Non è il momento?

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Così parla il SIGNORE degli eserciti:
«Questo popolo dice:
“Non è ancora venuto il tempo
in cui si deve ricostruire la casa del SIGNORE”».
Per questo la parola del SIGNORE fu rivolta loro
per mezzo del profeta Aggeo, in questi termini:
«Vi sembra questo il momento
di abitare nelle vostre case ben rivestite di legno,
mentre questo tempio è in rovina?»

(Aggeo 1:2-4 – La Bibbia)
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Ho conosciuto persone che, pur dicendo di credere in Dio, non hanno intenzione di impegnarsi troppo seriamente con Lui. Qualcuno dice di essere troppo giovane, altri dicono di avere troppi impegni di lavoro, altri ancora hanno troppe preoccupazioni per la propria famiglia. Ma tutti si ripromettono di approfondire un po’ di più l’aspetto spirituale della propria vita appena saranno un po’ più liberi o un po’ più vecchi. Ora, non è il momento.

Ai tempi di Aggeo, il profeta dal cui libro omonimo sono tratti i versi che abbiamo letto, le persone pensavano che non fosse ancora giunto il tempo per ricostruire il tempio.
Alcuni studiosi pensano che il popolo fosse convinto del fatto che i settanta anni previsti dal profeta Geremia (Gr 25:11-12) non fossero ancora trascorsi. In questo modo avevano una scusa per non ricostruire il tempio.

In quegli anni, i nemici circostanti avevano creato diverse difficoltà ai reduci che erano tornati dalla cattività in Babilonia (vedi Esdra 4:4-5), ma tali difficoltà non avevano comunque impedito agli Israeliti di costruire le proprie case, mentre erano state una scusa più che sufficiente per non lavorare nella ricostruzione del tempio.

Il messaggio di Aggeo andava quindi al cuore del problema: il popolo stava considerando i propri affari e le proprie case come interessi primari rispetto al tempio. Il popolo stava considerando il rapporto con Dio come qualcosa di accessorio e secondario, qualcosa che era possibile rimandare ad un secondo tempo.

Dio denuncia questo squilibrio attraverso il profeta, dicendo che la sua casa che era in rovina, mentre ognuno di loro si dava premura solo per la propria casa. (Ag 1:9b)

Le cose non erano quindi molto diverse da oggi.

Gli uomini riempiono la loro vita con molte cose e continuano a procrastinare il bisogno che dovrebbe esser primario nella loro vita, ovvero capire chi sono loro, chi è Dio e come ripristinare il proprio rapporto con Lui. Invece, non si accorgono che i giorni passano l’uno dopo l’altro, e continuano a preoccuparsi dei propri affari, dei propri possedimenti, dei propri divertimenti. Molti invecchiano continuando a correre senza un attimo di sosta, senza mai fermarsi un attimo a riflettere sul senso della propria vita.

Questo è un gioco pericoloso. In fondo nessuno di noi sa cosa lo aspetta domani, anzi nessuno di noi sa cosa lo aspetta neanche tra cinque minuti. Come possiamo dire che adesso non è il momento di preoccuparci di Dio?
Come possiamo dire che, anche se abbiamo capito il messaggio, per il momento lo mettiamo da parte per occuparci di cose più urgenti?
Cosa può essere più urgente? Dio vuole ristabilire un rapporto con noi oggi. Questa è per Lui la cosa che ha la massima priorità per la nostra vita.
Se continuiamo a ritenerla secondaria lasciando Dio fuori dalla porta della nostra vita, non possiamo sapere quando Egli smetterà di bussare.

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