Oltre la tradizione Atti degli apostoli - Episodio 30

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Questo articolo è la parte 30 di 32 nella serie Atti degli apostoli

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«Un dono senza confini

La prima volta dei cristiani»


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Gli apostoli e i fratelli che si trovavano nella Giudea vennero a sapere che anche gli stranieri avevano ricevuto la Parola di Dio. E quando Pietro salì a Gerusalemme, i credenti circoncisi lo contestavano, dicendo: «Tu sei entrato in casa di uomini non circoncisi, e hai mangiato con loro!»
Allora Pietro raccontò loro le cose per ordine fin dal principio, dicendo: «Io ero nella città di Ioppe in preghiera e, rapito in estasi, ebbi una visione: un oggetto, simile a una gran tovaglia, tenuto per i quattro capi, scendeva giù dal cielo, e giunse fino a me; io, fissandolo con attenzione, lo esaminai e vidi quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. Udii anche una voce che mi diceva: “Pietro, àlzati, ammazza e mangia”. Ma io dissi: “No assolutamente, Signore; perché nulla di impuro o contaminato mi è mai entrato in bocca”. Ma la voce ribatté per la seconda volta dal cielo: “Le cose che Dio ha purificate, non farle tu impure”. E ciò accadde per tre volte, poi ogni cosa fu ritirata in cielo. In quell’istante tre uomini, mandatimi da Cesarea, si presentarono alla casa dove eravamo. Lo Spirito mi disse di andare con loro, senza farmene scrupolo. Anche questi sei fratelli vennero con me, ed entrammo in casa di quell’uomo. Egli ci raccontò come aveva visto l’angelo presentarsi in casa sua e dirgli: “Manda qualcuno a Ioppe, e fa’ venire Simone, detto anche Pietro. Egli ti parlerà di cose, per le quali sarai salvato tu e tutta la tua famiglia”. Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, esattamente come su di noi al principio. Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: “Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo”. Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?»
Allora, udite queste cose, si calmarono e glorificarono Dio, dicendo: «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche agli stranieri affinché abbiano la vita».

(Atti 11:1-18 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Le decisioni che Pietro aveva preso, quella di andare a casa di Cornelio e soprattutto quella di battezzare degli incirconcisi, non potevano passare inosservate.

La notizia era arrivata in fretta agli altri apostoli e ai fratelli della Giudea e, giunto a Gerusalemme, Pietro si trovò a difendere il proprio operato di fronte ai credenti circoncisi.

Dobbiamo tenere presente che, se leggiamo le scritture dell’antico testamento, non troveremo una legge che impedisse in senso assoluto ad un Giudeo di entrare in casa di uno straniero e di mangiare con loro. Troviamo ad esempio alcune restrizioni che esortavano i Giudei a non prendersi delle mogli straniere per il timore che queste potessero portarli verso l’idolatria, ma la legge insegnava comunque ad aver rispetto verso lo straniero, non disprezzo (vedi Es 22:21, 23:9).

Perché allora i credenti circoncisi di Gerusalemme avevano qualcosa da ridire sull’operato di Pietro? Per la stessa ragione per cui Dio dovette convincere Pietro ad andare da Cornelio attraverso una visione: la tradizione che si affiancava alla legge scritta aveva un valore molto elevato per i Giudei di quel tempo.

Dobbiamo tenere presente che nei secoli immediatamente precedenti la venuta di Gesù il giudaismo aveva affrontato il periodo ellenistico (caratterizzato dal dominio greco e della sua cultura) durante il quale si sono sviluppate figure che poi ritroviamo nei vangeli: farisei, sadducei, il sinedrio ecc.

Il gruppo dei Farisei, in particolare, aveva avuto il merito di conservare la legge di Mosè dall’ellenizzazione crescente, ma essi avevano anche innalzato la tradizione orale al punto da porla sullo stesso piano della Torah di Mosè. La reazione all’assimilazione greca li aveva spinti a sviluppare un esclusivismo ebraico di cui si trova traccia già nel loro nome che proviene dall’ebraico e aramaico parush o parushi, che significa “colui che è separato”.
Non è difficile comprendere che tra coloro dai quali ci si doveva separare potessero esserci in primis i gentili come fonte di impurità rituale.

Dal momento che i Farisei erano i maggiori esperti ed espositori della legge ebraica quando Gesù venne su questa terra, non ci dovrebbe stupire l’influenza che essi avevano su tutto il popolo giudaico. Ecco perché Gesù si trovò spesso a discutere proprio con loro a proposito del modo in cui la legge andava interpretata e più di una volta l’interpretazione di Gesù era differente dalla loro proprio perché essi erano troppo influenzati dalla loro tradizione che finiva addirittura per prevalere nei confronti della rivelazione scritta (es. Mt 15:3-6).

I discepoli di Gesù erano nati e cresciuti in quell’ambiente e la loro fede nel Dio di Israele si era sviluppata nel rispetto di quelle tradizioni, quindi non dobbiamo stupirci del fatto che Dio dovette rivelarsi in modo speciale a Pietro e accompagnarlo in quell’esperienza con Cornelio per fargli comprendere ciò che egli ha poi spiegato agli altri!

Per giustificarsi Pietro non poté fare altro che raccontare con ordine ciò che era accaduto. Raccontò quindi della visione con cui Dio lo aveva invitato a non considerare impuro ciò che Dio aveva purificato e ricordò che Dio stesso attraverso il suo Spirito Santo lo aveva convinto ad andare a Cesarea con quegli uomini senza farsi alcun scrupolo. Poi raccontò di come Cornelio aveva confermato di aver avuto una visione complementare a quella di Pietro in cui il Signore lo esortava a chiamare Pietro perché gli avrebbe parlato di cose attraverso le quali sarebbe stato salvato lui e la sua famiglia.

A quel punto nel racconto di Pietro traspare ancora una certa meraviglia per quanto era accaduto in seguito. “Avevo appena cominciato a parlare” disse Pietro, facendo intendere che probabilmente pensava di dover aggiungere ancora parecchi dettagli, magari pensava di dover argomentare per convincere Cornelio ad aderire formalmente al popolo Giudaico anche attraverso la circoncisione e accogliere quindi il Messia di Israele… Ma non c’era stato il tempo.

Dio aveva stabilito che era sufficiente ciò che Cornelio e gli altri in casa sua avevano ascoltato, e aveva sigillato la loro fede in Gesù attraverso l’azione dello Spirito Santo nella loro vita. Insomma, come Pietro sottolineò, avvenne ciò che al principio era accaduto proprio a loro, i primi convertiti, nel giorno di pentecoste.

Pietro aggiunse anche un particolare davvero illuminante: mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: “Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo”. Dalle parole di Gesù era chiaro che il battesimo con lo Spirito Santo avrebbe caratterizzato il futuro dei discepoli di Gesù e fino a quel momento Pietro, come tutti gli altri, aveva pensato che fosse una promessa per i circoncisi, ovvero per i giudei di nascita e per tutti coloro, anche stranieri, che erano diventati proseliti giudei. Ma ciò che era accaduto a casa di Cornelio dimostrava che le parole di Gesù potevano essere applicate anche agli incirconcisi!

Allora Pietro non poteva fare altro che prendere atto della volontà di Dio. Se Dio aveva dato il dono dello Spirito Santo anche agli incirconcisi, chi era lui da potersi opporre a Dio?

Insomma, Pietro aveva capito che bisognava andare oltre la tradizione e arrendersi di fronte all’evidenza, adattandosi a ciò che Dio aveva stabilito.

Possiamo immaginare Pietro mentre raccontava queste cose e indicava come testimoni i sei fratelli che erano andati con lui a casa di Cornelio i quali non potevano fare altro che annuire per confermare le parole di Pietro. E a quel punto gli altri dimostrarono grande maturità, non continuando a ribattere ma prendendo atto, a loro volta, della volontà di Dio unendosi ai loro fratelli nel ringraziamento a Dio perché aveva concesso il ravvedimento anche agli stranieri!

L’atteggiamento di Pietro e di quei primi discepoli è una grande lezione anche per noi oggi. Che lo vogliamo o no, anche noi possiamo essere influenzati dalle nostre tradizioni che possono andare oltre ciò che la parola di Dio insegna. Ma quando Dio ci mostra in maniera chiara la sua volontà, dobbiamo essere pronti a cambiare rotta, ad andare oltre la nostra tradizione, per modificare il nostro pensiero conformandoci al pensiero di Dio.

Non è sempre così facile come potrebbe sembrare. La mia esperienza mi mostra che spesso non ci rendiamo neanche conto di quanto siamo più attaccati alle nostre usanze che non alla parola di Dio e, anche quando con la bibbia, qualcuno ci mostra che le cose stanno diversamente, non siamo disposti facilmente a mettere da parte le nostre usanze. Per quanto ci riesca difficile ammetterlo, a volte non siamo poi così diversi dai Farisei del tempo di Gesù…

Non so come la pensiate voi, ma io sono sicuro che i nostri fratelli giudei del primo secolo, che magari qualcuno di noi biasimerebbe per l’attaccamento alla tradizione, di fronte alle argomentazioni di Pietro sono stati molto più pronti a modificare il loro pensiero di quanto lo saremmo noi su temi molto meno complessi e rilevanti di quello che hanno dovuto affrontare loro.

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