Oltre ogni aspettativa Atti degli apostoli - Episodio 34

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Questo articolo è la parte 34 di 38 nella serie Atti degli apostoli

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«La caduta di un “dio”

La voce dello Spirito»


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Pietro dunque era custodito nella prigione; ma fervide preghiere a Dio erano fatte per lui dalla chiesa. Nella notte che precedeva il giorno in cui Erode voleva farlo comparire, Pietro stava dormendo in mezzo a due soldati, legato con due catene; e le sentinelle davanti alla porta custodivano il carcere. Ed ecco, un angelo del Signore sopraggiunse e una luce risplendette nella cella. L’angelo, battendo il fianco a Pietro, lo svegliò, dicendo: «Àlzati, presto!» E le catene gli caddero dalle mani. L’angelo disse: «Vèstiti e mettiti i sandali». E Pietro fece così. Poi gli disse ancora: «Mettiti il mantello e seguimi». Ed egli, uscito, lo seguiva, non sapendo che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva infatti di avere una visione. Com’ebbero oltrepassata la prima e la seconda guardia, giunsero alla porta di ferro che immette in città, la quale si aprì da sé davanti a loro; uscirono e s’inoltrarono per una strada; e, all’improvviso, l’angelo si allontanò da lui.
Pietro, rientrato in sé, disse: «Ora so di sicuro che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei». Pietro dunque, consapevole della situazione, andò a casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove molti fratelli erano riuniti in preghiera. Dopo aver bussato alla porta d’ingresso, una serva di nome Rode si avvicinò per sentire chi era e, riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse dentro ad annunciare che Pietro stava davanti alla porta. Quelli le dissero: «Tu sei pazza!» Ma ella insisteva che la cosa stava così. Ed essi dicevano: «È il suo angelo». Pietro intanto continuava a bussare e, quand’ebbero aperto, lo videro e rimasero stupiti. Ma egli, con la mano, fece loro cenno di tacere e raccontò in che modo il Signore lo aveva fatto uscire dal carcere. Poi disse: «Fate sapere queste cose a Giacomo e ai fratelli». Quindi uscì e se ne andò in un altro luogo.

(Atti 12:5-17 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Quando pensiamo a Pietro e ai suoi fratelli e sorelle della chiesa del primo secolo, pensiamo a loro come persone imperturbabili, sicure di sé, inattaccabili dal dubbio, quasi infallibili nelle loro scelte e nelle loro azioni.

Questo brano ci mostra però qualcosa che dovrebbe incoraggiarci. Infatti quegli uomini e quelle donne non erano così diversi da noi e avevano le loro debolezze proprio come noi. Non è un caso se, nonostante l’importanza dell’evento miracoloso, l’autore non ci ha risparmiato alcuni momenti esilaranti e contraddittori che contribuiscono a mettere in luce la “normalità” di quelle persone.

Cominciamo da Pietro. Qualcuno potrebbe pensare che fosse ormai così abituato ai miracoli da non stupirsi neanche più della loro occorrenza.
Eppure non sembra che egli si aspettasse un miracolo quella notte… Egli sapeva che la mattina dopo Erode lo avrebbe presentato come capro espiatorio davanti al popolo giudeo e sapeva anche che Giacomo era già stato fatto uccidere da Erode, così non c’erano indizi che gli facessero pensare ad una sua prossima liberazione.

Probabilmente quella notte Pietro era comprensibilmente agitato e confuso nonostante la sua fede in Dio e quando l’angelo gli si presentò davanti egli non era abbastanza lucido da distinguere la realtà da una visione.
Forse ciò che stava accadendo ad opera dell’angelo gli sembrava troppo bello per essere vero!

Quando però Pietro si ritrovò da solo, fuori dalla prigione, il testo ci dice che rientrò in sé e realizzò che il Signore lo aveva veramente liberato! Solo a quel punto Pietro fu totalmente consapevole della situazione e ovviamente si recò subito a casa di Maria, la madre di Giovanni Marco, dove i suoi fratelli e le sue sorelle erano riuniti proprio per pregare. Era logico dare subito la buona notizia a coloro che, come il testo ci conferma, avevano pregato con fervore per lui!

Eppure quando Pietro si presentò alla porta, ci fu un’incredulità generale che ricorda un po’ quella di Tommaso quando gli altri discepoli gli avevano detto di aver visto il Signore Gesù risorto!

La scena ha anche una certa comicità con la serva Rode che, riconosciuta la voce di Pietro, invece di aprirgli, corre a dare la lieta notizia agli altri. Possiamo immaginare Pietro che rimane fuori dalla porta chiedendosi come mai non gli avesse aperto 🙂

«Tu sei pazza!» Non fu un commento gentile quello di quei credenti che stavano pregando con fervore… Non è certo il tipo di commento che ci si aspetterebbe nei confronti di una sorella in fede, vero?

Ci si potrebbe chiedere come mai, se stavano pregando per Pietro, essi non si aspettassero una risposta positiva alle loro preghiere. Ma non affrettiamoci a giudicarli e mettiamoci piuttosto nei loro panni. Poco tempo prima avevano perso il loro fratello Giacomo e non possiamo pensare che non avessero pregato anche per lui. Adesso sapevano che il giorno dopo Erode avrebbe presentato Pietro al popolo. Mancavano ormai poche ore, per quale motivo Erode lo avrebbe liberato in piena notte? Non avevano neanche pensato alla possibilità di un intervento miracoloso… Siate sinceri, voi non sareste stati un po’ pessimisti a quel punto? Perché aspettarsi la liberazione di Pietro se Giacomo era stato ucciso?

«È il suo angelo». Questo fu il massimo che potevano concedere alla donna che insisteva. Questa frase ci rivela che probabilmente pensavano addirittura che fosse morto e il suo spirito in qualche modo si stava presentando davanti a loro.

Ma poi aprirono finalmente la porta e se lo ritrovarono davanti.
Possiamo solo immaginare la scena e la gioia con tutti quei credenti a bocca aperta e Pietro che li esortava a tacere e ad ascoltare il modo in cui il Signore lo aveva fatto uscire dal carcere.

Dopo questo episodio non incontreremo più Pietro nel libro degli Atti, a parte il suo intervento importante nell’incontro di Gerusalemme descritto in Atti 15, e non dovremmo faticare troppo a comprendere il perché. Da quel momento in poi Pietro deve essere stato il ricercato numero uno a Gerusalemme e certamente non aveva più grande libertà di movimento. Pietro si recò quindi in un altro luogo, luogo che l’autore non ci rivela, forse per sicurezza nel caso in cui il testo fosse finito nelle mani sbagliate. Ma prima di andarsene invitò gli altri ad informare Giacomo, probabilmente il fratello di Gesù di cui leggiamo poi in Atti 15, e i fratelli, a testimonianza del fatto che Pietro e i rimanenti apostoli non erano certamente attaccati alla loro posizione di leadership ma si rendevano conto dell’importanza di passare già il testimone ad altri.

In conclusione, l’autore Luca avrebbe potuto evitare di raccontarci certi dettagli se avesse voluto dipingere una realtà idilliaca, ma è proprio il fatto di averci raccontato questa storia senza risparmiarci le debolezze dei protagonisti ad incoraggiarci. Quei credenti pregavano con fede ma allo stesso tempo avevano le loro perplessità che emergono chiaramente. Anche il loro comportamento di sfiducia nei confronti di Rode non è certo un esempio da seguire…

Ma il Signore li amava così com’erano e aveva risposto alle loro preghiere aldilà di ogni loro più rosea aspettativa! Quando guardiamo alle nostre debolezze, invece di buttarci giù, ricordiamoci che il nostro Dio ama anche noi così come siamo ed è pronto a benedirci e a sorprenderci proprio come aveva fatto con loro, oltre ogni aspettativa.

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One Comment

  1. Si grazie della spiegazione..meraviglioso Dio di potenza nel liberare Pietro..oltre ogni aspettativa veramente di tutta una chiesa che pregava per lui ❤

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