Tra moglie e marito Lettera agli Efesini - Episodio 20

Condividi questo articolo su:
Questo articolo è la parte 20 di 23 nella serie Lettera agli Efesini

Naviga nella serie

«Non c’è tempo da perdere

Padri e figli»


Novità! --Scarica "Tra moglie e marito" come un file PDF! --


Ma siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore; ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.
Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso. Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. Ma d’altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie, come ama se stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.

(Efesini 5:22-33 – La Bibbia)
Iscriviti alla newsletter

Ricevi via email i nuovi pensieri

Indice generale della serie sulla lettera agli Efesini

La vita comunitaria è importante per la testimonianza della chiesa verso il mondo. I credenti lodano, adorano e ringraziano Dio insieme ma soprattutto si amano gli uni gli altri. Infatti solo se c’è amore reciproco, i credenti potranno sottomettersi gli uni agli altri come Paolo stava esortando a fare.

Perché i cristiani dovrebbero sottomettersi gli uni agli altri nel timore di Cristo? Cosa vuol dire? Sottomettersi significa rinunciare ai propri desideri per accettare la volontà altrui quindi, in questo contesto, mettere gli interessi della comunità al di sopra dei propri.

In un mondo in cui ognuno cerca la propria affermazione, la sottomissione sembra un segno di debolezza ma, se pensiamo a ciò che Gesù ha fatto, ci rendiamo conto che la sottomissione volontaria non è un segno di debolezza ma un segno di grande forza! Infatti è più facile dominare e comandare che cedere il passo e accettare la volontà altrui, è più facile perseguire i propri interessi che preoccuparsi degli interessi degli altri.

Gesù ha dato il buon esempio nella sottomissione e nell’amore, sottomettendosi alla volontà del Padre per amore nostro. Inoltre, pur essendo il Signore e il maestro, egli si mise al servizio dei suoi discepoli (Gv 13:13-15).

Siccome la comunità cristiana è composta da persone in cui Dio vuole riprodurre il carattere di Cristo, è quindi normale che essi si esercitino proprio nella sottomissione e nell’amore gli uni verso gli altri, prendendo esempio dal loro Signore Gesù e mettendo da parte i propri interessi per perseguire gli interessi comuni.

I principi che regolano la vita comunitaria sono applicabili anche al rapporto tra moglie è marito. Infatti entrambi i coniugi devono fare la propria parte e devono imitare Gesù affinché il loro rapporto funzioni.

Purtroppo questi versi sono stati molto fraintesi sia da parte degli uomini, sia da parte delle donne. Gli uomini hanno infatti interpretato al contrario questi versi utilizzandoli come una scusa per umiliare la donna. Le donne, a loro volta, in epoca più recente, li hanno visti come una minaccia alla parità dei sessi e alla loro indipendenza.

Il testo però non esorta l’uomo a dominare e sottomettere la moglie e non esorta la moglie a subire le angherie del marito! Le esortazioni del testo sono invece positive per entrambi, infatti sia la moglie che il marito sono chiamati a fare qualcosa per l’altro, mettendo da parte se stessi per costruire qualcosa insieme.

In un mondo in cui le donne, come accade di frequente ancora oggi, non godevano di alcuna considerazione nella società, ciò che dovrebbe stupire nel testo è infatti l’affermazione dei diritti della donna!

Era infatti scontato, all’epoca, che la moglie facesse la sua parte rispettando il marito ma non era affatto scontato che il marito mostrasse verso la moglie un amore che Paolo paragona addirittura all’amore di Cristo per la chiesa. Che responsabilità!

Nel paragonare il rapporto tra Gesù e la chiesa al rapporto tra un marito ed una moglie, Paolo ci ricorda infatti che Gesù ha dato la sua vita per la chiesa e poi si è preso cura di lei nutrendola attraverso la sua parola e la guida dello Spirito Santo, affinché la chiesa potesse crescere in modo da essere santa e irreprensibile per unirsi a lui per l’eternità! Il marito cristiano è pronto a mettere da parte i suoi desideri, rinunciando a sé stesso per prendersi cura della moglie con il medesimo amore?

C’è poi un’altro paragone interessante che Paolo utilizza in questo brano per illustrare il rapporto di coppia. Infatti egli paragona la chiesa ad un corpo di cui Gesù è il capo. Qualunque testa che funzioni bene si prende cura del proprio corpo e non ci sono dubbi sul fatto che Gesù lo abbia fatto! Così, il marito cristiano dovrebbe prendersi cura di sua moglie con la stessa tenerezza. La tratterà come un altro se stesso, come se fosse il suo stesso corpo, carne della sua carne? Si comporterà da capo sano di mente che sappia prendersi cura del proprio corpo?

Paragonando l’uomo al capo, il Signore non umilia la donna ma mette piuttosto una grande responsabilità sulle spalle dell’uomo all’interno della famiglia perché, come un corpo in cui il capo non funzioni bene non può vivere a lungo, così un marito che non sappia assumersi la responsabilità di guida della famiglia curandosi della moglie come del suo stesso corpo, ovvero trattandola come un altro sé stesso, sarà causa di problemi per la stabilità coniugale.

Anche la moglie, però, è chiamata a fare la sua parte, a rispettare il marito sottomettendosi volontariamente, ovvero rinunciando anche lei al perseguimento dei propri interessi per mettere al centro gli interessi della coppia e della famiglia. Questo non significa che ella subirà i capricci del marito ma collaborerà aiutando il marito sul quale grava comunque la responsabilità maggiore. Infatti se l’uomo è paragonato al capo, significa che Dio gli ha dato il peso di essere la guida principale della famiglia, ma egli necessita di avere a fianco una donna che lo aiuti nel migliore dei modi a ricoprire questo difficile ruolo. Insomma il marito è il capitano della squadra ma la vittoria dipende dal contributo di tutta la squadra.

Non ci stupisce che la chiesa ami il suo salvatore Gesù e si sottometta a lui perché vuole piacergli, essendo riconoscente per ciò che egli ha fatto. Infatti quale moglie non farebbe di tutto per accontentare un marito che le vuole così bene dall’aver rinunciato a sé stesso per amor suo? Quindi un marito cristiano che si assuma le sue responsabilità di guida mostrando amore e cura per sua moglie non dovrebbe faticare ad ottenere il rispetto della moglie cristiana che, a sua volta, farà la sua parte per far funzionare il matrimonio in un clima di reciproca collaborazione che influenzerà positivamente anche gli eventuali figli.

La storia ha però dimostrato quanto sia complesso il rapporto di coppia, infatti fin da principio Adamo ed Eva si ritrovarono l’uno contro l’altra dopo il peccato. Nel mondo moderno, l’individualismo porta ad avvicinarsi all’altro per soddisfare il proprio bisogno e all’interno del matrimonio spesso i coniugi vivono come individui indipendenti che vogliono realizzare i propri desideri senza essere pronti a lavorare come una squadra. Così è sempre più difficile trovare mariti che si assumano la responsabilità di guida della famiglia e che siano disposti a rinunciare a qualcosa per amore della moglie. Allo stesso modo il desiderio di indipendenza porta molte donne a cercare la propria realizzazione personale al di fuori della famiglia relegando il marito e i figli ad un ruolo secondario.

Dio ha creato il rapporto di coppia e ha istituito il matrimonio (Genesi 2:24) ed è bello vedere che Egli usa l’unione di un uomo ed una donna come un’illustrazione dell’unione dei credenti con Cristo nella sua morte e nella sua risurrezione per costituire il suo corpo mistico, il grande mistero rivelato da Dio che sta alla base della nostra salvezza. In un certo senso, nel loro piccolo, un uomo e una donna che imparino davvero da Gesù cosa significhi amare e cosa significhi sottomettersi all’altro rinunciando alla propria indipendenza per camminare insieme, diventano una delle migliori illustrazioni dell’amore che Dio ha mostrato verso l’uomo e il loro rapporto diventa davvero la cosa più bella che Dio abbia donato agli esseri umani.

----------------------
Se vuoi avere maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo, sentiti libero di contattarmi via mail o sui social networks.
Condividi questo articolo su:
Posted in Pensieri and tagged , , , , , .

Perché non lasci un commento? Saresti utile anche ad altri!