Quando ristabilirai il regno?

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Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi:
che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me
nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi».
Allora aprì loro la mente per capire le Scritture
e disse loro:
«Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto
e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno,
e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento
per il perdono dei peccati a tutte le genti,
cominciando da Gerusalemme.

(Luca 24:44-47)

Nel mio primo libro, o Teofilo,
ho parlato di tutto quello che Gesù cominciò a fare e a insegnare,
fino al giorno che fu elevato in cielo,
dopo aver dato mediante lo Spirito Santo
delle istruzioni agli apostoli che aveva scelti.
Ai quali anche, dopo che ebbe sofferto,
si presentò vivente con molte prove,
facendosi vedere da loro per quaranta giorni,
parlando delle cose relative al regno di Dio.
Trovandosi con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme,
ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre,
«la quale», egli disse, «avete udita da me.
Perché Giovanni battezzò sì con acqua,
ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni».
Quelli dunque che erano riuniti gli domandarono:
«Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?»
Egli rispose loro:
«Non spetta a voi di sapere i tempi o i momenti
che il Padre ha riservato alla propria autorità.
Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi,
e mi sarete testimoni in Gerusalemme,
e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra».

(Atti 1:1-8 – La Bibbia)
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Molti cristiani credono che dopo la venuta di Gesù non ci sia più spazio per un regno del Messia su questa terra, in Israele alla fine dei tempi. Essi credono che Israele come popolo abbia ormai esaurito il suo compito per lasciare spazio alla chiesa e che il regno di Gesù sia di natura essenzialmente spirituale in attesa del suo ritorno e della creazione di nuovi cieli e nuova terra.

I versi che abbiamo letto dovrebbero però farci riflettere. Dopo la resurrezione, Gesù ha passato ben quaranta giorni con i discepoli, un tempo durante il quale egli, utilizzando la scrittura, aprì loro la mente affinché comprendessero che,secondo le scritture, il Messia avrebbe dovuto soffrire dando la sua vita per i loro peccati e risorgere il terzo giorno. Durante quei quaranta giorni, Gesù ha potuto approfondire con loro le cose relative al regno di Dio, dando loro le istruzioni che avrebbero dovuto seguire dopo la sua ascensione.

Una domanda sorge spontanea: se il regno di Dio è ormai solo di natura spirituale ed è assurdo aspettarsi un regno del Messia in Israele alla fine dei tempi, come mai i discepoli dopo ben quaranta giorni spesi con il Signore Gesù risorto, gli chiedono: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?»

Mi ha stupito leggere che molti commentari protestanti/evangelici classici (es. Calvino, Barnes, Clarke, Mattew Henry, Jamieson-Fausset-Brown ma anche il più recente Preacher’s commentary) rispondono a questa domanda sottolineando l’insensatezza dei discepoli che non erano riusciti a comprendere la natura ormai spirituale del regno. Gesù, attraverso l’ascensione, avrebbe definitivamente fugato ogni dubbio.

Credo sia più logico esaminare la risposta di Gesù. Se i discepoli avessero detto una stupidaggine, Gesù avrebbe potuto correggerli energicamente:”Ma insomma, dopo tutte le cose che vi ho spiegato non avete ancora capito che il tempo di Israele è finito e che il mio regno è di natura diversa?”. Invece egli non li sgridò per i contenuti della loro aspettativa ma li invitò solo a considerare che i tempi sarebbero stati nelle mani di Dio e che, nel frattempo, il loro compito sarebbe stato quello di testimoniare da Gerusalemme fino alle estremità della terra.

Io ritengo che non sia accettabile liquidare la questione con espressioni come quella di Calvino che, commentando su Atti 1:6 (vedi Calvin’s Commentaries: Acts) affermò che i discepoli dopo tutto quel tempo passato con Gesù dimostravano la stessa ignoranza che avrebbero avuto se non avessero ascoltato neanche una parola, avendo ancora delle aspettative “carnali” e non essendo in grado di comprendere la vera natura del regno.

Credo invece che una lettura onesta della bibbia (l’antico testamento è pieno di profezie a riguardo) ci porti a considerare lecita la domanda degli apostoli. Sono convinto che Gesù ristabilirà il regno a Israele ma, come Gesù ha chiaramente indicato, non sta a noi speculare sulle tempistiche di tali avvenimenti, cosa che purtroppo accade molto spesso anche oggi.

Possiamo ringraziare il Signore perché i discepoli non sono rimasti con le mani in mano dopo l’ascensione, ma hanno ascoltato le istruzioni di Gesù e, attraverso la loro preziosa testimonianza dopo la Pentecoste, il vangelo è giunto fino a noi. In attesa che Gesù torni per stabilire il suo regno, osservando che la grande maggioranza di persone che vivono oggi in Israele non riconosce Gesù come Messia, non possiamo fare altro che sperare che il loro cuore si volga verso di lui, infatti il Messia Re è anche il Messia Sommo Sacerdote, lo stesso che ha offerto se stesso per i loro peccati, senza il quale non c’è salvezza per nessuno, ebreo o gentile che sia.

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