraziare il Signore, molti di più di quanto avrei mai potuto immaginare quando ero completamente ripiegato su me stesso.

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