Sotto il fuoco amico Episodio 14 - Libro di Neemia

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Questo articolo è la parte 14 di 31 nella serie Libro di Neemia

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«Resisti alle malelingue!

Un’impresa di Dio»


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Io andai a casa di Semaia, figlio di Delaia, figlio di Metabeel. Or egli se ne stava rinchiuso là. E mi disse: “Troviamoci assieme nella casa di Dio, dentro il tempio; e chiudiamo le porte del tempio; perché essi verranno a ucciderti, e verranno a ucciderti di notte”. Ma io risposi: “Un uomo come me si dà forse alla fuga? Un uomo come me potrebbe entrare nel tempio e vivere? No, io non vi entrerò”. Io compresi che egli non era mandato da Dio, ma aveva pronunciato quella profezia contro di me, perché Tobia e Samballat lo avevano pagato. Lo avevano pagato per impaurirmi e spingermi ad agire a quel modo e a peccare, per avere un precedente che mi causasse una cattiva reputazione e il disonore.
O mio Dio, ricòrdati di Tobia, di Samballat, e di queste loro opere! Ricòrdati anche della profetessa Noadia e degli altri profeti che hanno cercato di spaventarmi!
(…)
In quei giorni, anche dei notabili di Giuda mandavano frequenti lettere a Tobia, e ne ricevevano da Tobia, poiché molti in Giuda gli erano legati per giuramento perché egli era genero di Secania figlio di Ara, e Iocanan, suo figlio, aveva sposato la figlia di Mesullam, figlio di Berechia.
Essi dicevano bene di lui perfino in mia presenza, e gli riferivano le mie parole. E Tobia mandava lettere per impaurirmi.

(Neemia 6:10-14, 17-19 – La bibbia)
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Serie completa pensieri sul libro di Neemia

Capitolo 6
Neemia 6:1-9 Resisti alle malelingue!
Neemia 6:10-14, 17-19 Sotto il fuoco amico
Neemia 6:15-15 Un’impresa di Dio
Altri capitoli di Neemia Vedi indice generale libro di Neemia

Il fuoco amico sta a indicare, nel gergo militare, quella situazione in cui un soldato venga a trovarsi sotto il fuoco dei propri commilitoni o alleati.

Trovarsi sotto il fuoco amico è una delle cose più spiacevoli che ci possa capitare nella nostra vita. Cosa c’è di peggio che essere bersaglio degli attacchi dei nostri amici, fratelli o compagni? Cosa c’è di peggio che essere colpito proprio dalle persone che sono più vicine a noi?

Neemia si trovò proprio nella spiacevole situazione in cui oltre a dover fronteggiare il nemico esterno, doveva guardarsi dalle persone del suo stesso popolo.

Semaia era probabilmente una persona di cui Neemia si fidava, infatti egli accettò di andare a casa sua per incontrarlo. Ma Semaia si dimostrò un falso profeta che aveva accettato di tradire Neemia dietro compenso. Egli cercò di spingerlo a scappare e a rifugiarsi nel tempio per evitare di essere ucciso.

Ma Neemia riconobbe che non poteva essere una vera parola da parte di Dio, infatti se si fosse rifugiato nel tempio per salvarsi la vita, egli avrebbe infranto la legge secondo cui solo ai sacerdoti era permesso entrare nel santuario (Nu 18:7)! Neemia comprese che Semaia, e quindi i suoi mandanti Tobia e Samballat, volevano metterlo in cattiva luce disonorandolo di fronte al popolo.

Probabilmente Semaia non era stato l’unico a vendersi al nemico, infatti Neemia nella sua preghiera cita anche la profetessa Noadia e altri profeti che avevano cercato di spaventarlo. Quanto dovette essere difficile per Neemia doversi guardare dalle stesse persone del suo popolo, soprattutto da coloro che essendo profeti avrebbero dovuto dargli una parola di conforto da parte di Dio e invece cercavano di farlo cadere!

Come abbiamo letto, persino alcuni notabili di Giuda, ovvero persone della classe dirigente che godevano di una certa considerazione tra il popolo, persone che dovevano essere vicine a Neemia come governatore, intrattenevano rapporti amichevoli con i nemici e parlavano persino bene di loro, in sua presenza. Quelle persone si erano legate ai nemici di Giuda più che a Neemia! quale delusione doveva essere tutto questo per Neemia…

Quanti di noi, al suo posto, avrebbero lasciato perdere? Valeva la pena continuare a lavorare in mezzo a persone che non solo non mostravano riconoscenza ma addirittura cercavano di metterlo in difficoltà? Se può essere difficile far fronte ai veri nemici, il fuoco amico può essere quello che spezza la nostra resistenza, che ci lascia sulle ginocchia, incapaci di proseguire. Ma Neemia ancora una volta cercò conforto in Dio e a Lui rivolse la sua preghiera chiedendogli di liberarlo da quelle persone.

Un uomo come Neemia, che temeva Dio, non poteva cadere nei tranelli che cercavano di screditarlo e non poteva perdere la testa per la delusione che provava. Egli rischiava di vanificare tutto il lavoro svolto fino a quel momento. Egli invece disse:”Un uomo come me si dà forse alla fuga? Un uomo come me potrebbe entrare nel tempio e vivere? No, io non vi entrerò”. In queste parole troviamo una fermezza di cui abbiamo bisogno anche noi. Di fronte al fuoco amico, non dobbiamo lasciare che gli attacchi personali e le critiche stronchino ciò che di buono stiamo facendo ma, anche se è dura, chiediamo a Dio di aiutarci a superare anche la delusione che le persone a noi vicine possono procurarci, per proseguire il cammino e completare il lavoro che Egli ci ha chiamato a svolgere.

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