Motivazioni sbagliate

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Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per rivalità;
ma ce ne sono anche altri che lo predicano di buon animo. 
Questi lo fanno per amore,
sapendo che sono incaricato della difesa del vangelo;
ma quelli annunziano Cristo con spirito di rivalità,
non sinceramente,
pensando di provocarmi qualche afflizione nelle mie catene.
Che importa? Comunque sia, con ipocrisia o con sincerità,
Cristo è annunziato;
di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora;

(Filippesi 1:15-18 – La bibbia)

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(Prima di questa lettura si consiglia di leggere “Mezzo vuoto o traboccante?“)

Immaginate di trovarvi in carcere senza aver fatto nulla di male. Mentre vi trovate in carcere, venite a sapere che ci sono delle persone che agiscono con l’intento di farvi stare ancora più male. Come reagireste in una situazione simile?

Credo che la reazione più comune sarebbe quella di pensare: “Non vedo l’ora di uscire di qui per dare a costoro quello che si meritano”.

L’apostolo Paolo si trovava proprio in una circostanza analoga.  Mentre si trovava in carcere, molti credenti avevano cominciato a predicare la buona notizia inerente Gesù con maggior vigore. Lo facevano con sincerità, di buon animo, con amore, ed erano  di grande incoraggiamento per Paolo.

Ma non tutti erano spinti da buone motivazioni. Può sembrare strano, eppure alcuni erano motivati dall’invidia, dalla rivalità, dal desiderio di ricavare qualche vantaggio da ciò che stavano facendo. Forse qualcuno era spinto dal desiderio di attirare verso di sé le persone. Altri  si sentivano probabilmente in competizione con l’apostolo Paolo, volendo magari dimostrare di non avere nulla di meno del grande apostolo. Qualcuno poteva addirittura essere mosso dall’avidità, cercando di guadagnare dei soldi attraverso il sostegno dei credenti.

Gli esseri umani sono fatti così.  C’è sempre il rischio che  la ricerca della propria autosoddisfazione, il desiderio di avere dei vantaggi personali, prenda il sopravvento anche quando in gioco ci sono cose molto più importanti. Questo denota che il peccato è sempre affacciato all’uscio della nostra porta, pronto a sfruttare ogni spazio per entrare.

Ma l’apostolo Paolo ci sorprende anche questa volta. Pur non potendo essere contento per le motivazioni sbagliate con cui alcuni stavano agendo, egli lasciò ogni cosa nelle mani di Dio e si rallegrava per il fatto che il vangelo venisse comunque predicato.

Non troviamo nelle sue parole alcun desiderio di vendetta, né alcuna recriminazione per il male che gli stavano facendo.

La sua frase “Che importa?” riassume molto bene le priorità che Paolo aveva nella sua vita.

Che importava se gli altri pensavano di potergli arrecare del danno? Ciò che importava per l’apostolo era il fatto che la buona notizia venisse portata a più persone possibili affinché molti potessero essere salvati.

Queste parole ci mostrano un uomo che ha messo completamente da parte i propri interessi per fare spazio agli interessi di Cristo. Non possiamo fare altro che nutrire rispetto per un uomo simile e riflettere.

È possibile che queste cose accadano anche oggi? Potrebbero esserci persone mosse da motivazioni sbagliate nel loro servizio cristiano? Credo che sia assolutamente possibile.

Davanti a Dio dobbiamo innanzitutto esaminare noi stessi per essere sicuri che siamo spinti da sincerità e amore in ciò che facciamo. È possibile che altri non stiano facendo così. Dall’apostolo Paolo possiamo imparare a non scoraggiarci per questo ma a rallegrarci per ciò che di buono viene fatto. Un giorno, ci penserà poi il Signore a mettere in luce le motivazioni giuste o sbagliate che avranno spinto ognuno.  Lui giudicherà con giustizia e darà ad ognuno la sua ricompensa.

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