Nessuna discriminazione Atti degli apostoli - Episodio 41

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Questo articolo è la parte 41 di 44 nella serie Atti degli apostoli

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«Un tempo di ristoro

Una lettera consolante»


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Alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli, dicendo: «Se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete essere salvati».
E siccome Paolo e Barnaba dissentivano e discutevano vivacemente con loro, fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri fratelli salissero a Gerusalemme dagli apostoli e anziani per trattare la questione.
Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione degli stranieri e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono le grandi cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro.
Ma alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, si alzarono dicendo: «Bisogna circonciderli e comandare loro di osservare la legge di Mosè».
Allora gli apostoli e gli anziani si riunirono per esaminare la questione. Ed essendone nata una vivace discussione, Pietro si alzò in piedi e disse:
«Fratelli, voi sapete che dall’inizio Dio scelse tra voi me, affinché dalla mia bocca gli stranieri udissero la Parola del vangelo e credessero. E Dio, che conosce i cuori, rese testimonianza in loro favore, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna discriminazione fra noi e loro, purificando i loro cuori mediante la fede. Or dunque perché tentate Dio mettendo sul collo dei discepoli un giogo che né i padri nostri né noi siamo stati in grado di portare? Ma noi crediamo che siamo salvati mediante la grazia del Signore Gesù allo stesso modo di loro».
Tutta l’assemblea tacque e stava ad ascoltare Barnaba e Paolo, che raccontavano quali segni e prodigi Dio aveva fatti per mezzo di loro tra i pagani.

(Atti 15:1-12 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Quando ci sono problemi che rimangono latenti in mezzo alla chiesa, prima o poi bisogna affrontarli. Così in questo capitolo del libro degli Atti troviamo una prova di maturità che la chiesa di Gerusalemme e quella di Antiochia affrontarono insieme e superarono lasciandoci un esempio da cui abbiamo molto da imparare ancora oggi.

L’occasione fu l’arrivo ad Antiochia di alcuni fratelli provenienti dalla Giudea che avevano un punto di vista diverso sui requisiti per la salvezza, quindi un argomento importante che meritava un chiarimento.

Subito dopo la conversione di Cornelio (At 10), Pietro era stato contestato per essere entrato in casa di un uomo incirconciso e in quell’occasione Pietro si era giustificato facendo notare che Dio stesso aveva voluto che lui andasse da Cornelio e Dio stesso aveva dato lo Spirito Santo a quei gentili incirconcisi, quindi lui non aveva fatto altro che accettare la volontà di Dio (At 11:1-18). I fratelli in quell’occasione avevano accettato la spiegazione di Pietro.

Ma non ci si deve stupire del fatto che nella chiesa cristiana, in particolare a Gerusalemme, fossero presenti molti credenti giudei, in particolare provenienti dalla setta dei farisei, che pur avendo creduto in Gesù il Messia avevano ancora delle remore ad accettare i gentili così com’erano senza che questi ultimi fossero circoncisi e si impegnassero a vivere come Giudei, osservando tutta la legge di Mosè. D’altra parte i farisei erano nati nell’epoca precedente la venuta di Gesù proprio come reazione all’ellenizzazione del popolo di Israele che aveva recato gravi danni alla fede giudaica, quindi si può comprendere che molti di loro temevano che l’apertura verso i gentili incirconcisi potesse di nuovo avere un’influenza negativa sul popolo di Israele. Visto che molti gentili avevano creduto in Gesù come Messia di Israele, sembrava loro logico che completassero il percorso di conversione diventando Giudei a tutti gli effetti. Evidentemente per loro era quella la più grande testimonianza che un gentile poteva dare di volersi sottomettere a Gesù il Messia di Israele.

Il punto di vista di chi si trovava a Gerusalemme era certamente diverso da quello di chi , come Paolo e Barnaba, aveva vissuto in mezzo ai credenti gentili di Antiochia ed era necessario che qualcuno facesse da ponte tra questi due punti di vista. Chi meglio di Pietro avrebbe potuto svolgere quel ruolo? Il fatto che Dio avesse scelto Pietro per andare a casa di Cornelio si rivelò fondamentale anche nel dirimere questa questione, infatti Pietro, forse a sorpresa per alcuni dei presenti, si schierò dalla parte dei credenti di Antiochia e confermò, di fatto, ciò che Paolo e Barnaba sostenevano.

Le argomentazioni di Pietro seguivano una logica che non era facile controbattere. Infatti egli fece ancora una volta notare che Dio aveva dato lo Spirito Santo ai gentili che avevano riposto la loro fede in lui, operando nel loro cuore senza richiedere che fossero circoncisi! Se lo Spirito Santo era stato dato sia ai circoncisi che agli incirconcisi, appariva ovvio che l’appartenenza al popolo di Israele mediante la circoncisione non poteva essere una discriminante per la salvezza.

Teniamo presente che l’argomento della discussione non era certamente la bontà della circoncisione e dell’osservanza della legge per gli Ebrei, ma piuttosto la necessità di sottoporre anche i gentili alla circoncisione per la salvezza! Il Signore aveva stabilito in maniera inequivocabile che la salvezza era per grazia mediante la fede sia per i gentili che per gli Ebrei. Se così non fosse stato, anche gli Ebrei avrebbero avuto un grosso problema visto che, come Pietro aveva osservato, se si guardava alla storia di Israele passata e presente era evidente che anche i circoncisi non avrebbero mai potuto essere salvati se Dio avesse richiesto che il requisito fosse la perfetta osservanza della sua legge. Pietro aveva realizzato ciò che doveva essere evidente a chiunque: “Ma noi crediamo che siamo salvati mediante la grazia del Signore Gesù allo stesso modo di loro”.

Sì, Dio non aveva fatto nessuna discriminazione tra gli Ebrei e gli stranieri per quanto riguarda la salvezza. D’altra parte il Signore di Israele è anche il Dio di tutti i popoli come si comprende bene leggendo le pagine dell’antico testamento e il suo scopo è quello di poter fare grazia a tutti attraverso il Messia di Israele. La legge era certamente stato un dono di Dio per Israele che aveva permesso loro di relazionarsi meglio con il Signore ma lo scopo della loro elezione non era certamente quello di escludere dalla salvezza gli altri popoli, bensì quello di essere luce per gli altri popoli in particolare proprio con la manifestazione del Messia come stava in effetti accadendo in quel periodo! Lo scopo di Dio non era quello di trasformare tutti i gentili in Ebrei, né quello di costringere gli Ebrei a diventare gentili, ma quello di relazionarsi con gli uni e con gli altri salvandoli per grazia mediante la fede in Gesù. Ora che Gesù, la “vera luce che illumina ogni uomo” (Gv 1:9), era venuto nel mondo era evidente che Dio stava portando avanti il suo piano in maniera mirabile.

In seguito vedremo quali furono le conclusioni che trassero i fratelli presenti presieduti da Giacomo ma intanto possiamo osservare che noi cristiani di oggi abbiamo tanto da imparare dal modo in cui questa questione fu affrontata. La discussione fu vivace ma rispettosa, notiamo infatti il modo in cui Paolo, Barnaba, Pietro e gli altri fratelli più influenti presenti in quell’importante incontro a Gerusalemme trattarono la questione, non maltrattando né scomunicando quei fratelli per i loro pensieri… Essi cercarono piuttosto di spiegare loro con buone argomentazioni perché sarebbe stato sbagliato imporre la circoncisione ai gentili. Era evidente dal modo in cui Dio aveva agito, che il Signore non aveva fato nessuna discriminazione tra i circoncisi e gli incirconcisi quando avevano creduto nel Signore Gesù, infatti aveva dato lo Spirito Santo ad entrambi i gruppi. Coloro che volevano onorare Dio non potevano fare altro che prendere atto di questo.

Non fu attraverso la prepotenza, ma fu attraverso la condivisione della propria esperienza e dei fatti con cui il Signore aveva convinto Pietro, Barnaba e Paolo che questi ultimi riuscirono, come vedremo, a convincere il resto dell’assemblea. Ricordiamocelo la prossima volta che ci troveremo ad affrontare delle discussioni con altri fratelli in Cristo.

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