Strappali dal fuoco! Lettera di Giuda - Episodio 9

Questo articolo è la parte 9 di 10 nella serie Libro di Giuda

Naviga nella serie

«Lo Spirito che fa la differenza

L’unico Dio»


Novità! --Scarica "Strappali dal fuoco!" come un file PDF! --


Abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio;
salvateli, strappandoli dal fuoco;
e degli altri abbiate pietà mista a timore,
odiando perfino la veste contaminata dalla carne.

(Giuda 1:22-23)
Iscriviti alla newsletter

Ricevi via email i nuovi pensieri

Serie completa pensieri sull’epistola di Giuda

Leggendo la bibbia si nota che, molte volte, quando Dio annuncia il giudizio, allo stesso tempo tende la mano per salvare, per dare ancora una possibilità, per elargire la sua misericordia.

Anche nella lettera di Giuda accade qualcosa di simile. L’argomento principale della lettera di Giuda è infatti l’esortazione a difendere la fede per evitare che elementi estranei possano contaminare la sana dottrina trasmessa dagli apostoli. È una lettera dai toni molto forti e polemici verso coloro che Giuda non esita a definire infiltrati (v.3), empi (v.4) , visionari (v.8), macchie (v.12), mormoratori (v.16), scontenti (v.16), gente sensuale che non ha lo Spirito e causa divisioni (v.19), eppure come abbiamo letto, anche in questo caso, c’è un invito ad offrire la salvezza, a fare tutto il possibile per salvare e strappare dal fuoco coloro che stanno rischiando di rimanere esclusi dal regno di Dio.

La chiesa deve certamente difendersi, conservare l’integrità, ma non deve mai smettere di tendere la mano per offrire la grazia di Dio. Sarebbe più comodo scappare, girarsi dall’altra parte, erigere barricate verso coloro che manifestano eresie, ma Giuda in queste parole ci ricorda che i cristiani devono essere pronti a mostrare pietà.

Innanzitutto la chiesa deve avere “pietà di quelli che sono nel dubbio”, di coloro che sono traballanti proprio a causa delle false dottrine, dei falsi insegnamenti ricevuti. Essi sono vittime delle false dottrine e devono essere aiutati.
Possono essere credenti deboli o giovani nella fede che si sono fatti influenzare dalle false dottrine e questo li ha destabilizzati. Possono essere anche persone particolarmente compromesse delle false dottrine, che stanno percorrendo una strada che li porta sempre più lontani da Dio, verso l’inferno. L’appello di Giuda è urgente e commovente: “salvateli, strappandoli dal fuoco”.

Non dobbiamo limitarci a condannare quelli che sono nel dubbio. Non dobbiamo abbandonare a loro stessi neanche quelli che stanno andando verso l’inferno convinti magari di essere nel giusto. Il nostro scopo finale non è quello di prevalere nella discussione ma quello di permettere ai nostri interlocutori di ravvedersi, di comprendere, di dissipare i propri dubbi, affinché possano intraprendere il giusto cammino con Dio.

Non dobbiamo dimenticare che i discepoli di Cristo non sono una casta chiusa, non sono un club in cui altri non possono entrare. Il loro scopo non è solo quello di conservare la propria fede, ma quello di proclamare la fede affinché altri possano condividerla ed essere strappati all’inferno.

La salvezza appartiene a Dio, su questo non ci sono dubbi, tuttavia Dio si compiace di utilizzare noi esseri umani per essere strumenti di annuncio della sua salvezza verso coloro che ci circondano. L’amore che Dio ha mostrato verso di noi in Cristo ci spinge ad amare il nostro prossimo. Ecco perché dovremmo mostrare misericordia verso gli altri. Altrove nell’epistola (in particolare i versi 7 e 13) Giuda ha chiaramente indicato che il destino degli empi è la dannazione eterna. Non è un buon motivo per parlare loro dell’amore di Cristo?

Tuttavia allo stesso tempo Giuda avverte ad usare prudenza. Nel tentativo di offrire la salvezza agli oppositori del vangelo occorre prestare attenzione a non lasciarsi trascinare nell’errore! Ci vuole pietà, ma pietà mista a timore. La seconda parte del verso 22 “odiando perfino la veste contaminata dalla carne” fa pensare proprio al timore di una contaminazione e ci ricorda alcune immagini dell’antico testamento come Zaccaria 3:2-4 in cui il peccato è associato agli abiti sporchi. In sostanza dobbiamo aiutare il prossimo senza lasciarci trascinare nel peccato stesso. Se ci accorgiamo che il nostro interlocutore non ha alcuna intenzione di abbandonare il peccato ma vuole anzi trascinarci nell’errore, ad un certo punto dobbiamo anche saperci tirare indietro. Ci sono situazioni in cui insistere per annunciare la salvezza a chi si oppone con false dottrine, ci porta solo a togliere del tempo all’annuncio del vangelo verso persone con un cuore meglio disposto. Il cristiano non deve lasciarsi trascinare in discussioni infinite, senza speranza, ma, deve comprendere quando è il caso di utilizzare le proprie forze per dedicarsi a cose più utili.

“Salvateli, strappandoli dal fuoco!” Questa esortazione di Giuda così accorata ci ricorda che la chiesa è chiamata ad essere luce e sale del mondo. Per farlo, non possiamo nasconderci, non possiamo restare isolati. La chiesa è un un organismo vivente che si moltiplica. È un edificio spirituale che Dio costruisce, fatto di persone e Dio vuole utilizzarci per aggiungere altre pietre viventi a questo edificio.

C’è una frase molto famosa del missionario inglese C.T. Studd che recita così: “Alcuni vogliono vivere nei pressi del suono di una campana di chiesa, ma io voglio gestire un pronto soccorso a un metro dall’inferno”. E noi, cosa vogliamo fare?

----------------------
Se vuoi avere maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo, sentiti libero di contattarmi via mail o sui social networks.
Posted in Pensieri and tagged , , .

Perché non lasci un commento? Saresti utile anche ad altri!