Tempo di mietere Evangelo di Giovanni - Episodio 16

Questo articolo è la parte 16 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Veri adoratori

Tuo figlio vive»


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In quel mentre giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che egli parlasse con una donna; eppure nessuno gli chiese: «Che cerchi?» o: «Perché discorri con lei?»
La donna lasciò dunque la sua secchia, se ne andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto; non potrebbe essere lui il Cristo?» La gente uscì dalla città e andò da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano, dicendo: «Maestro, mangia». Ma egli disse loro: «Io ho un cibo da mangiare che voi non conoscete». Perciò i discepoli si dicevano gli uni gli altri: «Forse qualcuno gli ha portato da mangiare?» Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua. Non dite voi che ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ebbene, vi dico: alzate gli occhi e guardate le campagne come già biancheggiano per la mietitura. Il mietitore riceve una ricompensa e raccoglie frutto per la vita eterna, affinché il seminatore e il mietitore si rallegrino insieme. Poiché in questo è vero il detto: “L’uno semina e l’altro miete”. Io vi ho mandati a mietere là dove voi non avete lavorato; altri hanno faticato, e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui a motivo della testimonianza resa da quella donna: «Egli mi ha detto tutto quello che ho fatto». Quando dunque i Samaritani andarono da lui, lo pregarono di trattenersi da loro; ed egli si trattenne là due giorni. E molti di più credettero a motivo della sua parola e dicevano alla donna: «Non è più a motivo di quello che tu ci hai detto, che crediamo; perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo».

(Giovanni 4:27-42 – La Bibbia)
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Ai tempi di Gesù, in Israele, era piuttosto inconsueto vedere un uomo, in particolare un rabbino, che parlava con una donna. Per questo motivo i discepoli erano sorpresi ma non osarono rivolgere domande a Gesù in proposito, d’altronde sapevano che a volte Gesù andava oltre gli usi e costumi tradizionali, se la situazione lo richiedeva. L’interesse di Gesù per quella donna era l’interesse del Salvatore per la sua creatura: ella aveva bisogno della vita eterna come chiunque altro, uomo o donna, giudeo o samaritano.

Quella donna che aveva avuto cinque mariti e che ora conviveva con un uomo che non era suo marito, forse non era la donna più virtuosa della sua città, ma in questo caso il suo comportamento fu esemplare perché ella non si vergognò di correre dagli altri ad annunciare la sua scoperta. Forse Gesù era davvero il Cristo come diceva di essere e valeva la pena andare a dirlo agli altri!

La testimonianza della donna incuriosì i suoi concittadini al punto che molti di loro erano usciti dalla città per conoscere Gesù. Guardando tutte quelle persone che si avvicinavano uscendo dalla città, Gesù pensò al raccolto di anime che lo attendeva, e questo fece passare in secondo piano il cibo. Infatti, i discepoli volevano farlo mangiare a tutti i costi, ma in quel momento per Gesù c’era qualcosa di più importante del cibo, un cibo spirituale che gli dava molta più soddisfazione, la gioia di poter annunciare il regno di Dio agli abitanti di quella città! Quello era il cibo che Gesù stava gustando, quella era la volontà del Padre, l’opera che Il padre gli aveva affidato! Mancavano quattro mesi alla mietitura del grano con cui si faceva il pane, ma quelle persone erano come grano pronto per la mietitura, pronti per ricevere il regno di Dio, per ricevere la vita eterna.

Gesù aveva rinunciato al cibo perché non vedeva l’ora di mietere frutti per la vita eterna e voleva che anche i suoi discepoli comprendessero che la gioia che sarebbe derivata dal vedere un’anima salvata era una grande ricompensa, un cibo di gran lunga migliore. Quello non era il tempo di mangiare, ma il tempo di mietere. Egli voleva che anche i suoi discepoli si unissero a lui, raccogliendo i frutti del lavoro di semina che Gesù aveva fatto. In campo spirituale c’è chi semina, c’è chi annaffia e c’è chi miete, ma tutti si rallegrano insieme perché lavorano per il medesimo Dio che fa crescere il frutto. È proprio così che dovrebbe essere anche per noi cristiani oggi: dovremmo costruire nella consapevolezza che contribuiamo tutti al medesimo edificio il cui architetto è Dio stesso.

Alla fine del brano, possiamo ben dire che la semina ha prodotto un grande frutto. A partire dalla conversazione con una donna, Gesù era riuscito a raggiungere un gran numero di persone di quella città. Infatti, dopo essere stati con Gesù per due giorni, molti abitanti di quella città riconobbero Gesù come il Salvatore del mondo. La testimonianza della donna li aveva incuriositi verso Gesù, ma l’incontro con Gesù e l’ascolto della sua Parola aveva davvero toccato i loro cuori! Non conosciamo i dettagli di ciò che Gesù disse o fece in quei due giorni ma la sua parola fu tale da convincere quelle persone che Lui era veramente il Messia, il Salvatore del Mondo!

Gesù è il Messia, il Salvatore del mondo. Sono parole significative perché nel capitolo precedente avevamo letto che Gesù aveva annunciato la nuova nascita ad un giudeo, Nicodemo. Ora stava annunciando la salvezza anche ai Samaritani con i quali i Giudei evitavano di avere relazioni. Ma Gesù è venuto proprio per tutti. Egli non è solo il salvatore di alcuni, ma è il Salvatore del mondo e può essere anche il tuo salvatore se riponi la tua fiducia in Lui. Come la Samaritana ti voglio dire che ho incontrato Il Cristo e voglio portarti da Lui ma, come accadde ai concittadini di quella donna, sono sicuro che sarà la sua parola a convincerti davvero, non la mia.

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