Prendi la croce


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Allora Gesù disse ai suoi discepoli:
“Se uno vuol venire dietro a me,
rinunzi a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà;
ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà.
Che gioverà a un uomo se,
dopo aver guadagnato tutto il mondo,
perde poi l’anima sua?
O che darà l’uomo in cambio dell’anima sua?”

(Matteo 16:24-26 – La Bibbia)
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Gesù aveva annunciato la sua sofferenza e morte e questo aveva scatenato l’opposizione di Pietro. Dopo avere redarguito Pietro per la sua reazione,  Gesù rilanciò ancora mettendo Pietro e i suoi compagni di fronte ad un programma inaspettato: se volevano seguire il maestro, i suoi discepoli dovevano essere pronti a rinunziare a sé stessi, prendere la propria croce, e seguirlo.

Purtroppo molti fraintendono il concetto di croce pensando che corrisponda a qualche disgrazia che si abbatta sulla loro vita e dicono: “Ecco, guarda che croce mi tocca portare!”. Ma non è questo concetto popolare di croce quello a cui Gesù si riferiva. Portare la croce è una scelta volontaria di rinunciare alle soddisfazioni immediate che la vita potrebbe offrire per puntare ad un premio più duraturo. Portare la croce è una scelta di fede, non una disgrazia che ci capita addosso.

Di fronte a questa affermazione, l’uomo naturale si ribella. Che pazzia è mai questa?  Dovremmo forse rinunciare a realizzare noi stessi, i nostri sogni, per seguire Gesù?  Questo sarebbe ciò che ci propone il cristianesimo? Dovremmo rinunciare ad un tesoro tangibile per un tesoro celeste che i nostri occhi non possono nemmeno vedere? Se la croce di Gesù non era allettante, tutto questo lo è ancora meno!

Se la croce è pazzia, bisogna essere ancora più pazzi per pensare che l’individuo debba rinunciare a sé stesso per seguire Gesù.

È assurdo per l’uomo naturale pensare che una persona, in maniera volontaria, rinunci alla propria autosoddisfazione, al proprio successo personale, per gli interessi di Cristo. È assurdo, ad esempio, dedicare del tempo a parlare di Gesù agli altri o svolgere un servizio utile, se posso investire quel tempo per me stesso, per rilassarmi, per prendermi cura di me! Ho già così poco tempo libero…

Le cose di Dio e le cose degli uomini ancora una volta non collimano.

Il mondo non può fare altro che prendere per pazzi coloro che rinuncino alla loro realizzazione su questa terra per costruire qualcosa di duraturo ed eterno, ma invisibile nell’immediato. Se rinunci, ad esempio,  alla carriera per dedicare più tempo al servizio ed essere un buon marito e un buon padre, verrai biasimato per questo!

In un mondo in cui l’individuo è al centro di ogni cosa, come ci ricordano continuamente i messaggi pubblicitari (es. tutto intorno a te…la banca costruita intorno a te…perché io valgo ecc.), è difficile comprendere ed accettare il concetto espresso da Gesù secondo cui il discepolo dovrebbe  prendere una croce e seguire il suo maestro.

Eppure questa è la sfida a cui Gesù chiama i propri discepoli. Dobbiamo seguire le sue orme.

Siamo davvero pronti a farlo? Stiamo davvero rinunciando a “guadagnare il mondo” sapendo che c’è qualcosa di ben più importante che ci aspetta oltre ciò che vediamo? Quando pensiamo a coloro che hanno rinunciato a tutto pur di servire Dio essendo utili al prossimo, li consideriamo dei poveri illusi? Eppure sono loro ad aver capito dove valga davvero  la pena investire la propria vita.

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