Signore, ce l’hai con me?


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Allora Giobbe rispose e disse:
“Fino a quando mi affliggerete
e mi tormenterete con i vostri discorsi?”
Dio mi ha sbarrato la via e non posso passare,
ha coperto di tenebre il mio cammino
(…)
Egli ha allontanato da me i miei fratelli,
i miei conoscenti sono diventati degli estranei per me.
Mi hanno abbandonato i miei parenti,
gli intimi miei mi hanno dimenticato.
I miei domestici e le mie serve mi trattano come un estraneo;
ai loro occhi io sono un intruso
(…)
Perfino i bimbi mi sprezzano;
se cerco di alzarmi, mi deridono.
Tutti gli amici più stretti mi hanno in orrore,
quelli che amavo si sono rivoltati contro di me.
(…)
Pietà, pietà di me, voi, amici miei,
poiché la mano di Dio mi ha colpito.
Perché perseguitarmi come fa Dio?
Perché non siete mai sazi della mia carne?
(…)
Ma io so che il mio Redentore vive
e che alla fine si alzerà sulla polvere.
E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò a me favorevole;
lo contempleranno i miei occhi, non quelli d’un altro;
il cuore, dal desiderio, mi si consuma!

(Giobbe 19:1-2, 8, 13-15, 18-19, 21-22, 25-27 – LA BIBBIA)
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Ci sono dei momenti in cui sembra proprio che Dio si stia accanendo contro di noi. Ovunque ci voltiamo troviamo solo strade chiuse. Ci viene voglia di alzare la testa e gridare verso il cielo: “Signore, ce l’hai con me?”

A volte, persino i nostri amici, i nostri parenti, tutte le persone che ci sono vicino, sembrano non capire la nostra situazione. Invece di aiutarci, ci rendono ancora più difficile accettare ciò che stiamo passando.

Giobbe fece proprio questa esperienza. Aveva perso i beni, i figli e stava ora soffrendo anche nel suo stesso fisico. Eppure, addirittura sua moglie, la persona che avrebe dovuto essergli più vicino, non lo comprendeva. Ad un certo punto, invece di incoraggiarlo, lo aveva esortato a perdere ogni speranza:”Ma lascia stare Dio e muori!” (Gb 2:9).

“Meno male che c’erano gli amici”, direte voi…  No, neanche a parlarne.

I suoi amici con le loro parole, invece di consolarlo, lo stavano accusando, cercando di farlo sentire colpevole, rendendolo ancora più triste. Lo tormentavano con i loro discorsi.

Ecco perché Giobbe arrivò a chiedere pietà ai propri amici. Dio lo aveva colpito e loro continuavano a girare il coltello nella piaga. Giobbe non ne poteva più.

Ma, proprio nel momento in cui le cose sembravano essere peggiori che mai, Giobbe si rese conto che quel Dio che Lui aveva visto per un attimo come un nemico che lo stava perseguitando senza pietà e senza motivo sarebbe stato invece il suo redentore.

Si, stava soffrendo e avrebbe potuto morire. Ma quando tutto questo fosse accaduto, egli avrebbe visto Dio. E Dio gli sarebbe stato favorevole. E lui lo avrebbe contemplato.

Giobbe, realizzò che tutte le sofferenze che stava passando in questo mondo, sarebbero sembrate irrilevanti quando egli avrebbe varcato la soglia dell’eternità. Il ricordo di quelle cose sarebbe sbiadito per sempre di fronte alla bellezza del mondo a venire. Dio non sarebbe stato suo nemico, ma, al contrario, gli sarebbe stato favorevole.

La sofferenza fa parte dell’esperienza umana. Prima o poi tutti ci troveremo a fare i conti con essa e, un giorno, tutti dovremo affrontare anche la morte.
Ma la morte non sarà la fine di tutto. Dall’altra parte, se avremo riposto la nostra fede in Lui,  troveremo un redentore ad attenderci, non un nemico.

Non so cosa mi riserva il futuro prossimo, ma quando penso all’eternità, come Giobbe, “il cuore dal desiderio, mi si consuma!”

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