Non più lontani Lettera agli Efesini - Episodio 6

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Questo articolo è la parte 6 di 13 nella serie Lettera agli Efesini

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«Salvati per grazia

Uniti in Cristo»


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Perciò, ricordatevi che un tempo voi, stranieri di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono nella carne per mano d’uomo, voi, dico, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo.

(Efesini 2:11-13 – La bibbia)
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Indice generale della serie sulla lettera agli Efesini

Sappiamo che l’incarnazione di Gesù Cristo è avvenuta nel tempo che Dio ha stabilito prima della fondazione del mondo, ma dobbiamo riconoscere che, dal punto di vista della storia umana, si trattò di un tempo davvero opportuno per tanti motivi.

In particolare Paolo, in questi versi, si sofferma sulle relazioni tra giudei e stranieri che si erano deteriorate molto nei secoli immediatamente precedenti la venuta di Gesù Cristo, l’epoca del secondo tempio a Gerusalemme. Tale situazione necessitava di un intervento da parte di Dio e in questo brano Paolo spiega come l’opera di Gesù Cristo aveva avuto anche il merito di ricucire i rapporti, riportandoli a ciò che Dio aveva stabilito.

Nelle scritture ebraiche definite comunemente come “antico testamento”, Abramo aveva ricevuto da Dio l’ordine di circoncidere se stesso e di tramandare tale usanza a tutti i maschi della sua casa e della sua discendenza come segno del patto fatto con Dio (Ge 17:11). Occorre però sottolineare che la circoncisione fisica non diceva molto sullo stato interiore del singolo individuo e sul suo rapporto con Dio. Infatti proprio nelle medesime scritture del pentateuco, Mosè esaltò piuttosto l’importanza della “circoncisione del cuore” (De 10:16). Era quindi chiaro fin da allora il principio secondo cui il segno esteriore aveva senso e importanza solo se accompagnava un segno interiore, una fede sincera in Dio.

Purtroppo nei secoli successivi al rientro dalla deportazione in Babilonia, quelli immediatamente precedenti l’incarnazione di Gesù, il giudaismo rabbinico aveva sviluppato molte tradizioni e un sistema di regole che si affiancavano alla legge di Dio riportata nelle scritture. La legge di Mosè invitava ad accogliere lo straniero (Es 22:21, 23:9) ma le regole derivanti da una certa interpretazione rabbinica avevano invece regolato i rapporti con gli stranieri in un modo che non rispettava appieno le intenzioni della legge di Mosè e le intenzioni di Dio.

Un esempio di come quelle regole avevano stravolto le relazioni tra giudei e stranieri lo troviamo nella testimonianza di Pietro in Atti 10:28. Infatti Pietro condizionato da tali regole, considerava impuro lo straniero Cornelio e non voleva mettere piede in casa sua. Dio stesso attraverso una visione dovette fargli capire che tali tradizioni erano sbagliate e che “nessun uomo deve essere ritenuto impuro o contaminato”.

Questa era quindi la situazione a cui Paolo si riferisce in questo brano, una situazione di inimicizia tra giudei e stranieri, tra circoncisi e incirconcisi, che non era certamente conforme alla volontà di Dio, anzi andava ben oltre la rivelazione che Dio aveva dato attraverso la sua legge!

Tale inimicizia costituiva una barriera difficile da superare per uno straniero, infatti l’unico modo per entrare a far parte del popolo di Dio, secondo quel modo di pensare, sarebbe stato quello di diventare un proselito giudeo, facendosi poi circoncidere per diventare Israelita a tutti gli effetti. All’epoca le sinagoghe erano in effetti diffuse in tutto l’impero e contavano un grande numero di stranieri che si erano convertiti facendosi circoncidere.
Ma era giusto che la circoncisione nella carne, per mano d’uomo, fosse una discriminante per stabilire una relazione con Dio? O forse si doveva riscoprire il significato della circoncisione interiore, la circoncisione del cuore di cui Mosè aveva parlato?

Come abbiamo già anticipato, in Atti 10, Dio aveva risposto a questa domanda quando costrinse l’apostolo Pietro non solo ad entrare in casa di uno straniero (Cornelio), ma anche ad essere testimone della conversione di quest’ultimo e della conseguente ricezione dello Spirito Santo da parte di tutti quelli che avevano creduto. Fu proprio la ricezione dello Spirito Santo che destò meraviglia in Pietro e lo convinse dell’errore che lui e molti dei suoi connazionali avevano fatto fino a quel momento seguendo le tradizioni degli uomini. In seguito Pietro avrebbe reso testimonianza dell’accaduto e la sua testimonianza si sarebbe rivelata fondamentale per convincere anche gli altri fratelli ebrei ad accogliere gli stranieri nel popolo di Dio senza imporre la circoncisione (At 15:6-11) ma accettando l’opera dello Spirito Santo negli incirconcisi come nei circoncisi.

Tutti coloro che avevano riposto la loro fede in Gesù Cristo, ebrei o stranieri che fossero, avevano ricevuto lo Spirito Santo a conferma che Dio li aveva accolti e li aveva salvati così com’erano, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica.

Gli ostacoli che le tradizioni umane avevano costruito erano state finalmente rimosse grazie all’opera di Gesù Cristo e dello Spirito Santo. In Gesù il Messia, finalmente, era terminata quell’inimicizia tra Ebrei e stranieri che Dio non aveva mai voluto. In Gesù il Messia, gli stranieri, benché incirconcisi, non erano più lontani, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo, ma potevano avvicinarsi e diventare parte del popolo di Dio come il Signore aveva stabilito nel suo piano meraviglioso ben prima della fondazione del mondo.

Tutto ciò è meraviglioso ed ha implicazioni pratiche anche per noi. Infatti anche io e te possiamo avvicinarci a Dio senza paura, sapendo che egli ci accoglie così come siamo, indipendentemente dalla nostra nazionalità. Dobbiamo riconoscere che gli Ebrei hanno ricevuto una rivelazione particolare da parte di Dio e sono coloro ai quali il messaggio del vangelo si è rivolto in primis, essendo Gesù il Messia a loro promesso, ma riconosciamo anche che Gesù con il suo sacrificio, dando la sua vita per ogni essere umano, ha tolto ogni dubbio sul fatto che c’è una buona notizia anche per noi stranieri, perché il Signore è, ed è sempre stato, il Dio di tutti i popoli (Romani 3:29).

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