Non vedo l’ora di rivederti Seconda lettera di Giovanni - Episodio 3

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Questo articolo è la parte 3 di 3 nella serie 2 lettera di Giovanni

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«Badate a voi stessi


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Avrei molte altre cose da scrivervi,
ma non ho voluto farlo con carta e inchiostro
perché spero di venir da voi e di parlarvi a voce,
affinché la nostra gioia sia completa.
I figli della tua eletta sorella ti salutano.

(2 Giovanni 12-13)

Avrei molte cose da scriverti,
ma non voglio farlo con inchiostro e penna.
Poiché spero di vederti presto,
e allora parleremo a voce.
La pace sia con te.
Gli amici ti salutano.
Saluta gli amici a uno a uno.

(3 Giovanni 13-15 La bibbia)
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Indice generale della serie sulla seconda lettera di Giovanni

Indice generale della serie sulla terza lettera di Giovanni

Fino a qualche anno fa si parlava di più faccia a faccia.

Poi, con l’avvento dei cellulari, abbiamo cominciato a parlarci di più utilizzando il telefono e oggi, con l’avvento degli smartphone, non ci si incontra quasi mai perché si fa tutto via email, via telefono o con i social network.

Nel mondo del lavoro, gli strumenti informatici vengono utilizzati per comunicare anche a breve distanza senza muoversi dalla propria postazione. E anche per le comunicazioni private, strumenti come Whatsapp e Facebook permettono di tenersi in contatto con chiunque senza incontrare nessuno di persona.

Eppure, nonostante il proliferare di vari mezzi di comunicazione, cosa c’è di meglio di incontrarsi di persona quando ci si vuole bene?

Giovanni chiuse in maniera simile le lettere ai destinatari della 2 Giovanni e della 3 Giovanni e dalle sue parole emerge un grande affetto che lo portava a voler incontrare di persona i destinatari delle lettere. “Non vedo l’ora di rivedervi” è il concetto che traspare dalle sue parole.

Certe cose Giovanni non voleva affidarle a inchiostro e penna ma comunicarle di persona.

Da queste parole di Giovanni emerge quella che dovrebbe essere la normalità tra persone che condividono la fede, ovvero la voglia di stare insieme, di vedersi il più presto possibile, di parlarsi a voce.

Niente può essere paragonato alla bellezza di incontrarsi, leggere, pregare, dialogare e anche discutere insieme se necessario! I credenti hanno bisogno di stare insieme, non possono e non devono accontentarsi di incontrarsi attraverso lo schermo di un computer.

Qualcuno potrebbe osservare che in fondo oggi ci si può anche vedere a distanza, quindi la situazione non è quella vissuta dall’apostolo Giovanni con i credenti a cui scriveva. Certamente è così, ma avere a che fare con persone in carne ed ossa ci permette di comunicare anche attraverso tutti quei segnali non verbali che non si riescono a percepire attraverso uno schermo. Certamente fa piacere ricevere un “Mi PIACE” su facebook ma vi sembra confrontabile con la bellezza di un abbraccio? Oppure vogliamo considerare quanto può farci bene se una persona ci sta accanto, pur restando in silenzio, quando siamo nel dolore?

Giovanni era contento di poter comunicare con i suoi fratelli anche con inchiostro e penna ma la sua gioia sarebbe stata davvero completa incontrandoli di persona. Dal vivo avrebbe potuto esprimere molto meglio tutto il suo affetto nei loro confronti e loro avrebbero potuto fare altrettanto.

Come si usava fare, le lettere di Giovanni si concludono portando i saluti anche da parte di altri credenti. I figli della tua eletta sorella in seconda Giovanni sono probabilmente i credenti di un’altra chiesa. Se la lettera era circolare, come si presume dalla mancanza di riferimenti personali, ogni chiesa mandava in questo modo i saluti alla chiesa a cui inoltrava la lettera, creando una catena di credenti che si salutano con affetto a vicenda.

A proposito di affetto, scrivendo a Gaio, nella sua terza epistola, Giovanni utilizza la bella espressione “gli amici ti salutano”. La parola “amico” è bella perché esprime un affetto particolare ed è bello quando i credenti sono anche amici tra di loro. Gli amici hanno voglia di vedersi, amano stare insieme e non si accontentano solo di scambiarsi dei messaggini. Giovanni vuole che Gaio gli saluti gli amici “ad uno ad uno” sottolineando l’importanza di ogni singolo perché gli “amici” non sono solo credenti generici ma ognuno di loro è diverso dall’altro, ognuno di loro è speciale.

In questi saluti finali Giovanni ha espresso molto bene cosa significhi “amarsi gli uni gli altri”. Non abbiamo dubbi sull’affetto che egli provava per i destinatari delle sue lettere. Egli non vedeva l’ora di rivederli.

Nel mondo di oggi dove le comunicazioni si svolgono prevalentemente a distanza, molti non sentono neanche il bisogno di partecipare agli incontri con i membri della propria chiesa.

Desideriamo ancora incontrare coloro che condividono la nostra stessa fede? O stiamo bene da soli? Se non siamo più in grado di dire con sincerità ad un fratello: “Non vedo l’ora di rivederti”, forse è opportuno che ci fermiamo un attimo a considerare a che punto è il nostro rapporto con Dio e con i nostri fratelli.

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