Parole parole parole

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«Alza gli occhi verso le alture, e guarda.
Dov’è che non ti sei prostituita?
Tu sedevi per le vie ad aspettare i passanti,
come fa l’Arabo nel deserto,
e hai contaminato il paese con le tue prostituzioni
e con le tue malvagità.
Perciò le grandi piogge sono state trattenute
e non c’è stata pioggia di primavera;
ma tu hai avuto una fronte da prostituta
e non hai voluto vergognarti.
Mi hai appena gridato:
“Padre mio, tu sei stato l’amico della mia giovinezza!
Egli sarà forse adirato per sempre?
Serberà forse la sua ira sino alla fine?”
Ecco, tu parli così,
ma intanto commetti tutto il male che puoi!»

(Geremia 3:2-5 La Bibbia)
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Parole parole parole… Così cantava Mina negli anni settanta rivolgendosi al suo uomo, interpretato da Alberto Lupo, che la riempiva di parole, ma che non cambiava mai il suo comportamento.

Quanto ci danno fastidio le persone che cercano di lusingarci con le parole mentre, con il loro atteggiamento, negano ciò che dicono, vero?

Questi versi tratti dal libro di Geremia ci fanno comprendere l’amore di Dio per il suo popolo e la sua delusione nel vedere che il popolo lo onorava con le labbra mentre il loro cuore continuava ad essere lontano da lui.

Il linguaggio utilizzato è davvero intenso e suscita forti emozioni. Il popolo viene paragonato ad una prostituta che va a caccia di clienti attirando i passanti per la strada. Nella bibbia, è piuttosto comune che la contaminazione spirituale venga paragonata alla prostituzione.

Il popolo teneva i piedi in due scarpe; la loro vita non rispecchiava la fede che dicevano di avere in Dio. Da una parte dicevano di credere in Dio ma dall’altra, vivevano come se Dio non ci fosse, non tenendo conto dei suoi comandamenti, ed inoltre adoravano gli idoli che essi avevano conosciuto attraverso i popoli circostanti.

Dio, da parte sua, trattenendo la pioggia, aveva cercato di riportare il popolo a sé tentando di fare capire loro che è Lui l’unico vero Dio al quale avrebbero dovuto rivolgersi per ogni necessità della loro vita. La vita stessa dipendeva solo da Lui!

Ma la risposta del popolo è quella che a volte si rileva anche oggi nella vita di molte persone, vero? Da una parte si dice di credere in Dio e si grida anche a Lui quando si ha bisogno, ma dall’altra parte si continua a vivere le proprie vite come se Dio non ci fosse.

Proprio così si stava comportando il popolo di Giuda con Dio, come una donna che si rivolge al suo uomo cercando di lusingarlo per fargli dimenticare i suoi tradimenti, ma continuando allo stesso tempo a tradirlo sfruttando ogni occasione possibile.

“Padre mio, tu sei stato l’amico della mia giovinezza! Egli sarà forse adirato per sempre? Serberà forse la sua ira sino alla fine?” quante volte ho sentito persone parlare in questo modo di Dio, mostrando la stessa fiducia mal riposta:”Dio è troppo buono, Egli mi perdonerà, Egli capisce le mie esigenze, mica vuoi che mi condanni per questo…”

“Ecco, tu parli così, ma intanto commetti tutto il male che puoi!» risponde Dio. Non sarebbero state le parole a spingere Dio a risparmiare Giuda. Non saranno le nostre parole a renderci graditi ai suoi occhi. Egli vuole un vero ravvedimento che produca un cambiamento nella nostra vita.

E noi che tipo di atteggiamento stiamo avendo con Dio? Gli diciamo parole dolci, gli offriamo dei culti, e intanto continuiamo a fare ciò che a Lui dispiace, oppure abbiamo conosciuto il vero ravvedimento nella nostra vita?

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