Perché mi percuoti? Evangelo di Giovanni - Episodio 69

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Questo articolo è la parte 69 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«L’ora del tradimento

Il canto del gallo»


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La coorte, dunque, il tribuno e le guardie dei Giudei presero Gesù e lo legarono, e lo condussero prima da Anna, perché era suocero di Caiafa, che era sommo sacerdote di quell’anno. Ora Caiafa era quello che aveva consigliato ai Giudei esser cosa utile che un uomo solo morisse per il popolo.
(…)
Il sommo sacerdote dunque interrogò Gesù intorno ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: «Io ho parlato apertamente al mondo; ho sempre insegnato nelle sinagoghe e nel tempio, dove tutti i Giudei si radunano; e non ho detto nulla in segreto. Perché m’interroghi? Domanda a quelli che mi hanno udito, quello che ho detto loro; ecco, essi sanno le cose che ho dette».
Ma appena ebbe detto questo, una delle guardie che gli stava vicino dette uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?»
Gesù gli rispose: «Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»
Quindi Anna lo mandò legato a Caiafa, sommo sacerdote.

(Giovanni 18:12-14, 19-24 – La Bibbia)
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Gesù stava per essere giudicato di fronte alle più importanti cariche giudaiche.

Il sommo sacerdote Caiafa, qualche tempo prima, aveva affermato che sarebbe stato opportuno offrire Gesù ai Romani come capro espiatorio piuttosto che lasciare che molti giudei lo seguissero come Messia scatenando quindi l’ira di Roma che avrebbe potuto annientare l’intero popolo giudaico (Gv 11:49-52). Dal suo punto di vista Gesù era solo un impostore e quindi poteva essere sacrificato per una buona causa.

Ora erano riusciti ad arrestarlo e il loro piano stava per compiersi. Essi non si rendevano conto che, pur perseguendo i propri obiettivi, stavano assecondando un disegno ben più grande, il piano di Dio per salvare non solo il popolo di Israele ma l’intera umanità.

Anna, suocero di Caiafa, era stato sommo sacerdote prima di suo genero, come apprendiamo da documenti quali le “antichità giudaiche” di Giuseppe Flavio. È a lui che le guardie portarono Gesù prima ancora di portarlo dal sommo sacerdote in carica, dimostrando un grande rispetto nei suoi confronti.

Anna lo interrogò intorno ai suoi discepoli. Forse era preoccupato di quanti potessero essere i suoi discepoli, forse temeva che potessero creare dei disordini per liberare Gesù. Inoltre lo interrogò intorno alla sua dottrina perché probabilmente temeva che gli insegnamenti di Gesù potessero aver influenzato il popolo allontanandolo dagli insegnamenti dei capi. Forse Anna si stava chiedendo quali insegnamenti quell’impostore avesse dato ai suoi discepoli in segreto e quali conseguenze avrebbero potuto avere anche dopo la sua morte…

Anna non poteva neanche immaginare quanto le sue paure fossero fondate. Infatti gli insegnamenti di Gesù avrebbero cambiato per sempre la storia dell’umanità attraverso quei discepoli ma non per la loro pericolosità, bensì per la loro potenza divina!

Gesù non aveva insegnato nulla in segreto ma il suo ministero era stato pubblico. Egli aveva insegnato nelle sinagoghe e nel tempio e c’erano moltissime persone che avrebbero potuto testimoniare circa la sua conoscenza delle scritture, la sua coerenza, la sua dirittura morale, il suo amore per le persone. Non sarebbe stato difficile per Anna conoscerne i contenuti se solo avesse davvero voluto farlo. Gli insegnamenti di Gesù, le sue parole, erano parole di vita e avrebbero potuto trasformare anche la vita di Anna. Egli era ancora in tempo se solo avesse voluto, poteva ancora riconoscerlo come Messia se solo avesse approfondito… Ma la sua superficialità lo portava a preoccuparsi solo di difendere la propria posizione ed era pronto a far morire un innocente pur di raggiungere i propri scopi.

Le parole di Gesù erano profonde e mettevano a nudo l’ipocrisia del suo interlocutore. Invece di essere accolte, quelle parole di Gesù scatenarono la violenza della guardia che gli diede uno schiaffo. Ecco il modo in cui l’uomo reagisce quando Dio lo investiga con il suo giudizio, quando Dio mette a nudo il suo peccato!

«Così rispondi al sommo sacerdote?» disse la guardia. E Gesù avrebbe potuto rispondere: “E tu, come ti permetti di mettere le mani addosso a colui che ti ha creato?”. Invece, il divino maestro colse ancora l’occasione per impartire un insegnamento, per dare a quelle persone un’occasione per riflettere. Si rendevano conto che egli non aveva detto nulla di male? Si rendevano conto di quanto le loro accuse non avessero senso? Egli aveva solo fatto del bene a coloro che aveva incontrato e loro lo ripagavano picchiandolo?

«Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Perché mi percuoti? questa era la vera domanda a cui quella guardia avrebbe dovuto dare una risposta. Quella era la domanda che avrebbe dovuto tormentare la sua coscienza. Se avesse riflettuto, quella guardia avrebbe dovuto ammettere che stava facendo violenza su un innocente, che stava percuotendo qualcuno che non aveva fatto nulla di male. Quella domanda avrebbe dovuto fargli riconsiderare chi era davvero colui che gli stava davanti.

In fondo, quella è la domanda che Gesù pone ancora oggi ad ogni uomo… Perché mi percuoti? Perché ce l’hai tanto con me? Perché disprezzi il tuo creatore?

Se non sei un seguace di Gesù Cristo dovresti porti questa domanda, dovresti fermarti un attimo e considerare il senso della tua vita. Hai escluso Dio dalla tua vita? Perché? Pensi davvero che tutto finisca con la morte? Pensi davvero che non risponderai a Dio delle tue azioni e del tuo rifiuto di accettare ciò che Gesù ha fatto per te?

Gesù ti ha amato al punto da dare la sua vita al posto tuo. E tu, perché lo percuoti?

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