Montagne russe

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…abbandonarono il SIGNORE e servirono Baal e gli idoli di Astarte.
L’ira del SIGNORE si accese contro Israele ed egli li diede in mano ai predoni, che li spogliarono;
li vendette ai nemici che stavano loro intorno, in modo che non poterono più resistere di fronte ai loro nemici.
Dovunque andavano, la mano del SIGNORE era contro di loro a loro danno,
come il SIGNORE aveva detto, come il SIGNORE aveva loro giurato;
e la loro tribolazione fu molto grande.
Il SIGNORE allora fece sorgere dei giudici, che li liberavano dalle mani di quelli che li spogliavano.
Ma neppure ai loro giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dèi e si prostravano davanti a loro.
Abbandonarono ben presto la via percorsa dai loro padri, i quali avevano ubbidito ai comandamenti del SIGNORE;
ma essi non fecero così.
Quando il SIGNORE suscitava loro dei giudici, il SIGNORE era con il giudice
e li liberava dalla mano dei loro nemici durante tutta la vita del giudice;
poiché il SIGNORE aveva compassione dei loro gemiti a causa di quelli che li opprimevano e angariavano.
Ma quando il giudice moriva, tornavano a corrompersi più dei loro padri,
andando dietro ad altri dèi per servirli e prostrarsi davanti a loro;
non rinunziavano affatto alle loro pratiche e alla loro caparbia condotta.

(Giudici 2:13-19 – La Bibbia)
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Conosco delle persone che passano la loro vita spirituale tra continui alti e bassi.

Un giorno il loro umore è alle stelle, si sentono in perfetta comunione con Dio, pronti a fare qualunque cosa il Signore chiedesse loro. Se li incontri in quei giorni ti sentirai travolgere dal loro entusiasmo.

Però, se li incontri qualche giorno dopo, quelle stesse persone sembrano apatiche, svolgiate, l’ombra di quelle persone piene di energia che avevi incontrato qualche giorno prima. Non hanno neanche voglia di pregare, di lodare il Signore, la loro mente è totalmente presa da altre cose.

Queste “Montagne russe” non sono indice di una buona salute spirituale.

Leggendo questi versi, si nota che, in maniera collettiva, il popolo di Israele nel periodo dei Giudici era caratterizzato proprio da ciclici alti e bassi nella loro relazione con Dio.

Dopo l’entrata nella terra promessa, il popolo non si era attenuto alle indicazioni di Dio e si era integrato con alcune popolazioni locali. L’idolatria presente tra i popoli Cananei diventò un insidia per il monoteismo ebraico, infatti tale integrazione portò, come era prevedibile, ad un compromesso spirituale. Molti Israeliti associarono l’adorazione delle divinità locali all’adorazione dell’unico vero Dio che aveva liberato i loro padri dalla schiavitù in Egitto. Inevitabilmente l’introduzione di questi culti pagani comportava un deterioramento anche morale.

Il popolo andava quindi avanti alternando periodi di fedeltà a Dio con periodi in cui si allontanavano e la loro relazione con Dio si deteriorava.

Dio permetteva quindi che fossero in balìa dei propri nemici, non con lo scopo di distruggerli definitivamente, ma piuttosto con lo scopo di recuperarli, affinché potessero tornare sui loro passi.

Il procedimento funzionava perché, nel momento in cui si trovavano oppressi dai nemici, essi sentivano il bisogno di salvezza e molti gridavano verso Dio (come viene descritto più volte nei capitoli seguenti del libro) il quale provvedeva loro un giudice, qualcuno che li liberava dalle mani dei loro nemici permettendo di godere di un relativo periodo di pace.

Ma appena il giudice moriva dimenticavano ciò che Dio aveva fatto e tornavano a corrompersi più della generazione precedente. Così Dio doveva di nuovo stimolarli al pentimento con un castigo, per poi mandare un nuovo liberatore, e così via. Questo ciclo di alti e bassi andò avanti per circa tre secoli.

Anche se questi versi ci parlano di un ciclo che coinvolgeva il popolo in maniera collettiva, si possono notare alcune similitudini con gli alti e bassi del singolo.

Infatti, molto spesso i momenti di entusiasmo nella vita di alcuni corrisponde a momenti in cui sono convinti che Dio stia agendo nella loro vita in maniera particolare e questo li rende ottimisti e pronti a seguirlo. Ma poi, quando passa un po’ di tempo, le sensazioni svaniscono e allora si lasciano andare, trascurando il loro rapporto con Dio, dimenticandosi di ciò che Dio aveva fatto. Se arrivano momenti difficili, sembra che Dio sia lontano, e sorgono mille dubbi. Poi, se accade un evento che risolleva il morale, ovvero le cose vanno come loro vorrebbero, allora ritornano ad avere un sorriso a 360°.

Per evitare che la nostra fede vada su e giù continuamente, dobbiamo imparare ad essere sempre riconoscenti e fiduciosi, sapendo che lui ha cura di noi. La fede deve essere indipendente dalle circostanze, indipendente da come ci sentiamo e da cosa sentiamo.

Nella nostra vita ci saranno momenti felici e meno felici ma, a volte sentiremo Dio più vicino e a volte non sentiremo nulla.
Le nostre sensazioni non sono importanti, ciò che conta sono le promesse di Dio. Non possiamo pensare che Dio si interessi di noi solo quando le cose vanno come noi vorremmo e non dovremmo dimenticare tanto in fretta le sue benedizioni. Proprio nei momenti più difficili, le benedizioni ricevute in precedenza dovrebbero fornire carburante alla nostra fede.

Dio, da parte sua rimane fedele. E noi, cosa faremo? Continueremo ad andare sulle montagne russe?

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Posted in Pensieri.

3 Comments

  1. Ciao,
    sono una di quelli che vive le “montagne russe della fede” (la definizione è azzeccatissima!Dovresti vedere le facce di chi mi sta intorno che subisce quelli che sembrano “cambiamenti di umore”.Non si tratta però di calcolo,non sono gioiosa quando Dio fa qualcosa per me e triste quando le cose vanno male,è qualcosa di più profondo.Mi è capitato di sentirmi gioiosa quando le cose andavano male.E’ una lotta contro sé stessi,il nuovo sé ed il vecchio sé che spesso si fa trascinare dagli aspetti materiali della vita,che si abbandona all’ansia ed alle preoccupazioni

  2. Condivido la riflessione. Spesso facciamo dipendere il nostro cammino spirituale dalle circostanze e perdiamo di vista le grandi benedizioni di Dio. In Daniele 3 noi vediamo 3 ragazzi minacciati di morte perché non si sono inchinati a un idolo. Non si sono fatti minimamente intimorire anzi hanno glorificato Dio senza compromettersi. Le loro condizioni umanamente parlando non erano favorevoli ma la loro fede ha portato un grande premio e una testimonianza potente. Che Dio ci aiuti a considerare le ricompense della nostra fede

    • Grazie Daniele. Si, quei ragazzi erano pronti anche a morire pur di non piegarsi. Non si spaventarono di fronte alla difficoltà. Sapevano che il Signore era cono loro, qualunque cosa fosse successo. In poche parole, la loro fede non dipendeva dalle circostanze.

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