Uno spirito afflitto


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Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà;
nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti.
Lavami da tutte le mie iniquità e purificami dal mio peccato;
poiché riconosco le mie colpe, il mio peccato è sempre davanti a me.
Ho peccato contro te, contro te solo, ho fatto ciò ch’è male agli occhi tuoi.
Perciò sei giusto quando parli, e irreprensibile quando giudichi (…)

Tu infatti non desideri sacrifici, altrimenti li offrirei, né gradisci olocausto.
Sacrificio gradito a Dio è uno spirito afflitto;
tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato.

(Salmo 51:1-4;16-17- La Bibbia)

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Davide viene ricordato come il più grande re d’Israele e come un uomo il cui cuore era stato interamente per il Signore (1Re 15:3). Alcuni, leggendo la bibbia, si stupiscono di questo, considerando che anche Davide, nella sua vita, aveva commesso peccati piuttosto gravi.

In particolare colpisce l’episodio di 2 Samuele 11, in cui Davide ebbe rapporti sessuali con Batseba, moglie di Uria l’Ittita, facendola rimanere incinta e poi, per nascondere il proprio peccato, quando si rese conto che prima o poi Uria lo avrebbe scoperto, fece in modo che quest’ultimo fosse in prima linea e venisse ucciso in battaglia. Davide pensava che nessuno avrebbe mai saputo nulla e lui avrebbe potuto prendere Batseba, ormai vedova, come propria moglie, come in effetti avvenne.

Ma Dio sapeva benissimo ciò che Davide aveva fatto e aveva mandato il suo profeta Natan per mettere Davide di fronte alle proprie responsabilità.

Questo salmo è stato scritto da Davide proprio dopo l’incontro con Natan nel quale il suo peccato veniva messo a nudo e, leggendolo, ci rendiamo conto del motivo per cui Davide, nonostante tutto, fosse un uomo secondo il cuore di Dio (At 13:22). Infatti, dopo aver ascoltato Natan, egli riconobbe il suo peccato e ne accettò le conseguenze.

Davide non fu un uomo secondo il cuore di Dio perché non peccò mai, ma perché seppe riconoscere il proprio peccato, confessandolo e accettandone le conseguenze. Egli capì come doveva rapportarsi con Dio, non negò le proprie colpe ma le confessò riconoscendo la giustizia del giudizio di Dio.

Davide comprese che non poteva fare nulla per ovviare a ciò che aveva fatto ma solo confidare nel perdono di Dio.
Le sue richieste furono precise: abbi pietà, cancella, lavami, purificami. Sono le parole di un uomo che sa di non poter patteggiare con Dio, sa di non avere nulla da offrirgli, e sa che può solo appellarsi alla bontà e alla misericordia di Dio.

Davide comprese qualcosa che molti non comprendono ancora oggi, ovvero che non è il culto esteriore a permettere ad un uomo di essere riconciliato con Dio ma uno spirito afflitto. Davide sapeva che Dio avrebbe apprezzato il suo pentimento, la sua confessione sincera, più di tanti sacrifici.

Se Dio dovesse addebitarci il nostro peccato, nessuno di noi potrebbe riuscire a pagare quel debito, ma Dio, nella sua misericordia, non disprezza un cuore abbattuto e umiliato. Anzi egli gradisce uno spirito afflitto ben più di tanti sacrifici fatti senza convinzione.

Questo è ciò che Dio richiede all’uomo peccatore anche oggi: che riconosca di essere peccatore e che sia abbastanza umile da comprendere il bisogno della grazia di Dio, non potendo fare nulla per ovviare al proprio peccato. Dio gradisce uno spirito afflitto, non disprezza un cuore abbattuto e umiliato.

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