Padri e figli Lettera agli Efesini - Episodio 21

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Questo articolo è la parte 21 di 24 nella serie Lettera agli Efesini

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Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. Onora tuo padre e tua madre (questo è il primo comandamento con promessa) affinché tu sia felice e abbia lunga vita sulla terra.
E voi, padri, non irritate i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell’istruzione del Signore.

(Efesini 5:22-33 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sulla lettera agli Efesini

Nella società moderna diamo per scontato che un bambino abbia dei diritti e che tali diritti vadano rispettati. Ne è una conferma il fatto che la convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sia stata ratificata dalla stragrande maggioranza degli Stati del mondo.

Tra i principi fondamentali della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza si può notare l’articolo 12 che esprime il principio dell’ascolto delle opinioni del minore, ovvero “il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni”. (Fonte sito: www.unicef.it)

Ma ai tempi in cui l’apostolo Paolo scrisse questa lettera agli efesini, non si può certo dire che i diritti dei bambini fossero così tutelati e certamente la loro opinione non aveva una grande importanza. Anche leggendo i vangeli, ci si rende conto di come Gesù avesse un atteggiamento amorevole verso i bambini mentre coloro che lo circondavano, compresi i discepoli, davano a questi ultimi poca importanza.

Anche i filosofi antichi, quando esprimevano regole e codici di comportamento, normalmente davano per scontato che i figli fossero ubbidienti ai genitori, ma nei loro scritti non si trovano particolari attenzioni ai diritti del bambino.

Il fatto più eclatante di questo brano è proprio l’attenzione rivolta anche ai diritti del bambino/figlio in quella società, in cui non era cosa affatto scontata come al giorno d’oggi.

I genitori, e in particolare i padri ai quali come abbiamo visto in precedenza Dio ha affidato la responsabilità maggiore nella guida della famiglia, si aspettano ubbidienza e rispetto dai figli e questo è ciò che anche Paolo chiede ai figli in questi versi, ma, a loro volta, i genitori devono stare attenti a non irritare i propri figli. Se ci pensiamo bene, non si tratta di un’impresa banale perché da una parte essi devono istruirli e questo comporta una certa disciplina, ma allo stesso tempo il tutto deve essere fatto con amore e attenzione, non con asprezza.

Uno dei compiti principali di un padre cristiano, a cui anche Paolo si riferisce qui, è proprio insegnare ai figli come essi devono rapportarsi con Dio, ma il figlio ha bisogno di imparare più dall’esempio del padre che dalla sua imposizione. Anche essere un cattivo esempio può essere fonte di irritazione, cosa c’è infatti di più irritante di un padre incoerente?

Se non siamo buoni esempi, la sola imposizione di regole sortirà un effetto negativo sui figli. Purtroppo non sono pochi i padri cristiani che invece di attirare i figli verso il Signore sono riusciti ad allontanarli proprio perché le loro parole non andavano di pari passo con il loro comportamento.

Ovviamente anche i figli devono fare la loro parte. Il concetto secondo cui è giusto che un figlio ubbidisca ai genitori è un principio che troviamo espresso in maniera chiara già in Esodo 20:12 e qui viene ripreso da Paolo: “Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà.”

Paolo fa poi notare che questo è il primo comandamento al quale è associata una promessa, il che fa pensare che per il Signore fosse particolarmente gradita l’ubbidienza a questo comandamento. D’altra parte anche il Signore è un Padre e sa cosa significa essere disprezzato dai propri figli. Infatti, fin dal giardino dell’Eden, Dio ha sopportato la ribellione dell’uomo e sa che per un Padre non c’è cosa più brutta da sopportare di un figlio ribelle e irriconoscente. Forse proprio per questo motivo egli ha associato una meravigliosa promessa di felicità e lunga vita ai figli che mostrano particolare rispetto verso i genitori.

Noi viviamo in una società dove l’istituzione della famiglia è in profonda crisi e lo stesso individualismo che rovina il rapporto di coppia, crea problemi anche nel rapporto tra padri e figli.

Molti genitori vedono i figli come un peso e una limitazione alla propria libertà individuale piuttosto che una benedizione da parte di Dio e questo condiziona il loro atteggiamento verso i figli. A loro volta i figli non sono sempre volenterosi nel dedicare tempo ai propri genitori quando questi diventano anziani e hanno bisogno di loro e non è infrequente incontrare genitori quasi abbandonati totalmente dai figli.

Capita poi di sentire genitori che si rivolgono ai propri figli con parole offensive e non ci si stupisce se, a loro volta, molti figli si abituano a rispondere male ai genitori.

Questo brano ci insegna che c’è una mutua responsabilità tra padri e figli e, come nel rapporto tra mogli e mariti, se ognuno fa la sua parte, la probabilità di avere un rapporto soddisfacente aumenta in maniera considerevole.

È ancora possibile oggi avere delle famiglie che funzionano? Io sono convinto che sia possibile se mettiamo da parte il nostro individualismo anche nel rapporto tra padri e figli e riscopriamo questi semplici principi che Dio stesso ha indicato. D’altra parte chi meglio del nostro creatore conosce il rapporto tra padre e figlio? In fondo è Lui che ha inventato il concetto stesso di famiglia.

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