Con il naso all’insù

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Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato,
fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

(Marco 16:19-20 – La Bibbia)

Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato;
e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi.
E come essi avevano gli occhi fissi al cielo,
mentre egli se ne andava,
due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero:
«Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo?
Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo,
ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo».
Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto,
che è vicino a Gerusalemme,
non distandone che un cammin di sabato.

(Atti 1:9-14)
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Questo è un momento importante nel racconto dei vangeli e, possiamo dire, nella storia del cristianesimo. Gesù dopo la risurrezione aveva passato quaranta giorni (At 1:3) con i discepoli parlando con loro delle cose inerenti il regno di Dio, ma a quel punto era venuto il momento di lasciarli ed ascendere al Padre.

Da quel momento in poi, egli non sarebbe più stato fisicamente con loro e questo dovette generare una certa apprensione nei discepoli. Chissà cosa passava per le loro teste mentre stavano con il naso all’insù, continuando a guardare il cielo anche dopo che Gesù era scomparso alla loro vista.

Gesù li aveva rassicurati quando aveva promesso loro lo Spirito Santo (Gv 16:13) che sarebbe stato con loro e li avrebbe guidati dopo la sua partenza, ma essi non avevano ancora sperimentato quella promessa e certamente potevano essere un po’ disorientati e incerti sul da farsi mentre vedevano il loro maestro ascendere al cielo.

Chissà quanto tempo sarebbero ancora stati lì a guardare, se Dio non avesse mandato loro due angeli (descritti nel brano come uomini in vesti bianche). In un certo senso, l’invio di quei due angeli è stato il modo con cui il Signore li ha sbloccati invitandoli ad agire e a passare alla fase successiva del suo piano, quella in cui sarebbero stati loro stessi ad essere la luce del mondo. Sarebbero stati loro a far risplendere la luce di Gesù Cristo nel mondo attraverso la loro testimonianza e quindi era necessario che non restassero con il naso all’insù ma tornassero a Gerusalemme ad attendere lo Spirito Santo che era stato promesso. Gesù sarebbe certamente ritornato nel medesimo modo in cui lo avevano visto ascendere ma essi non avrebbero dovuto aspettarlo restando passivi perché avevano un altro compito da portare avanti.

Infatti, sappiamo che i discepoli sono tornati a Gerusalemme e il giorno di Pentecoste hanno ricevuto ciò che Gesù aveva promesso loro, lo Spirito Santo che sarebbe stato la loro guida e il loro consolatore e avrebbe dato loro la forza di testimoniare a partire da Gerusalemme fino a raggiungere le estremità della terra.

Noi viviamo ancora nell’epoca compresa tra l’ascensione di Gesù e il suo ritorno. Siamo certamente in attesa del ritorno del Signore Gesù e facciamo bene a tenere il nostro sguardo verso il cielo, tuttavia dobbiamo ricordarci che il Signore non ci vuole inoperosi con il naso all’insù ma vuole che la nostra attesa sia attiva per continuare il lavoro cominciato dai discepoli ormai venti secoli fa.

Siamo infatti eredi di quei discepoli che circa duemila anni fa, potenziati dallo Spirito Santo, non sono rimasti con il naso all’insù ma hanno testimoniato anche a rischio della loro vita, anzi molti di loro sono stati proprio uccisi per il vangelo.

A volte, in un mondo sempre meno sensibile alla predicazione del vangelo, potremmo sentirci scoraggiati e potremmo avere la tentazione di restare inoperosi, con il naso all’insù ad aspettare il ritorno di Gesù, ma ricordiamoci che il maestro ci ha lasciato un compito da portare avanti fino al suo ritorno, quello di essere suoi testimoni. Mentre pensiamo al cielo, dobbiamo quindi continuare a lavorare sulla terra, servendo con gioia il nostro Dio.

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