Il segno della risurrezione Evangelo di Giovanni - Episodio 9

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Questo articolo è la parte 9 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«La gloria manifestata

Gesù può fidarsi di te?»


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La Pasqua dei Giudei era vicina e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio quelli che vendevano buoi, pecore, colombi, e i cambiavalute seduti.
Fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori dal tempio, pecore e buoi; sparpagliò il denaro dei cambiavalute, rovesciò le tavole,
e a quelli che vendevano i colombi disse: «Portate via di qui queste cose; smettete di fare della casa del Padre mio una casa di mercato».
E i suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi consuma».
I Giudei allora presero a dirgli: «Quale segno miracoloso ci mostri per fare queste cose?»
Gesù rispose loro: «Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere!»
Allora i Giudei dissero: «Quarantasei anni è durata la costruzione di questo tempio e tu lo faresti risorgere in tre giorni?»
Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando dunque fu risorto dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che egli aveva detto questo; e credettero alla Scrittura e alla parola che Gesù aveva detta.

(Giovanni 2:13-22 – La Bibbia)
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L’immagine di Gesù che questo brano ci offre non è l’immagine tipica che ci viene in mente pensando al nostro salvatore. Siamo abituati a pensare ad un Gesù che guarisce, aiuta, insegna, ma un Gesù che con una sferza di cordicelle ribalta le bancarelle dei venditori e dei cambiavalute nell’area del tempio è certamente inusuale. Perché Gesù reagì in quel modo?

Il periodo della Pasqua era un periodo di grande movimento in Gerusalemme. I pellegrini arrivavano da tutto il paese e, ai tempi di Gesù, c’erano molti Giudei che vivevano anche fuori dai confini di Israele. Essi dovevano fare un lungo viaggio per recarsi a Gerusalemme per la Pasqua come prescriveva la legge e non era molto pratico portare con sé gli animali necessari per l’offerta. Avevano quindi bisogno di acquistarli in loco. Inoltre per pagare la tassa annuale del tempio (Es 30:13-14) non erano accettate tutte le monete ma era necessario cambiare la valuta straniera in moneta locale. Per questo motivo c’erano i venditori di animali e i cambiavalute.

Vista la situazione, considerando che sia i venditori che i cambiavalute operavano in regine di monopolio in quei giorni dell’anno, viene naturale pensare che i prezzi potessero essere molto alti e anche i cambi venissero praticati a tassi decisamente iniqui. Come spesso accade anche ai giorni nostri, la devozione dei pellegrini diventava un’occasione per fare buoni affari.

La Pasqua, un momento solenne di ricordo, un momento di gioia e adorazione per tutto il popolo, diventava quindi una ghiotta occasione per fare soldi. L’aspetto spirituale diventava subordinato all’aspetto materiale. È molto probabile che sia proprio questo il motivo che ha portato Gesù ad agire in quel modo, affermando: «Portate via di qui queste cose; smettete di fare della casa del Padre mio una casa di mercato». Gesù aveva zelo per le cose di Dio e non poteva sopportare che il tempio, invece di essere luogo di adorazione, diventasse luogo di speculazione. Invece di onorare Dio, quelle cose rendevano gli affari l’aspetto più importante.

Il gesto di Gesù deve aver provocato abbastanza confusione nell’area del tempio da attirare l’attenzione di coloro che sorvegliavano quell’area e così Gesù si trovò davanti alcuni Giudei che volevano sapere con quale autorità si era permesso di fare quelle cose. Essi utilizzarono la parola “segno” (tradotta segno miracoloso nelle nostre bibbie) per indicare un elemento di prova che potesse giustificare un simile comportamento.

La risposta di Gesù li portò probabilmente a prenderlo per pazzo, motivo per il quale, nonostante il suo gesto, non procedettero neanche al suo arresto.

Infatti, il tempio a quell’epoca era il risultato di quarantasei anni di lavori di ristrutturazione e espansione del tempio precedente e, a quanto avevano capito, Gesù li stava sfidando a distruggerlo, garantendo che Lui in tre giorni lo avrebbe fatto risorgere. Ai loro occhi, come si comprende dalla loro risposta, era un’affermazione priva di senso.

Ma la risposta di Gesù, lungi dall’essere priva di senso, era una risposta che annunciava il più grande segno che egli avesse mai fatto, la sua risurrezione! Volevano un segno? Lui proponeva loro il più grande segno che avessero mai visto! Egli stava in effetti dicendo: “Volete un segno della mia autorità? Uccidetemi e io in tre giorni risorgerò!”

Giovanni, nella sua nota finale, ci informa del fatto che, quando tale segno si realizzò, dopo la risurrezione di Gesù, i suoi discepoli si ricordarono di quell’episodio e delle parole di Gesù e questo contribuì a rinforzare la loro fede, rendendoli in grado di interpretare le scritture alla luce degli eventi della morte e della risurrezione del Messia ai quali avevano assistito. Almeno per loro, il segno era stato efficace. I suoi discepoli, testimoni della risurrezione, hanno speso la loro vita affinché questa buona notizia giungesse fino a noi. Pensi che essi fossero disposti a morire per Gesù se non fossero sicuri della sua risurrezione? Io penso di no.

Anche oggi molti si chiedono perché dovrebbero credere in Gesù. Quale segno possiamo dare della sua autorità? Anche oggi, molti si prendono gioco di noi cristiani come si presero gioco di Gesù, ma la risurrezione di Gesù rimane il segno per eccellenza, il segno che ha attraversato i secoli per giungere fino a noi. Gesù è vivo, non è rimasto nella tomba dove lo avevano messo e può trasformare la tua vita ancora oggi.

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