Preghiera istantanea?

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Nel mese di Nisan, il ventesimo anno del re Artaserse,
il vino stava davanti al re; io lo presi e glielo versai.
Io non ero mai stato triste in sua presenza.
Il re mi disse: «Perché hai l’aspetto triste? Eppure non sei malato;
non può essere altro che per una preoccupazione».
Allora fui colto da grande paura, e dissi al re: «Viva il re per sempre!
Come potrei non essere triste quando la città dove sono le tombe dei miei padri
è distrutta e le sue porte sono consumate dal fuoco?»
E il re mi disse: «Che cosa domandi?»
Allora io pregai il Dio del cielo
poi risposi al re: «Se ti sembra giusto e il tuo servo ha incontrato il tuo favore,
mandami in Giudea, nella città dove sono le tombe dei miei padri, perché io la ricostruisca».
Il re, che aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: «Quanto durerà il tuo viaggio? Quando ritornerai?»
La cosa piacque al re, che mi lasciò andare, e gli indicai una data.

(Neemia 2:1-6 – LA BIBBIA)
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Serie completa pensieri sul libro di Neemia

Capitolo 2
Neemia 2:1-6 Preghiera istantanea?
Neemia 2:7-9 Mentre attendi… preparati! (7 maggio 2015)
Neemia 2:11-18 Obiettivi realistici (11 maggio 2015)
Neemia 2:10,19-20 Non ti arrendere (14 maggio 2015)
Altri capitoli di Neemia Vedi indice generale libro di Neemia

Può capitare a tutti di trovarsi in situazioni che richiedono una certa reattività, situazioni in cui non abbiamo molto tempo per decidere cosa dire e, inoltre, la nostra risposta può essere decisiva.

Nel caso di Neemia, interrogato dal re, una risposta non soddisfacente poteva costargli la vita! Infatti, Neemia stava svolgendo il suo compito di coppiere, versando il vino nella coppa del re, quando il re lo interrogò circa la sua tristezza, il suo cattivo umore così visibile. Neemia fu colto da grande paura perché essere tristi davanti ad un re poteva essere interpretato come un’insoddisfazione  per  il  proprio  servizio  presso di lui. Le conseguenze sarebbero potuto essere davvero spiacevoli per Neemia.

Inoltre, sappiamo dal libro di Esdra che il re Artaserse aveva già interrotto la costruzione delle mura di Gerusalemme in precedenza. Non sembrava quindi prudente chiedere a quel medesimo re un permesso per andare a ricostruire le mura! La situazione era molto delicata.

Eppure Neemia trovò il coraggio di esprimere il motivo della sua tristezza: la sua amata città di Gerusalemme era ancora in rovina; come poteva non essere triste?

A questo punto, quando il re domandò quali erano le sue richieste, leggiamo una frase che mi ha colpito molto: “Allora io pregai il Dio del cielo;” poi risposi al re…”. Neemia era sotto pressione, incalzato da una domanda del re, eppure pregò prima di rispondere.  Ma come fece a pregare nel tempo che intercorreva tra la domanda del re e la propria risposta? Quanto durò questa preghiera?

Credo sia logico pensare ad una preghiera quasi istantanea, del tipo:“Signore, è questa l’occasione che aspettavo? Dammi tu il coraggio di parlare.”
Subito dopo, infatti, Neemia trovò il coraggio di rispondere con la sua richiesta di poter tornare in Giudea per ricostruire le mura di Gerusalemme.

A volte, come accadde a Neemia, possiamo trovarci in situazioni in cui abbiamo proprio bisogno di trovare subito la forza necessaria e non abbiamo tempo di usare molte parole nella nostra preghiera.  In quei casi, come accadde a Neemia, possiamo trovarci a pregare in maniera quasi istantanea. Questa è una cosa che può accadere, ma potremmo ritenerci soddisfatti del nostro rapporto con Dio se la nostra relazione con Lui si riducesse a preghiere di quel tipo, come se Dio fosse un distributore automatico in cui inserire una monetina al momento giusto? Non era questo il caso di Neemia.

Per Neemia le cose stavano infatti ben diversamente. La sua preghiera istantanea non era nient’altro che il coronamento di un percorso, di una preghiera cominciata alcuni mesi prima. Infatti, Neemia aveva preso a cuore la cosa e si era messo a pregare fin dal primo momento in cui era venuto a conoscenza della rovina di Gerusalemme (Vedi Neemia 1). Sono quindi passati quattro mesi da quando Neemia aveva cominciato a pregare per questo suo progetto chiedendo a Dio  di aiutarlo quando si sarebbe trovato davanti al re.

Neemia pregò per ben quattro mesi, attendendo il momento giusto per farsi avanti. Non  forzò  i  tempi,  ma  aspettò  che il  Signore  gli  desse l’occasione giusta per agire. Neemia  aveva un rapporto talmente stretto con il Signore che gli bastò poi una preghiera istantanea per avere la conferma nel suo cuore che quello era il momento di farsi avanti.

Quando conosciamo bene una persona, ci basta anche solo un’occhiata per capirci, vero? Allo stesso modo, quando c’è un canale di comunicazione aperto tra noi e Dio, quando la preghiera è un elemento costante della nostra vita, frutto di un rapporto  giornaliero con il Signore, quando i nostri progetti sono messi con costanza nelle sue mani, allora il Signore ascolterà anche le nostre preghiere istantanee, di poche parole. D’altra parte non avrebbe senso basare la nostra vita solo su preghiere frettolose fatte nel momento del bisogno, senza coltivare il nostro rapporto con Dio giorno dopo giorno. 

Da Neemia impariamo proprio che dobbiamo essere uomini e donne che hanno un rapporto stretto con Dio, coltivato giorno dopo giorno in modo da farci trovare pronti a cogliere le opportunità che il Signore ci mette davanti.  Se sarà così, ci saranno anche momenti in cui non saranno necessarie molte parole, perché l’intesa con il Signore sarà immediata.

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