Pecchiamo pure, tanto c’è la grazia!

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Che diremo dunque?
Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? 
No di certo! Noi che siamo morti al peccato,
come vivremmo ancora in esso? 
O ignorate forse che tutti noi,
che siamo stati battezzati in Cristo Gesù,
siamo stati battezzati nella sua morte?
Siamo dunque stati sepolti con lui
mediante il battesimo nella sua morte,
affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti
mediante la gloria del Padre,
così anche noi camminassimo in novità di vita.

(Romani 6:1-4 – La Bibbia)

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Il concetto di grazia è uno dei concetti più belli della bibbia, ma anche uno dei più fraintesi.

L’epistola di Paolo ai Romani è proprio quella che, all’interno della bibbia, illustra in maniera particolare il principio della giustificazione per fede, dell’impossibilità dell’uomo di essere salvato se non per la grazia di Dio in Gesù Cristo. Eppure, come abbiamo letto in questi versi, l’apostolo Paolo, ispirato da Dio, sentì il bisogno di fare delle precisazioni proprio perché, fin da allora, la dottrina della grazia veniva fraintesa da molti.

Anche oggi capita di incontrare persone convinte che la grazia di Dio non sia niente altro che una licenza a fare ciò che si vuole con la certezza che Dio perdoni qualunque peccato. Per usare le parole di Paolo, “visto che la grazia abbonda, continuiamo pure a vivere nel peccato!”. Facciamo quello che vogliamo e poi chiediamo perdono: comodo ed efficace!

È una mentalità più diffusa di quanto si possa pensare. Io stesso, ricordo di aver conservato questa mentalità per un periodo della mia vita. Mi rendevo conto che continuavo a commettere sempre gli stessi peccati, senza cambiare mai. Mi sono reso conto che questo accadeva proprio perché avevo frainteso la dottrina della grazia e mi ero rassegnato a vivere una vita misera, fatta di sconfitte. Non cambiavo perché non mi interessava. Non cercavo il cambiamento perché mi faceva comodo “accontentarmi” del perdono.

Ma questi versi chiariscono che quando riponiamo la nostra fede in Dio e testimoniamo della nostra fede attraverso il battesimo (che letteralmente significa “immersione”), noi non stiamo semplicemente aderendo ad una religione, né stiamo facendo un semplice bagno nell’acqua. Stiamo piuttosto testimoniando di una realtà che ci coinvolge intimamente: l’immersione in acqua non è che rappresentazione di una immersione in Cristo, ovvero di una unione con Lui, nella sua morte e nella sua risurrezione.

Ciò significa che la morte e la risurrezione di Cristo, vengono sperimentati dal credente il quale, quando ripone la sua fede in Gesù, realizza di essere morto con Cristo e di essere quindi risorto a nuova vita. Dire che Cristo è morto per me, significa proprio che egli è morto al mio posto, e quindi è come se io fossi morto! Inoltre, come Cristo è risorto, il credente vive una vita nuova dopo la sua conversione. Per questo motivo, non ha alcun senso che un credente si rassegni a vivere in balìa dei propri peccati, confidando nel fatto che tanto Dio lo perdonerà, infatti Dio può fare molto di più di questo proprio attraverso la sua grazia: egli può trasformarci!

Quando cominciai a capire questo principio, mi resi conto che, avendo ricevuto in me una nuova vita per mezzo dello Spirito Santo, non dovevo rassegnarmi a convivere con il mio peccato, chiedendo perdono a Dio, per poi continuare allo stesso modo. Potevo invece chiedere a Dio di trasformarmi, di operare in me affinché io cambiassi e fossi in grado di non comettere sempre gli stessi peccati.

È bello vedere che Dio ha operato e continua a farlo. Non voglio che la grazia sia una scusa per continuare a vivere nel peccato, ma ringrazio il Signore perché posso sperimentare ogni giorno la sua guida. Come egli ha mostrato la sua potenza nella risurrezione di Gesù, può mostrare la sua potenza nel permettermi di condurre una nuova vita! Anche se continuerò a cadere, non ne farò una scusa per rimanere a terra. Chiederò a Dio di rialzarmi in modo che io possa fare ancora un po’ di strada e piantare la mia tenda ogni giorno più vicino alla meta.

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