Plagiati dal mondo Libro di Daniele - Episodio 2

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Questo articolo è la parte 2 di 7 nella serie Libro di Daniele

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Il re disse ad Aspenaz, capo dei suoi eunuchi, di condurgli dei figli d’Israele, di stirpe reale o di famiglie nobili. Dovevano essere ragazzi senza difetti fisici, di bell’aspetto, dotati di ogni saggezza, istruiti e intelligenti, capaci di stare nel palazzo reale per apprendere la scrittura e la lingua dei Caldei. Il re assegnò loro una razione giornaliera dei cibi della sua tavola e dei vini che egli beveva; e ordinò di istruirli per tre anni dopo i quali sarebbero passati al servizio del re.
Tra di loro c’erano dei figli di Giuda: Daniele, Anania, Misael e Azaria; il capo degli eunuchi diede loro altri nomi: a Daniele pose nome Baltazzar; ad Anania, Sadrac; a Misael, Mesac e ad Azaria Abed-Nego.

(Daniele 1:3-7 – La Bibbia)

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Il nostro nome ci accompagna per tutta la vita. È quello che i nostri genitori hanno scelto per noi, il modo con cui gli altri ci identificheranno sempre. quindi, se qualcuno decidesse arbitrariamente di cambiarmi il nome, la cosa mi darebbe molto fastidio. Sarebbe come se qualcuno cercasse di cambiare la mia identità.

Questo è proprio ciò che è accaduto a questi ragazzi giudei sotto il regno di Nabucodonosor poco prima del 600 a.c. I loro genitori ebrei avevano scelto per loro dei nomi straordinari che esprimevano la loro fede nel Dio di Israele, l’unico vero Dio. Daniele significava “Dio è  giudice”, Anania “Jawhe è pieno di grazia” , Misael “Chi è come Dio?” e Azaria “Jahwe ha aiutato”

Quale oltraggio è stato fatto nei loro confronti sostituendo i loro bellissimi e significativi nomi ebraici con nomi che richiamavano le divinità babilonesi. Infatti Baltazzar significa “BEL protegga la sua vita”, Sadrac “AKU è esaltato”, Mesac “Chi è come AKU?” ed Abed-Nego significa “Servo di NEBO”.

Con questo gesto, Babilonia, che aveva soggiogato il regno di Giuda, stava esercitando la propria autorità nei loro confronti. Infatti, cambiare il nome è qualcosa che può fare solo qualcuno con un’autorità superiore. Dio stesso, nella bibbia, ha cambiato il nome di diversi uomini e donne proprio per sottolineare un suo intervento speciale nelle loro vite.

Babilonia scelse i migliori ragazzi adolescenti tra i deportati: nobili, senza difetti fisici, di bell’aspetto, dotati di ogni saggezza, istruiti e intelligenti. L’obiettivo era quello di fare dimenticare loro l’insegnamento ebraico per volgerli alla cultura babilonese. Erano probabilmente cresciuti studiando la legge e avevano famigliarità con la storia di Israele e con ciò che Dio aveva fatto per loro, e il loro nome lo ricordava. Ma da quel momento in poi avrebbero avuto un nome nuovo, dedicato a divinità babilonesi, e sarebbero stati immersi nella cultura e nella lingua caldea per prepararsi a servire Babilonia.

Ciò che Babilonia ha fatto nei confronti di quei ragazzi giudei mi ha fatto riflettere. In fondo il mondo cerca di fare con noi e con i nostri figli ciò che Babilonia ha fatto con quei ragazzi. Quando nasciamo, se abbiamo dei genitori credenti, ci insegnano a guardarci intorno e osservare un fatto che dovrebbe essere quasi naturale, ovvero che esistiamo perché qualcuno ci ha creati. Magari ci insegnano a relazionarci con il Creatore in attesa che possiamo davvero incontrarlo nella nostra vita.

Nel frattempo, il mondo è sempre più strutturato per insegnarci che, anche se non siamo ancora in grado di spiegare da dove siamo saltati fuori, un giorno saranno scienziati atei a spiegarcelo e che non dovremmo preoccuparcene. Ci insegna quindi a ragionare e vivere come se Dio non esistesse, a cercare di soddisfare solo noi stessi, a diventare sempre più arrivisti e competitivi…

Così, arriviamo ad un certo punto in cui ci sembra addirittura strano che possa esistere Dio perché ormai ci siamo abituati a fare a meno di lui.

Tutto nella società, dalla scuola alla pubblicità, dai cartoni animati al cinema, è ormai costruito in modo da mettere in ridicolo chi crede in Dio.  Già in molti  libri di storia delle scuole elementari, la fede in un Dio creatore è presentata come un mito che appartiene al passato, e crescendo ci troviamo sempre più circondati da un mondo che ci fa sentire strani se crediamo in Dio. Non pensate che sia reale il pericolo che corriamo? Non pensate che  il mondo stia plagiando le menti dei nostri figli al punto che per molti di loro diventi sempre più difficile credere in Dio?

Nell’enciclopedia libera Wikipedia troviamo che “il plagio è un fenomeno psicologico nel quale una persona subisce una manipolazione che ne influenza in modo determinante il comportamento e la personalità, ad esempio attraverso tecniche di persuasione e suggestione. Modifica anche la percezione di sé stessi, quasi una sostituzione definitiva dei propri pensieri con altri, diversi, che altrimenti non farebbero parte della sfera emotiva e personale dell’individuo. È un processo che se non viene interrotto in un tempo fisiologico preciso potrebbe diventare irreversibile.”

Babilonia non riuscì nel suo intento di plagiare quei ragazzi (come vedremo in altre meditazioni sul libro di Daniele) perché essi erano comunque già fermi nella fede. I loro genitori avevano fatto un buon lavoro per prepararli.

E noi stiamo facendo un buon lavoro con i nostri figli? O staremo a guardare mentre il mondo cercherà in tutti i modi di allontanare la loro mente dal Dio creatore di ogni cosa?

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