Non credete al Padre? Evangelo di Giovanni - Episodio 21

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Questo articolo è la parte 21 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Gesù: Salvatore e Giudice

Pane e pesci per tutti»


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Se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza non è vera.
Vi è un altro che rende testimonianza di me; e so che la testimonianza che egli rende di me è vera.
Voi avete mandato a interrogare Giovanni, ed egli ha reso testimonianza alla verità.
Io però la testimonianza non la ricevo dall’uomo, ma dico questo affinché voi siate salvati.
Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve tempo godere alla sua luce.
Ma io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni; perché le opere che il Padre mi ha date da compiere,
quelle stesse opere che faccio, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
Il Padre che mi ha mandato, egli stesso ha reso testimonianza di me.
La sua voce, voi non l’avete mai udita; il suo volto, non l’avete mai visto;
e la sua parola non dimora in voi, perché non credete in colui che egli ha mandato.
Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse son quelle che rendono testimonianza di me;
eppure non volete venire a me per aver la vita!
Io non prendo gloria dagli uomini;
ma so che non avete l’amore di Dio in voi.
Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, quello lo riceverete.
Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo?
Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; c’è chi vi accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza.
Infatti, se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me.
Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?»

(Giovanni 5:31-47 – La Bibbia)
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Nonostante avesse fatto del bene ad un uomo guarendolo da una malattia che lo affliggeva da trentotto anni, Gesù si trovò a dover difendere il proprio operato perché tale miracolo era avvenuto in giorno di sabato. Nonostante l’evidenza del segno, i suoi interlocutori continuavano a rimanere nella loro incredulità. Essi non credevano alla testimonianza di Gesù. Per questo motivo Egli attirò la loro attenzione sul fatto che la sua testimonianza era accompagnata anche dalla testimonianza di Giovanni Battista, dalle sue stesse opere e, soprattutto, dalla testimonianza del Padre e dalle scritture.

Nel primo capitolo di questo evangelo, abbiamo letto l’episodio a cui Gesù fa riferimento, in cui i Giudei avevano mandato una delegazione ad interrogare Giovanni e Giovanni era stato chiaro sul fatto che egli non era il Messia ma stava preparando la strada alla manifestazione del Messia. Tuttavia, a quanto pare, nonostante Giovanni Battista avesse ottenuto un certo credito come profeta, essi non avevano creduto alla sua testimonianza. Giovanni aveva invitato a ravvedersi, a prepararsi ad incontrare il Messia, era stato davvero una lampada ardente e splendente che aveva illuminato il popolo. Gesù stava ricordando loro la testimonianza di Giovanni Battista proprio perché essi riflettessero e potessero aprirsi alla verità per essere salvati, ma purtroppo essi non avevano tratto nessun giovamento da quella luce, infatti rimanevano nelle tenebre e nell’incredulità.

Gesù osservò ancora che le opere stesse che stava facendo testimoniavano del fatto che il Padre lo aveva mandato. Aveva fatto una buona osservazione Nicodemo quando aveva detto a Gesù: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui». (Gv 3:2). Gesù stava facendo miracoli e questo era un’evidenza del fatto che Dio era con Lui, eppure i suoi detrattori erano talmente ciechi da criticarlo per un miracolo compiuto in giorno di sabato invece di considerare che un miracolo era effettivamente avvenuto!

Ma la cosa più grave, che emergerà anche nel resto del vangelo, è il fatto che quei Giudei reclamavano un rapporto con Dio, eppure stavano rifiutando proprio la testimonianza di Dio stesso nei confronti di Gesù, dimostrando che il loro rapporto con Dio non era reale. Se essi avevano davvero un rapporto con il Padre, come mai non riuscivano a comprendere che Gesù era davvero il Messia? Nei vangeli ci sono due istanze specifiche, il battesimo di Gesù e la trasfigurazione, in cui il Padre ha fatto udire la sua voce dal cielo per rendere testimonianza al Figlio, inoltre nel corso della storia Dio si era rivelato in molti modi e molte maniere al suo popolo; dopo averli liberati dall’Egitto, gli aveva donato la sua legge e aveva rivelato loro il suo piano di salvezza attraverso i profeti che avevano parlato del Messia! Il loro rifiuto nei confronti di Gesù dimostrava che stavano rifiutando la testimonianza di Dio stesso. Gesù fu duro a tal proposito: “La sua voce, voi non l’avete mai udita; il suo volto, non l’avete mai visto; e la sua parola non dimora in voi, perché non credete in colui che egli ha mandato”.

Inoltre essi dicevano di investigare le scritture e tenevano in grande considerazione la legge di Mosè, e Gesù osservò che proprio Mosè aveva già parlato di lui, come anche i profeti che vennero in seguito, eppure essi continuavano ad essere increduli nei suoi confronti! Le stesse scritture per le quali essi pensavano di avere vita eterna finivano quindi per condannarli, perché di fatto essi stavano rifiutando anche la testimonianza di Mosè e del resto delle scritture.

Il problema dei contemporanei di Gesù era in fondo lo stesso che si propone spesso anche oggi. Quante persone sono religiose e dicono di credere in Dio e di considerare le scritture come qualcosa di importante per la loro vita, eppure falliscono nell’avere un rapporto con Gesù Cristo e nel riconoscere che solo in Lui è la salvezza? Quanti religiosi, come accadeva a molti farisei all’epoca di Gesù, si gloriano delle proprie opere invece di cercare la gloria che viene da Dio e che si può ottenere solo attraverso Gesù Cristo? Gesù ha ricevuto la testimonianza del Padre e le scritture hanno parlato di lui eppure gli esseri umani lo rifiutano e sono pronti a seguire falsi Messia e falsi guru che sbucano dal nulla continuamente.

Se non crediamo in Gesù come Salvatore e Signore, di fatto non stiamo credendo alla testimonianza più grande, quella del Padre e stiamo trattando Dio come un bugiardo (1Gv 5:9-10). Molti riconoscono Gesù come un grande uomo, un buon esempio, ma Gesù non cerca i nostri complimenti, non cerca la gloria degli uomini, cerca piuttosto cuori colmi dell’amore di Dio pronti a riconoscere la sua persona e la sua opera per la nostra salvezza. Se questo non avviene, tutte le opinioni che possiamo avere su di lui, per buone che siano, non serviranno a nulla.

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