Nelle mani di Dio Atti degli apostoli - Episodio 12

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Questo articolo è la parte 12 di 18 nella serie Atti degli apostoli

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«Conflitto di interessi

Tra sincerità e ipocrisia»


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Rimessi quindi in libertà, vennero ai loro, e riferirono tutte le cose che i capi dei sacerdoti e gli anziani avevano dette. Udito ciò, essi alzarono concordi la voce a Dio, e dissero: «Signore, tu sei colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi; colui che mediante lo Spirito Santo ha detto per bocca del tuo servo Davide, nostro padre:
“Perché questo tumulto fra le nazioni,
e i popoli meditano cose vane?
I re della terra si sono sollevati,
i prìncipi si sono riuniti insieme
contro il Signore e contro il suo Cristo”.
Proprio in questa città, contro il tuo santo servitore Gesù, che tu hai unto, si sono radunati Erode e Ponzio Pilato, insieme con le nazioni e con tutto il popolo d’Israele, per fare tutte le cose che la tua volontà e il tuo consiglio avevano prestabilito che avvenissero.
Adesso, Signore, considera le loro minacce, e concedi ai tuoi servi di annunciare la tua Parola in tutta franchezza, stendendo la tua mano per guarire, perché si facciano segni e prodigi mediante il nome del tuo santo servitore Gesù».
Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti tremò; e tutti furono riempiti dello Spirito Santo, e annunciavano la Parola di Dio con franchezza.
La moltitudine di quelli che avevano creduto era d’un sol cuore e di un’anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro. Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro. Infatti non c’era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l’importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.

(Atti 4:23-35 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Gli apostoli avevano appena ricevuto delle minacce e un divieto di continuare a parlare e ad insegnare nel nome di Gesù.

Cosa avrebbero dovuto fare? Ubbidire agli uomini piuttosto che a Dio? Ciò era escluso.

Essi preferirono rivolgersi al Signore, a “colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi”.

Essi preferirono mettersi nelle mani di Dio confidando nel suo aiuto, sapendo che Dio avrebbe potuto continuare a stendere la sua mano per guarire, operando segni e prodigi come già aveva fatto fino a quel momento. E ciò sarebbe avvenuto nel nome di Gesù, proprio quel nome che i capi del popolo stavano cercando di impedire che si diffondesse.

Essi trovarono ancora una volta conforto nelle scritture, in particolare nel salmo 2, nel quale essi videro l’inequivocabile ispirazione dello Spirito Santo che attraverso Davide aveva sottolineato la vanità degli abitanti della terra che si opponevano al Signore a al suo Unto. In quel salmo l’Unto è un re stabilito sul monte Sion, quindi a Gerusalemme (Sl 2:6), un re che Dio definisce suo figlio (Sl 2:7). In tale salmo tutti i re della terra sono invitati a rinunciare alla loro ribellione e a sottomettersi a Dio e a suo figlio, rendendo omaggio al figlio di Dio (Sl 2:12).Tale salmo evidenzia inoltre il fatto che Dio sarebbe andato avanti con il suo piano facendosi beffe degli uomini ribelli (Sl 2:4) proteggendo suo figlio, il Re di Israele.
C’erano stati tanti Re in Israele ma quel salmo si riferiva in particolare proprio al Messia il quale non avrebbe solo regnato su Israele come gli altri re, ma alla fine dei tempi avrebbe esteso il suo dominio su tutte le nazioni (Sl 2:8-9), non a caso a questo salmo fece riferimento anche Giovanni nell’apocalisse (Ap 12:5, 19:15).

L’applicazione del salmo 2 a quella situazione era naturale per i discepoli che stavano sperimentando proprio lì a Gerusalemme l’opposizione nei loro confronti così come c’era stata opposizione nei confronti di Gesù Cristo contro il quale, in ultima analisi, si erano trovati d’accordo sia gli Ebrei che i Romani, rappresentanti delle nazioni. Essi si aspettavano quindi, come diceva il salmo 2, che Dio stesso avrebbe preso in mano la situazione (Sl 2:4-5) prendendo le parti del suo Unto e quindi anche dei discepoli che stavano dalla sua parte.

I discepoli si misero completamente nelle mani di Dio perché sapevano che tutto era sotto il suo controllo e tutto era avvenuto secondo ciò che il Signore aveva prestabilito. La sovranità di Dio sulla storia dava coraggio ai discepoli e li rendeva determinati ad annunciare la parola di Dio con franchezza nonostante le minacce ricevute.

Il Signore gradì la loro determinazione e la loro fiducia in lui e non mancò di rispondere alla loro preghiera facendo sentire loro la sua presenza in maniera tangibile e guidandoli nel rendere testimonianza con franchezza della risurrezione di Gesù con il suo Spirito Santo, proprio come essi avevano richiesto. C’era la potenza di Dio nella testimonianza degli apostoli e molti continuavano a convertirsi. Inoltre c’era un bel clima nella comunità dei discepoli, infatti l’amore li portava a prendersi cura dei più bisognosi mettendo in comune tutto ciò che avevano. Molti continuavano volontariamente a vendere le case e i possedimenti utilizzando il ricavato proprio per aiutare i più poveri, caratteristica della chiesa di Gerusalemme che avevamo già approfondito in precedenza. A questo proposito si legga l’episodio 8 Quelli che venivano salvati.

Quale sarebbe la nostra preoccupazione principale se anche noi fossimo perseguitati per il nome di Gesù? Avremmo la stessa determinazione che animò quei primi discepoli di Gesù per continuare a parlare di Gesù con franchezza? Saremmo in grado di avere fiducia in Dio mettendoci completamente nelle sue mani?

Come abbiamo visto, i discepoli furono benedetti da Dio che rispose alla loro preghiera. Se siamo figli di Dio dobbiamo avere fiducia in Lui ricordandoci che Egli non delude coloro che con fede si mettono nelle sue mani.

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