Quando muore un uomo buono

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Il giusto muore, e nessuno vi bada;
gli uomini buoni sono tolti di mezzo,
e nessuno considera che il giusto è tolto di mezzo
per sottrarlo ai mali che sopraggiungono.
Egli entra nella pace;
quelli che hanno camminato per la retta via
riposano sui loro letti.

(Isaia 57:1-2 – La Bibbia)

Quanto a te, àlzati, va’a casa tua;
non appena avrai messo piede in città, il bambino morrà.
Tutto Israele lo piangerà e gli darà sepoltura.
Egli è infatti il solo della casa di Geroboamo
che sarà messo in una tomba,
perché è il solo nella casa di Geroboamo
in cui si sia trovato qualcosa di buono,
rispetto al SIGNORE, Dio d’Israele.

(1Re 14:12-13 – LA BIBBIA)
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Era un brav’uomo. Non è giusto che Dio se lo sia preso.

Era solo un bambino. Non aveva fatto nulla di male. Perché Dio ha permesso che morisse?

Quante volte abbiamo sentito, o ci siamo fatti noi stessi, domande di questo genere?

Non è mai piacevole parlare della morte, perché ci ricorda la nostra fragilità, la nostra precarietà.

Per quanto possiamo aver fatto delle grandi cose, o accumulato grandi tesori, prima o poi la morte arriva, senza fare tanti complimenti, e mette fine al nostro pellegrinaggio sulla terra.

Tutti muoiono, credenti e non credenti, con la sofferenza che ne deriva per coloro che rimangono. Infatti la bibbia dice che la morte è conseguenza del peccato e tutti prima o poi devono fare i conti con essa.

L’uomo è un essere straordinario, capace di concepire l’eternità, di ragionare sul concetto di infinito, cosa che nessun altro essere vivente sulla terra è in grado di fare. Queste caratteristiche sono un impronta dell’immagine di Dio in lui.

Per questo, quando l’uomo si trova davanti alla morte, la percepisce come qualcosa di estraneo. Però, non credendo in Dio e non avendo una speranza, finisce col rassegnarsi ad essa.

Dio vede le cose in maniera diversa, come ci dimostrano questi brani. Infatti Egli vede le cose dal punto di vista dell’eternità e, da quel punto di vista, morire a 1, 10 o 100 anni non fa molta differenza. Visto da una distanza infinita, qualunque numero finito, anche grande, non appare che come un punto su una retta.

Anche se la nostra ragione ci porterebbe a pensare il contrario, la morte, anche prematura, non è una punizione. Anzi, a volte può essere una benedizione, un modo che Dio utilizza per risparmiare sofferenze peggiori.

Il re Geroboamo aveva portato idolatria in Israele trascinando lontano da Dio il popolo. Così Dio gli aveva annunciato che sarebbe piombata la sventura sulla sua casa e che avrebbero fatto tutti una brutta fine.

A quel punto, venne profetizzato A Geroboamo che suo figlio Abiia, che si era ammalato, sarebbe morto. Ma a differenza di quanto penseremmo, Dio non si stava accanendo contro quel povero bambino, ma se lo stava prendendo perché era l’unico della famiglia di Geroboamo in cui Dio avesse trovato qualcosa di buono e voleva evitargli le cose terribili che sarebbero accadute in seguito.

Lo stesso principio viene ribadito nell’altro verso in cui Dio ci invita a considerare che a volte si prende gli uomini migliori per sottrarli ai mali che sopraggiungono. Ciò che a noi appare una punizione viene presentata come una benedizione per coloro che hanno camminato per la retta via, perché entrano nella pace.

Certamente quando muoiono dei bambini o delle persone buone che hanno servito Dio nella loro vita, la tristezza è tanta per noi che rimaniamo.
Ma dobbiamo ricordarci che Dio li accoglie tra le sue braccia, essi godono della pace di Dio e riposano in attesa di risorgere per non morire mai più. Ciò che sembra essere la fine è solo l’inizio!

Chissà quante cose brutte dovremo ancora vedere noi che siamo ancora qui… È per noi stessi che dovremmo piangere, più che per coloro che non sono più qui con noi. Loro hanno finito la corsa e ci stanno aspettando all’arrivo.

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4 Comments

  1. Grazie Omar, non immagini quanto in certi momenti queste riflessioni possono essere utili …pur conoscendo le promesse che Egli ha fatto , è sempre di grande incoraggiamento sentirli proprio in quei momenti che la tristezza sembra avanzare con tutti i suoi ricordi ,fermandosi a quei immutabili attimi,quando il distacco diventava realtà. Ma sentire come addirittura può essere un beneficio per evitarle altre sofferenze , allora tutto ha un nuovo sapore..tutto diventa attesa ,per quel eterno momento quando ci rivedremo nel cielo.

  2. Messaggio molto incoraggiante, è proprio in questa dimensione che Dio ci vuole portare….a un livello superiore…alla piena consapevolezza che chi è nato di nuovo è già nella vita eterna, con qualche tempo ancora da passare su questa terra a strappare anime al nemico. Dio ti benedica frate’

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