Il re sulla croce Evangelo di Giovanni - Episodio 77

Questo articolo è la parte 77 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Crocifiggilo!

La tunica divisa»


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Presero dunque Gesù; ed egli, portando la sua croce, giunse al luogo detto del Teschio, che in ebraico si chiama Golgota, dove lo crocifissero, assieme ad altri due, uno di qua, l’altro di là, e Gesù nel mezzo.
Pilato fece pure un’iscrizione e la pose sulla croce. V’era scritto: GESÙ IL NAZARENO, IL RE DEI GIUDEI. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; e l’iscrizione era in ebraico, in latino e in greco. Perciò i capi dei sacerdoti dei Giudei dicevano a Pilato: «Non lasciare scritto: “Il re dei Giudei”; ma che egli ha detto: “Io sono il re dei Giudei”». Pilato rispose: «Quello che ho scritto, ho scritto».

(Giovanni 19:17-22 – La Bibbia)
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Gesù era stato costretto a portare la sua croce fino al Golgota e poi era stato crocifisso tra due malfattori, proprio come se egli stesso fosse un malfattore.

Era giunto il momento in cui le profezie stavano per compiersi. L’Agnello Di Dio “che toglie il peccato del mondo” come aveva già compreso Giovanni Battista (Gv 1:29), stava per essere sacrificato.

Gesù aveva annunciato tempo prima il modo in cui sarebbe morto, innalzato su una croce (Gv 8:28, Gv 12:34). Come Giovanni aveva già scritto in Gv 3:14-16 “E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.”

Era proprio ciò che stava avvenendo. In Numeri 21, Dio aveva punito gli Israeliti attraverso serpenti velenosi che avevano morso e ucciso molti di loro; poi aveva ordinato che Mosè preparasse e mettesse su un’asta un serpente velenoso di bronzo. Chiunque, in seguito al morso, avesse guardato il serpente di bronzo, sarebbe restato in vita. Allo stesso modo Gesù veniva innalzato sulla croce affinché chiunque avesse guardato verso di lui, credendo in lui e nella sua opera per l’umanità, avrebbe avuto vita eterna.

Ma mentre Gesù veniva innalzato sulla croce, Pilato e i capi dei sacerdoti continuavano nel loro confronto politico. Era costume che venisse preparata un’iscrizione sulla quale si scriveva la motivazione per cui il condannato a morte subiva quella sorte. Pilato però aveva detto di non aver trovato nessuna colpa in Gesù, quindi cosa poteva far scrivere?

Pilato decise quindi di prendersi gioco dei Giudei scrivendo proprio la motivazione per cui essi glielo avevano consegnato come se fosse una minaccia verso Cesare. Egli veniva condannato come GESÙ IL NAZARENO, IL RE DEI GIUDEI. E Pilato fece in modo che l’iscrizione potesse essere letta dal maggior numero di persone facendola scrivere in ebraico, latino e greco.

I Capi dei sacerdoti ovviamente non gradirono tale iscrizione. Per loro era davvero offensivo che si affermasse che il re dei Giudei potesse venire dalla Galilea e in particolare da Nazaret (Gv 7:41-52)! Inoltre essi lo avevano rifiutato, non lo consideravano loro re come lui aveva detto ma lo consideravano un impostore. Il loro re non sarebbe mai finito sulla croce come invece Pilato stava implicitamente dichiarando.

Pilato rispose, affermando la sua autorità: «Quello che ho scritto, ho scritto». Anche in questo dettaglio possiamo vedere che al di sopra degli uomini, dei loro pensieri, agisce Dio nella sua sovranità. La discussione tra Pilato e i capi dei sacerdoti aveva un forte valore politico per entrambe le parti. Ma ciò che Pilato e quei capi dei sacerdoti non sapevano era che quella scritta non poteva essere più vera di così.

Essi non si rendevano conto di ciò che stavano facendo. Quel giorno, su quella croce, essi avevano messo davvero GESÙ IL NAZARENO, IL RE DEI GIUDEI. Colui che stavano crocifiggendo era davvero il re dei re, il Signore dei Signori (Ap 19:16) ma essi erano preoccupati solo dei loro giochi di potere!

Che Dio guidi ognuno di noi a riconoscere che era davvero il re dei Giudei, il Messia promesso ad Israele, quello che avevano crocifisso quel giorno. Che Dio ci guidi a riconoscere che, al di là delle motivazioni umane che avevano decretato la condanna di Gesù, la sua morte sulla croce stava avvenendo perché il re dei re ha scelto di dare la sua vita anche per me e per te.

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