Non avere fretta

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Dopo essere passati per Amfipoli e per Apollonia,
giunsero a Tessalonica,
dove c’era una sinagoga dei Giudei;
e Paolo, com’era sua consuetudine,
entrò da loro,
e per tre sabati tenne loro ragionamenti tratti dalle Scritture,
spiegando e dimostrando che il Cristo
doveva morire e risuscitare dai morti.
«E il Cristo», egli diceva, «è quel Gesù che io vi annunzio».
Alcuni di loro furono convinti, e si unirono a Paolo e Sila;
e così una gran folla di Greci pii,
e non poche donne delle famiglie più importanti.

(Atti 17:1-4 – La bibbia)

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Una delle cose di cui mi sono accorto quando mi sono trovato a parlare della mia fede con altri è che occorre trovare una base comune da cui partire per costruire un ragionamento e non bisogna avere fretta.

A volte ci aspettiamo che gli altri comprendano al volo ciò di cui parliamo e ci stupiamo perché molti assistono alla nostra esposizione e poi se ne vanno scrollando le spalle.

Leggendo la bibbia ci si accorge che nel primo secolo Paolo si trovò già a parlare con diverse tipologie di persone. Ed il suo approccio non era frettoloso. Egli sapeva dedicare il giusto tempo alle persone e utilizzare gli strumenti giusti per farsi comprendere.

A volte poteva trattarsi di stranieri totalmente ignari delle scritture ebraiche e Paolo doveva impostare il discorso in maniera molto più ampia, cercando di portarli a riflettere sull’esistenza stessa di Dio.

Altre volte, come nei versi che abbiamo letto, Paolo si recava appositamente in luoghi dove sapeva di poter trovare persone con le quali aveva tantissime cose in comune, perché erano ebrei come lui e avevano grande stima delle scritture.

Paolo aveva rispetto e amore per le persone e non aveva fretta. In questo brano si nota che egli ebbe l’opportunità di parlare per ben tre sabati consecutivi nella sinagoga. Se avesse aggredito le persone per cercare subito di ottenere dei risultati, lo avrebbero cacciato già dopo la prima volta, non credete?

Paolo, essendo ebreo, si recò nella sinagoga e cercò di utilizzare la base comune che aveva, le scritture ebraiche, quelle che oggi molti chiamano antico testamento, per dimostrare una cosa che molti altri ebrei rifiutavano, ovvero il fatto che il Messia (Cristo) dovesse morire e risuscitare.

Dobbiamo comprendere che non era così semplice conciliare l’idea giusta di un Messia che doveva regnare per sempre con quella altrettanto giusta di un servo sofferente che avrebbe dato la sua vita per i peccati del suo popolo e del resto dell’umanità. Perché questo fosse possibile, era necessario che Gesù il Messia fosse ucciso e poi tornasse in vita, in modo da poter poi ritornare, vittorioso sulla morte, come Re dei Re.

In quei tre sabati, con molta pazienza, l’apostolo Paolo costruì un ponte con quelle persone utilizzando le scritture.

E quella pazienza permise di raggiungere il cuore di diverse persone.

Paolo utilizzava le scritture per dimostrare che Gesù doveva morire e risuscitare, lasciando quindi che fossero le scritture stesse a convincere le persone della verità che stava predicando. Egli avrebbe potuto escogitare metodi diversi per rendere il suo messaggio più accattivante, ma aveva invece fiducia nel fatto che la parola di Dio stessa, rivelata nelle scritture, avrebbe agito nei cuori dei suoi ascoltatori.

Da Paolo dobbiamo imparare a dedicare il giusto tempo ed utilizzare i giusti strumenti. Oggi si dà molta importanza alla ricerca di metodi, ma abbiamo ancora fiducia nel contenuto? Crediamo ancora che sia proprio la parola di Dio il seme che deve essere gettato affinché produca frutto?

A volte sembra che come cristiani portiamo agli altri la buona notizia inerente Gesù con lo stesso entusiasmo di chi si toglie un dente. Ok, dobbiamo farlo e lo facciamo. Un concerto, una rappresentazione, una predicazione frettolosa… Poi ci spostiamo e andiamo altrove.

Talvolta nelle nostre conversazioni saltiamo subito alle conclusioni senza che l’altro abbia davvero capito di cosa stiamo parlando. A volte, addirittura, ho visto cristiani che si scontrano con le persone più che testimoniare della nostra fede.

Teniamo presente che oggi gran parte delle persone che incontriamo non hanno mai letto la bibbia e non hanno la minima idea di chi sia Gesù e del perché sia morto per loro. Non avere fretta. Prenditi tutto il tempo che ci vuole, come ha fatto Paolo, cercando di capire a che punto si trova quella persona per comprendere quale sia il terreno comune da cui partire e, soprattutto, non sentirti pressato come se tu debba convincere l’altro con la tua abilità retorica. Proponi all’altro, piuttosto, di leggere la bibbia insieme e lascia che sia il Signore stesso, attraverso la sua parola, a convincere l’altro di ciò che Gesù ha fatto per lui.

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2 Comments

  1. proprio questa notte durante un turno di lavoro in ospedale ho parlato con una collega…che sta attraversando una tempesta… dell’amore di Gesù di come trovarlo e dove.. della serenità ricevuta semplicemente credendo a Lui e sapendo che tutto coopera al bene di chi ama il Signore….. Dopo questo sono andata in una stanza buia da solo ed ho pregato il Signore perchè mi perdonasse.. ho saputo ben parlare!!!! Ma il mio cuore era turbato perchè presa da altre situazioni io stessa ho dimenticato l’importanza dell’attesa della calma e della pazienza… Vogliamo tutto e subito, compresa la conversione dei nostri cari o di quanti si affidano a noi…… che DIO ci benedica!!!!

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