Nel nome di Gesù Atti degli apostoli - Episodio 9

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Questo articolo è la parte 9 di 11 nella serie Atti degli apostoli

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«Quelli che venivano salvati

Il principe della vita»


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Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell’ora nona, mentre si portava un uomo, zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno deponevano presso la porta del tempio detta «Bella», per chiedere l’elemosina a quelli che entravano nel tempio. Vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, egli chiese loro l’elemosina. Pietro, con Giovanni, fissando gli occhi su di lui, disse: «Guardaci!» Ed egli li guardava attentamente, aspettando di ricevere qualcosa da loro. Ma Pietro disse: «Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» Lo prese per la mano destra, lo sollevò; e in quell’istante le piante dei piedi e le caviglie gli si rafforzarono. E con un balzo si alzò in piedi e cominciò a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto il popolo lo vide che camminava e lodava Dio; e lo riconoscevano per colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta «Bella» del tempio; e furono pieni di meraviglia e di stupore per quello che gli era accaduto. Mentre quell’uomo teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, stupito, accorse a loro al portico detto di Salomone.

(Atti 3:1-11 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Che Dio potesse fare opere potenti e miracoli era cosa risaputa da coloro che appartenevano al popolo ebraico. Infatti Israele nella sua storia aveva sperimentato cosa poteva fare la potente mano di Dio. Ma in questo brano troviamo un miracolo associato al nome di Gesù, un elemento nuovo e significativo che avrebbe caratterizzato la predicazione degli apostoli da quel momento in poi.

Pietro e Giovanni si erano recati nel tempio di Gerusalemme per la tradizionale preghiera dell’ora nona. Non deve stupirci questo fatto perché i discepoli di Gesù erano tutti Ebrei in quella fase iniziale e non avevano cessato di esserlo! Anzi, un discepolo di Gesù era, in un certo senso, un Ebreo ancora più “completo” degli altri visto che aveva un rapporto con Gesù il Messia promesso proprio al popolo di Israele!

Ovviamente essi desideravano che sempre più persone del loro popolo si unissero a loro nel seguire Gesù e l’incontro con quell’uomo zoppo fin dalla nascita diede loro un’altra occasione di rendere testimonianza al Messia.

Prendersi cura dei bisognosi era un dovere essenziale di ogni Ebreo che voleva ubbidire a Dio e anche Gesù aveva raccomandato ai propri discepoli di farlo. Se Pietro e Giovanni avessero avuto del denaro con loro avrebbero certamente fatto l’elemosina a quell’uomo zoppo che li fissava proprio con la speranza di ricevere qualcosa.

Ma ciò che sarebbe potuta sembrare un’occasione persa si trasformò invece in una grande opportunità! Dio guarì quell’uomo che riuscì ad alzarsi in piedi, a camminare e, per la gioia, si mise addirittura a saltare appena furono entrati nel tempio!

Ma, tornando all’argomento principale della nostra riflessione, nel nome di chi avvenne quel miracolo? Come dicevamo, per la prima volta nel libro degli Atti in maniera esplicita vediamo che un miracolo fu compiuto nel nome di Gesù.

Pietro aveva infatti detto a quell’uomo: «Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!»

Compiere un’azione nel nome di qualcuno non è legato ad un uso scaramantico del nome ma implica che lo si fa con l’autorità di quella persona, infatti il termine “nome” nelle lingue originali della bibbia implica la persona e la sua autorità. Pietro stava quindi evocando la persona e l’autorità del Messia risorto affinché quell’uomo fosse guarito.

Doveva sembrare una cosa blasfema agli orecchi di chi si fosse trovato ad assistere a quell’evento. Teniamo presente che Pietro era stato chiaro specificando che aveva invocato il nome di Gesù il Nazareno che tutti a Gerusalemme sapevano essere stato accusato proprio di blasfemia perché essendo uomo si faceva Dio (Gv 10:33). E adesso i suoi seguaci lo invocavano anche dopo la sua morte!

Gli Ebrei erano l’unico popolo monoteista dell’epoca e dalle scritture dell’antico testamento avevano compreso bene che l’unico nome, ovvero l’unica persona, che sia lecito invocare, pregare, chiamare in aiuto è il nome del Signore, il creatore dei cieli e della terra, l’unico vero Dio (es. Ge 4:26, 13:4, 21:33 ecc.) al quale ci si riferiva con varie espressioni.

Eppure Pietro, affinché fosse compiuto un miracolo, aveva appena invocato quello che per tutti era solo un uomo morto qualche tempo prima su una croce, Gesù il Nazareno!

Ma Pietro lo aveva anche chiamato Cristo quindi non aveva invocato un uomo morto ma aveva invocato il Messia risorto che avrebbe regnato per sempre!

In precedenza, nel giorno di Pentecoste, Pietro aveva già presentato un battesimo nel nome di Gesù, a testimonianza del fatto che per gli apostoli la conversione doveva portare a sottomettersi all’autorità di Gesù, il quale pur essendo stato ucciso, era risorto ed era vivo! E ora, nel nome di quel medesimo Gesù, si era addirittura compiuta la guarigione di un uomo zoppo fin dalla nascita!

Nella legge in De 13:1-5 c’era un chiaro avvertimento proprio a diffidare e a non dare retta alle parole di un profeta che avesse fatto segni e prodigi associandoli però a “dèi stranieri”. Ma Pietro e Giovanni non stavano proponendo l’adorazione di un altro Dio, infatti l’invocazione del nome di Gesù Cristo il Nazareno aveva comunque portato lo zoppo a lodare il Dio d’Israele. Gli apostoli non avevano nessuna intenzione di introdurre idolatria in Israele ma avevano compreso che Gesù era ben più di un semplice uomo ed evidentemente cominciavano a familiarizzare con l’idea della divinità di Gesù, idea che sarebbe stata spiegata meglio attraverso le pagine del nuovo testamento nelle quali i discepoli di Gesù avrebbero invocato il nome di Gesù proprio come invocavano Dio rivolgendosi a lui come il loro Signore. Ad esempio, più avanti nel libro degli Atti vedremo che il primo martire Stefano in punto di morte pregò proprio Gesù di accogliere il suo spirito.

Quel miracolo attirò l’attenzione di molte persone che si trovavano nel tempio le quali si meravigliavano vedendo che quell’uomo, che era stato zoppo per molto tempo, ora camminava e saltava lodando Dio! Questo, come vedremo, li preparò ad ascoltare un altro discorso di Pietro che ancora una volta esalterà proprio il nome di Gesù evidenziando che tale miracolo era avvenuto proprio per la fede nel suo nome.

Come cristiani del ventunesimo secolo abbiamo bisogno di ricordarci che ogni occasione è buona per esaltare il nome di Gesù ricordandoci della sua divinità e della sua potenza. Talvolta potremmo trovarci nell’impossibilità di aiutare qualcuno con del denaro, come era accaduto a Pietro e Giovanni, ma anche in tali circostanze abbiamo sempre qualcosa da dare perché il nostro Signore Gesù vuole che gli rendiamo testimonianza ed egli stesso con la sua potenza troverà il modo per manifestarsi a noi e ai nostri interlocutori affinché sempre più persone possano riconoscere che, in un mondo senza speranza, solo in Gesù Cristo è possibile trovare gioia e salvezza.

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